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ARCEVIA

ARCEVIA

 ARCEVIAArcevia è posta su una collina dal suggestivo nome di Monte Cischiano, propaggine della catena pre-appenninica del versante umbro-marchigiano. Poderosa è la cinta muraria (secoli XIII-XVI), percorribile in più punti, di cui rimangono alcuni torrioni e quattro porte.

Gli edifici più interessanti del centro storico sono: la barocca collegiata di San Medardo, che custodisce capolavori di Luca Signorelli, opere dei Della Robbia, Gian Battista Salvi e Claudio Ridolfi; il teatro Misa, gioiello architettonico costruito tra il 1840 e il 1845 all’interno del Palazzo dei Priori e della Chiesa di Sant’Agata; il centro culturale di San Francesco, ospitato nell’antico complesso conventuale francescano che conserva il chiostro rinascimentale e la splendida chiesa.

 ARCEVIAIl Museo archeologico statale di Arcevia raccoglie una significativa documentazione archeologica del territorio arceviese. Splendidi sono i corredi funerari gallici della necropoli gallica di Montefortino (IV sec a.c. – III sec a.c.). I nove castelli di Arcevia (Avacelli, Castiglioni, Caudino, Loretello, Montale, Nidastore, Palazzo, Piticchio, San Pietro) costituiscono una delle attrazioni principali della cittadina: si tratta di centri abitati murati di impianto tre-quattrocentesco, che hanno conservato le loro peculiarità tipologiche fino ad oggi.

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CORINALDO

CORINALDO

CORINALDOTrovandosi Corinaldo in prossimità della distrutta città romana di Suasa Senonum, la tradizione legge nel suo nome l´invocazione curre in altum (corri, fuggi verso l´alto) pronunciata dai sopravvissuti alla violenza dei barbari.

Più probabile che il toponimo indichi un “colle in alto” o una “curia di Aldo”: in quest´ultimo caso si evidenzierebbe un´origine longobarda.

Arroccato in posizione strategica tra la Marca di Ancona e lo Stato di Urbino, il borgo di Corinaldo ha il suo simbolo nelle imponenti mura rimaste praticamente intatte dal Quattrocento.

Se ne può percorrere l´intera cerchia, lunga 912 metri, con una suggestiva passeggiata guidata. Le porte, i baluardi, le torri di difesa, i merli ghibellini a coda di rondine, i camminamenti di ronda contrassegnano il paesaggio di questo raro esempio di città fortificata dove ad apparire incongrui sono i segni della modernità, come le automobili o i fili della luce.

CORINALDOPerfetto set di un film di cappa e spada, Corinaldo ha il suo centro nella Piaggia, una scalinata di cento gradini verso cui convergono le case in mattoni rossi disposte a spina di pesce.

L´ordito urbanistico della città comprende numerosi palazzi gentilizi e notevoli edifici civili e religiosi. Lo sviluppo artistico dei secoli XVII e XVIII è dovuto principalmente alla presenza di grandi personalità come il pittore Claudio Ridolfi, che a Corinaldo visse lungamente e morì, e l´organista Gaetano Antonio Callido, che qui ha lasciato due eccezionali organi a canne, uno dei quali donato al convento delle suore Benedettine dov´era monaca di clausura la figlia.

Tra gli edifici pubblici, sono da vedere il Palazzo Comunale, bell´esempio di architettura neoclassica con il lungo loggiato che dà su via del Corso, l´ex Convento degli Agostiniani, costruito nella seconda metà del Settecento e ora utilizzato come albergo, il Teatro Comunale (1861-69) intitolato a Carlo Goldoni e la Casa del Trecento, che ospita la Pro Loco ed è la più vecchia del borgo.
Le chiese rivelano tutta la spiritualità del luogo, rinforzata dalla lunga appartenenza allo Stato Pontificio.

CORINALDOLa Collegiata di San Francesco ha origini antiche (1265) ma si presenta a noi nelle forme della ricostruzione secentesca e, ancor di più, settecentesca, quando fu edificato il convento (1749) e venne innalzata la nuova chiesa (1752-59).

Il Santuario di Santa Maria Goretti, con l´ex monastero ora adibito a Pinacoteca civica e Biblioteca comunale, ingloba con fattezze settecentesche l´antica chiesa medievale di S. Nicolò. L´interno è un bell´esempio di tarda architettura barocca e custodisce numerose opere d´arte, tra cui una grande cantoria lignea che racchiude uno splendido organo di Callido del 1767.
La Chiesa del Suffragio, terminata nel 1640, fu in seguito demolita e ricostruita per essere riaperta al culto nel 1779. Conserva il dipinto di Claudio Ridolfi che era stato collocato sull´altare maggiore il giorno della prima inaugurazione, il 6 gennaio 1641.

Un altro organo di Callido si trova nella cantoria lignea sopra la porta d´ingresso della Chiesa dell´Addolorata, consacrata nel 1755.

In piazza S. Pietro il campanile è quanto resta dell´omonima chiesa, demolita nel 1870 perché pericolante. Al suo posto troneggia un grande cedro cedro dell’Himalaya, piantato, pare, da un anticlericale affinché non vi si ricostruisse un altro edificio religioso.
E ora torniamo alle mura. Il primo impatto del visitatore è con la quattrocentesca torre dello Sperone, alta 18 m. e di forma pentagonale, attribuita all´architetto senese Francesco di Giorgio Martini e più volte restaurata.
Tra le torri, spiccano anche quella dello Scorticatore (dove le mura raggiungono i 15 metri di altezza), quella del Mangano e quella del Calcinaro, che prendono il nome dalla professione che svolgeva chi vi abitava.

Dalla Rotonda, invece, che fa parte dell´aggiunta rinascimentale terminata nel 1490, proseguendo verso il giro di ronda si accede ai Landroni, un corridoio porticato derivato dalla sopraelevazione degli edifici seicenteschi lungo via del Corso. Da lì si ritorna alle mura, che inglobano alcune imponenti porte bastionate.

CORINALDOLa parte più interessante della cerchia muraria è forse quella di Porta S. Giovanni, in quanto conserva inalterati molti elementi di difesa. L´architettura militare dell´epoca presenta in questo tratto tutto il suo corredo di saettiere, archibugiere, beccatelli, piombatoi e merlature.

Girando verso il pozzo del Bargello si raggiunge la terrazza sopra l´arco della porta, da cui si può ammirare – come ha fatto il principe Carlo d´Inghilterra nel 1987 – il centro storico e la campagna sottostante, arrivando con lo sguardo fino  al Monte Conero nei giorni limpidi.

I vigneti del rinomato Verdicchio sulle colline intorno a Corinaldo danno un vino delicato, di colore paglierino tenue, dal sapore asciutto, armonico, ottimo per piatti a base di pesce. Non è ancora Doc ma promette bene il Rosso di Corinaldo. Il territorio offre anche olio extravergine di oliva, salumi, miele.

I passatelli in brodo di cappone sono una specialità della zona che deriva però dalla tradizione culinaria romagnola.

I vincisgrassi, una sorta di lasagne al forno con strati di sugo, parmigiano, pasta e besciamella, sono tipici di buona parte delle Marche.

L´oca arrosto, imbottita di salvia, rosmarino e aglio e contornata di patate tagliate a pezzi grossi, è un´esperienza da fare nei ristoranti di Corinaldo.

www.corinaldo.it

 

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FRONTINO

FRONTINO

FRONTINOIl castello di Frontino che ha respinto i Malatesta e vinto l’assalto di Giovanni delle Bande Nere è arroccato su uno sperone che domina la  valle del Mutino. Alte mura, torri, stradine e piazzette lastricate di ciottoli del torrente Mutino, fiori e piante lungo le case a schiera, gatti tranquilli accolgono il visitatore. Il silenzio, rotto solo dallo stormire di querce secolari, e l’aria leggera di montagna disegnano il quadro di un paesaggio dell’anima, dove la realtà diventa quasi fantastica, richiamando immagini di Medioevo nella torre civica, sentinella del palazzo comunale, nel torrione che presidia le mura castellane, nel nobile e quattrocentescopalazzo Vandini (oggi adibito a struttura turistica) che, in realtà, indossa lo stile dell’Umanesimo e del Rinascimento. Dagli scantinati dell’edificio partiva un camminamento sotterraneo che conduceva al mulino sottostante il borgo. Un tocco di contemporaneità è dato dalla fontana, una scultura d’acqua dell’artista torinese Franco Assetto, che qui trovò il suo luogo d’elezione e le cui opere sono conservate nel museo a lui intitolato.

Nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo è esposta una tela della scuola di Federico Barocci, il pittore urbinate più importante dopo Raffaello, rappresentante la Madonna con Bambino e i Santi Ubaldo e Francesco, del 1610. Una tela del 1616 che raffigura la Crocefissione è collocata dietro l’altare maggiore. Fresche miniature dipinte su piccole tavole del fonte battesimale sono state recentemente scoperte e restaurate.

FRONTINOIl convento di Monte Fiorentino risale per tradizione al suo fondatore San Francesco (1213). Una bolla papale del 1248 concede indulgenze ai fedeli, che contribuiscono al suo restauro. E’ uno dei conventi più grandi delle Marche, con ampi spazi interni e un grande parco. La sua struttura, posta su un verde poggio, ha subito nei corsi dei secoli restauri e ampliamenti, specialmente nel Seicento. Appartiene alla chiesa di Montefiorentino il meraviglioso Polittico del pittore veneziano Alvise Vivarini (1475), oggi esposto presso la Galleria Nazionale d’Arte di Urbino. La cappella dei conti Oliva, costruita nel 1484 su commissione del conte Carlo Oliva, è meta obbligata degli amanti dell’arte. Attribuita a Francesco De Simone Ferrucci da Fiesole, appare sulla destra, entrando in chiesa, in una luce soffusa e colpisce per il suo linguaggio raffinato e rigoroso  che riporta al gusto degli artisti toscani. E’ un’opera di grande purezza rinascimentale per le linee architettoniche e per i sarcofagi marmorei finemente scolpiti. Bellissimi i due inginocchiatoi intarsiati, realizzati da Maestro Zocchino (1493), che richiamano lo studiolo del duca di Urbino. La splendida pala d’altare su tavola, una delle opere più riuscite di Giovanni Santi, padre di Raffaello, rappresenta la Madonna con Bambino e i Santi Giorgio, Francesco, Antonio Abate e Girolamo (1489). Sono inoltre conservati qui anche un affresco con Sant’Antonio Abate, attribuito a Evangelista da Piandimeleto, un antico organo, un coro in noce secentesco e altri dipinti minori. Il piano terra del convento racchiude il chiostro ed è costituito da varie sale con volte a tutto sesto o a crociera. Presso il convento è collocata anche una raccolta di dipinti e di antichi testi graduali (canti della messa) e antifonari a stampa.

Prima di salire al borgo, sulla destra si trova il mulino di Ponte Vecchio: documentato dal 1658, anno della sua ricostruzione, è di origine trecentesca e sicuramente legato alla fondazione del castello, che riforniva di farina e pane. Dotato di torre di guardia e difesa, dopo il recente  restauro ospita il Museo del Pane.

FRONTINOIl monastero di San Girolamo fu eretto nel 1500 da don Ghisello, appartenente all’illustre famiglia Vandini, per concessione del vescovo di Montefeltro Luca Melini e con il sostegno dei duchi di Urbino. Luogo suggestivo, circondato da querce secolari, il monastero è stato recentemente restaurato dal Comune, che ne è proprietario e l’ha adibito a turismo, con alloggi, ristorazione e sale convegni. E’ costituito da chiesa, convento e una dipendenza di servizio. La chiesa a unica navata contiene cantoria e organo. La pala dell’altare maggiore su tela, dipinta da Bernardino da Longiano (1560), raffigura la Madonna con Angeli, Bambino e i Santi Girolamo e Giovanni Battista. Interessanti anche gli affreschi sulle pareti e quello nel refettorio con l’Ultima Cena che orna la parete di fondo. Nel piano superiore del monastero sono visibili le antiche celle dei monaci.

Il nome Frontino deriva da Castrum Frontini, di origine probabilmente romana. Nel VI secolo la rocca era utilizzata dai longobardi.

Dai boschi della zona proviene il tartufo nero. Al fagiolo è dedicata una sagra. Nel borgo si acquistano i prodotti da forno biologici, nelle aziende agricole i prodotti caseari e la carne bovina.

La specialità locale è il bustreng, un dolce a base di uova e latte.

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MERCATELLO SUL METAURO

MERCATELLO SUL METAURO

MERCATELLO SUL METAUROIl borgo, che fu tra i castelli più importanti dell’antica regione della Massa Trabaria, ha mantenuto nel nucleo storico parte dell’aspetto medioevale, caratterizzato da una cinta murata protetta dal solco dei due corsi d’acqua, il Metauro e il torrente Sant’Antonio.

Nella centrale piazza Garibaldi di Mercatello sul Metauro domina la Collegiata, che conserva la massa muraria della costruzione romanica, con belle finestrature gotiche e un’antica icona bizantina raffigurante la Madonna delle Grazie custodita in una preziosa teca di legno dorato e dipinto.

Il museo della Collegiata raccoglie un’ampia collezione di arredi sacri. La Chiesa di San Francesco, ubicata nell’omonima piazza, è una bellissima costruzione in stile romanico-gotico, rimaneggiata nel XV secolo.

MERCATELLO SUL METAUROVanta notevoli opere d’arte: nell’abside spiccano una tavola trecentesca del Crocifisso di Giovanni da Rimini e il monumento sepolcrale di Bartolomeo Brancaleoni, signore di Mercatello nella prima metà del XV secolo.

La zona di Mercatello è rinomata per il tartufo, sia nero che bianco, che è protagonista indiscusso della gastronomia locale.

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MONDAVIO

MONDAVIO

MONDAVIOPorta San Francesco è l’ingresso principale del borgo di Mondavio. L’ultimo varco rimasto, dei tre che si aprivano sulla cinta muraria, è ricavato nel torrione della Rocca; e già dalla rampa d’accesso è possibile ammirare le magnifiche proporzioni del mastio con la sua base scarpata. La rocca è il capolavoro di Mondavio. Voluta da Giovanni della Rovere, fu costruita tra il 1482 e il 1492 dal più grande architetto militare del tempo, il senese Francesco di Giorgio Martini, ed è ritenuta una delle massime espressioni italiane di arte delle fortificazioni. Ideata per adeguare i sistemi di difesa quattrocenteschi alle conseguenze della scoperta della polvere da sparo, questa macchina bellica in realtà non sperimentò mai il fuoco delle bombarde. Non un colpo fu ricevuto o sparato: balisticamente perfetta, è frutto di calcoli geometrici e virtuosismi architettonici.

Il rivellino è stato interrato per consentire la costruzione di Piazza Della Rovere. Sul torrione semiellittico è collocata una catapulta, mentre nel torricino trova spazio il Museo di Rievocazione Storica. Il mastio ha dieci facce e ingloba la preesistente torre quadrangolare malatestiana che è stata sopraelevata di tre piani. L’ingresso è al terzo piano; nel quarto, nella sala di rappresentanza, è stato ambientato un banchetto storico; nel quinto e ultimo piano è collocata l’armeria.

Terminata la visita al mastio, un passaggio immette in piazza Della Rovere consentendo la vista del fossato e di altre macchine d’assedio. Sulle mura castellane di nord-ovest, mimetizzato tra gli edifici, si apre l’ingresso del piccolo Teatro Apollo in stile liberty (1887), recentemente restaurato riportando a nudo gli affreschi che decorano gli interni.

Una costruzione dalle pure linee rinascimentali, palazzo Giorgi Pierfranceschi, mette in collegamento Piazza Della Rovere e Piazza del Municipio: su quest’ultima si affacciano la chiesa e il chiostro di San Francesco, le cui vicende si snodano dal 1292 al 1860, anno di soppressione del convento.

MONDAVIOLa facciata della chiesa, in cotto rosso antico, è movimentata dall’alternarsi di fasce di mattoni sporgenti e rientranti: in cotto era anche l’originario edificio cinquecentesco, in parte visibile nella sacrestia; il rinnovamento settecentesco non ha quasi intaccato la primitiva semplicità e austerità del complesso francescano. Notevole il campanile, addossato all’abside poligonale, con la sua struttura quadrangolare e la particolare copertura a pannocchia. L’interno a navata unica presenta opere interessanti, prima tra tutte la tavola sul secondo altare a sinistra raffigurante l’Immacolata Concezione, che il pittore Giuliano da Fano (al secolo Giuliano Presutti) dipinse tra il 1525 e il 1535 sotto influsso del Perugino, di cui fu allievo.

Uscendo dalla chiesa a destra s’incontra il chiostro del convento, con diciotto arcate a tutto sesto e basse volte a crociera. Al piano terra ospita il Museo Civico dove, oltre a tre preziosi incunaboli, sono da vedere un tabernacolo secentesco e, soprattutto, uno splendido ciborio ligneo della stessa epoca, realizzato da Frate Liberale da Macerata in legno di ciliegio e osso.

Si sale al primo piano del palazzo del Municipio, coevo al complesso francescano ma trasformato nel tempo (campanile e facciata sono degli anni Trenta del Novecento), per vedere l’opera forse più intrigante di Mondavio: laMadonna col Bambino di Olivuccio da Ciccarello, una piccola pala d’altare (1385) piena di tenerezza, che unisce il gusto cortese tipico del pittore all’iconografia bizantina.

MONDAVIODa Piazza del Municipio si percorre via Garibaldi per poi voltare su via Mazzini, dove a ridosso delle mura si trova la Collegiata dedicata ai santi Pietro e Paterniano, fondata nel 1444 e apprezzata per la facciata disegnata dall’architetto Bartolomeo Genga (1563). La chiesa, elevata a Collegiata nel 1741, conserva di quel periodo le pregevoli tele dell’Angelo  Custode del cremonese Giuseppe Bottani (notevoli l’angelo e il paesaggio sullo sfondo) e dei Santi Protettori di Mondavio del fanese Sebastiano Ceccarini (il borgo è raffigurato in basso a destra).

A 1,5 km da Mondavio merita di essere vista la chiesetta extraurbana di Santa Maria delle Querce, per i suoi affreschi cinquecenteschi in cui compaiono più volte i santi Sebastiano e Rocco, invocati dai fedeli contro le malattie.

La visita può prolungarsi fino al borghetto collinare di Sant’Andrea di Suasa, a una decina di km da Mondavio: un castello medievale circondato da mura, in cui i monaci benedettini radunavano e proteggevano la popolazione sparsa per le campagne.

MONDAVIOLo stemma comunale con l’immagine della colomba riprende la tradizione secondo la quale il borgo di Mondavio sarebbe sorto intorno a un convento francescano fondato su un terreno donato a San Francesco dalla famiglia Ricci. Il santo avrebbe apprezzato il luogo, per la natura e la varietà degli uccelli: da qui, il nome Mons Avium,”monte degli uccelli”.

Le principali produzioni del territorio sono: monili, gioielli e la lavorazione di pietre dure. Mentre come piatto principale si può indicare quello con i tacconi di fave: una pasta fatta con impasto di farina di grano e farina di fave.

www.comune.mondavio.pu.it

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MONDOLFO

MONDOLFO

MONDOLFOIl cuore dell’antico castello di Mondolfo è la grande piazza centrale dominata dalla Residenza municipale costruita con la torre civica in stile neogotico nel 1931, con mattoni recuperati dall’antica sede comunale distrutta dal terremoto dello stesso anno. Si tratta di un grande corpo di fabbrica in muratura faccia a vista, da cui si diramano a raggiera vicoli e scalinate nelle diverse direzioni. Accanto, la parrocchiale di Santa Giustina, già attestata nel 1290, fu ristrutturata ed eletta a Collegiata da Papa Urbano VIII nel 1635. Un successivo intervento fu realizzato nel 1739. L’interno a navata unica è tardo barocco. Nell’elegante cantoria posta sopra l’ingresso principale, c’è un organo del 1776 di Gaetano Callido, il massimo esponente della scuola organaria veneta del Settecento.

Superato il cinquecentesco palazzo Giraldi Della Rovere, si arriva allo Sferisterio, campo di gioco del pallone col bracciale, con cui ci si divertiva nelle corti rinascimentali. Oltrepassato il grande arco del Seicento, si arriva all’Oratorio di San Giovanni Decollato, una piccola chiesa che nel 1612 apparteneva alla confraternita della buona morte, i cui membri durante i riti funebri indossavano un sacco nero. L’altare di legno dorato e intagliato espone un crocefisso ritenuto miracoloso, e l’interessante tela di Salomè con la testa di San Giovanni Battista è di ignoto autore di ambito emiliano: un torbido racconto barocco con suggestioni esotiche e gusto del prezioso.

MONDOLFOPercorrendo i camminamenti lungo le mura, si arriva al belvedere da dove la vista abbraccia la marina da Marotta al Monte Conero. Dal rinascimentale palazzo Peruzzi si giunge all’ottocentesco varco di Porta Fanestre e quindi alla prima cerchia muraria, di forma ovale e databile al VI secolo nella sua parte più antica, mentre le attuali mura in laterizio sono del XV secolo.

Dagli spalti si ammira il panorama sulla campagna e le vallate circostanti. Il Bastione di Sant’Anna, costruito nella prima metà del Cinquecento in sostituzione della torre danneggiata nell’assedio del 1517, cessata la funzione militare è diventato un giardino all’italiana scandito dalle geometrie delle aiuole segnate dalle siepi in bosso e dalle rose rosse e gialle: prima lo curavano le monache di Sant’Anna che dal 1650 vivevano in clausura nel monastero non più esistente, oggi l’amministrazione comunale.

Dal Borgo Ospedaletto, luogo dell’antico ospedale per i pellegrini fuori dalle mura, si arriva alla seconda cerchia muraria, eretta nel Duecento e risistemata nel Quattrocento dal noto architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini, incaricato di realizzare un sistema difensivo omogeneo, adeguando il castello e la possente rocca all’uso delle armi da fuoco.

Porta Santa Maria (XIX secolo) è il varco da superare per raggiungere il complesso monumentale extraurbano di Sant’Agostino. L’insediamento degli agostiniani risale al 1291, ma la chiesa di Santa Maria del Soccorso si presenta in una veste tardo cinquecentesca con rimaneggiamenti interni del Settecento. La facciata del 1726 ha tre eleganti portali in arenaria con motivi decorativi di gusto rinascimentale.

MONDOLFOAll’interno, il pulpito ha un baldacchino di legno dorato, il coro è in radica di noce e i dipinti di soggetto sacro sono di maestri del Seicento marchigiano: Claudio Ridolfi è autore di una Sacra Conversazione dai toni delicati, su uno sfondo di archi e colonne, Giuliano Persciutti di unaCrocefissione di gusto coloristico veneto, e Giovan Francesco Guerrieri del Martirio dei Santi Simone e Giuda dal naturalismo caravaggesco. A fianco della chiesa, il convento degli agostiniani ha il chiostro affrescato nel Seicento e il pozzo dello stesso periodo.

A un km dal borgo, l’anima francescana del territorio è rappresentata dal convento di San Sebastiano, edificato nel 1760 sul luogo occupato da una chiesetta del 1479. Nell’attigua chiesa a croce greca, in una pala d’altare del pittore Sebastiano Ceccarini appare Mondolfo com’era nel Settecento.

MONDOLFOPoco più lontano, l’abbazia di San Gervasio di Bulgaria, fondata nel V-VI secolo, ha un impianto basilicale mutuato dalle grandi chiese di Ravenna e l’interno settecentesco. Nella cripta è custodito il più grande sarcofago ravennate delle Marche, del VI secolo, con incisi simboli cristiani, croci, corone d’alloro e due pavoni simbolo d’immortalità. Da Bisanzio ai longobardi, di qui è passata la storia più antica di Mondolfo.

L’ipotesi più accreditata è che il nome Mondolfo derivi da Montoffus, cioè Monte di Offo, il capostipite della famiglia feudale che ebbe la signoria sul castello fino all’avvento dei Malatesta. Più fantasiosa la congettura di Mons-Ophis, monte del serpente (dal greco ofis), perché la selva su cui sorgeva il borgo era piena di rettili.

La duplice anima contadina e marina del territorio si riflette nella cucina. Dal mondo agricolo arrivano ricette con protagonista un legume come la fava, e dall’Adriatico il pesce azzurro, il brodetto e i succulenti garagoj (molluschi). I sapori sono esaltati dall’olio e dal vino dei colli mondolfesi.

Gli spaghetti al sugo rosso di tonno e alici sono l’interpretazione locale del piatto tipico italiano. Da non perdere le pietanze a base di farina di fava come i “tajolini sa la fava”.

www.comune.mondolfo.pu.it

 

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STAFFOLO

STAFFOLO

STAFFOLO Staffolo, denominato il “balcone della Vallesina” per l’impareggiabile panorama, è situato su un colle in posizione intermedia tra il mare Adriatico e le montagne.
Sulla cinta muraria che conserva l’aspetto originario, spicca il torrione semicircolare detto dell’Albornoz (secolo XIV). Nella parrocchiale di Sant’Egidio sono custoditi
un prezioso polittico del XV secolo del cosiddetto “Maestro di Staffolo” e una predella lignea attribuita alla scuola di Lorenzo Lotto. La Chiesa di San Francesco risalente al XII secolo contiene numerose opere di pregio, tra cui un coro ligneo e un prezioso organo, realizzato dal celebre organaro veneto Gaetano Callido nel 1769.

STAFFOLODa non perdere è la Chiesa di Santa Maria di Castellaretta, gioiello di arte barocca, edificata come ringraziamento della vittoria della battaglia di Lepanto.
In alcuni ambienti ricavati dalla cinta muraria è ospitato il Museo del Vino e dell’Arte contadina, che rende omaggio alla vocazione vitivinicola di tutto il territorio. Annessa al Museo è l’Enoteca, dove è possibile degustare e acquistare i migliori vini prodotti nel circondario, tra cui il più tipico è il Verdicchio.
Il vino ha fatto guadagnare al paese il nome di “Colle del Verdicchio”. Tra le colture tradizionali, oltre a quella della vite, fiorente è quella dell’olivo. Staffolo rientra infatti nell’Associazione Nazionale Città dell’Olio.