Di TIBERIO CRIVELLARO

Via subito al dunque su “Come sorelle”, lungo racconto scritto dalla Soave (per chi non lo sa, l’autrice è nata a Soave nella provincia di Verona) Elisa Bellero al suo debutto e nientemeno pubblicata dalla E/O di Roma.

Qualcosa su di lei, prima di “cuocerla”. La Bellero, si è laureata in Lettere classiche con un percorso sul teatro greco. Un suo racconto (“La strega”) con un altro successivo ha vinto il Premio Zeno. Parte da questo successo la salita verso il suo sogno. È l’occasione buona di accendere un “fuoco”.

Si è negli anni ’30.  In un piccolo “Rio Bo” nella provincia di Verona, Ester e Teresa sono due sorelle che condividono la casa, i giochi, ma anche strani rituali a le Coste, le quali affidano i loro segreti, scritti in bigliettini,  e poi avvolti in foglie di dente di leone (da noi vengono chiamati “pissacani” – prelibati se cucinati come verdura cotta), alla Madonna nera. Tra le due c’è amore e intesa perfetta scandita nella vita contadina al paesello. Ma col tempo, Ester, comincia ad accarezzare la voglia di un futuro migliore lontano dalle sue origini.  Inevitabilmente, si prospetta un distacco da Teresa. Il vuoto tra le due, e dall’affetto, passeranno al rancore.

I confini dei sentimenti fraterni verranno oltrepassati. Scelgo un brano quale punto focale, un tratto dove una delle due sorelle (scoprite quale leggendo il libro): “Per un attimo sentii gelo dentro, non paura, ma una specie di vertigine. Mi sentii bruciare la lingua, ma non ritrattai nulla, ne cercai perdono. Non piansi ma chiusi gli occhi e abbassai la fronte a terra. Il Freddo mi trapassava come un ago. Un soffio di vento attraversò le Coste, e si spensero uno a uno i nostri ceri votivi. La Madonna nera rimase nell’oscurità, e io con Lei”.

Avevo, a inizio recensione, di “cucinare” l’autrice, nel senso scottante del dolore, non quello della Bellero, ma quello di una delle due sorelle: un vero purgatorio. Questa è la storia di una vita segnata dall’assenza. Ma di chi? “Marameo” disse in una sua poesia l’Ungà. Storia della tenacia di chi resta e accetta di attraversare il dolore. Cara Elisa Bellero, come esordiente ti firmo un sette e tre quarti, quasi otto.

Ora vado a cucinarmi la cena a base di “pissacani”. A voi, buon appetito letterario!

ELISA BELLERO

COME SORELLE

Ed. E/O

 

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