MONTEFABBRI – La Geografia di Claudio Tolomeo, nato intorno al 100 dopo Cristo, egiziano di cultura greca e suddito dell’Impero Romano, ha avuto la funzione di una vera e propria bibbia del Rinascimento. All’inizio sotto forma di manoscritto e poi stampata.

Al contrario dell’opera astronomica  Almagesto, di Tolomeo , già conosciuta dal XII secolo, grazie alla traduzione in latino, la Geographia , rimane sconosciuta fino agli inizi del XV secolo. Uno studioso bizantino , Manuele Crisolora arriva a Firenze come professore  di greco e porta con se svariati manoscritti , tra i quali spicca la Geographia di Tolomeo. Con la traduzione seguente in latino, anche se imperfetta, l’opera si diffonde in tutta Europa e diventa patrimonio di ogni biblioteca.

Il manoscritto originale era privo di carte anche se in alcuni manoscritti erano presenti, forse disegnate dal greco Agatodemone nel III secolo. In seguito , le carte , in altri manoscritti aumenteranno di numero. Ma la Geographia di Tolomeo non avrebbe avuto questo sfolgorante successo se non fosse stata inventata la stampa. E proprio  stimolato dalle nuove carte, che Cristoforo Colombo maturerà il suo progetto di viaggio. Nel 1482 appare la prima edizione in lingua volgare italiano ad opera di Franceso Berlinghieri che viene dedicata al Duca di Urbino. Nella seconda metà del XVI secolo le mappe diventano sempre più precise come quelle di Gastaldi, Girolamo Ruscelli e Giovanni Antonio Magini. Tolomeo aveva rappresentato l’inizio , la scoperta, la base su cui poter costruire la nuova cartografia. Resta inalterato il valore storico e  rivoluzionario della sua Opera , superata però  prima da Gerhard Kremer ( Mercatore) nel 1578 e definitivamente dal Theatrum orbis terrarum Di Abraham Ortel ( Ortelio) del 1570 , che viene considerato il primo atlante moderno.

Quali erano in breve gli errori della Geographia di Tolomeo? Soprattutto nel definire le dimensioni delle terre continentali: una sopravvalutazione  delle dimensioni dell’Eurasia e la sottovalutazione delle dimensioni del globo terrestre. Eratostene ci era andato più vicino.

Tutti questi “difetti” però ebbero la funzione importante di fungere da stimolo per aggiustare la mira e ampliare gli aspetti iconografici anche in seguito alla scoperta di nuove terre. Se pensiamo che si tratta di vecchie dispute nell’epoca dei satelliti, ci sbagliamo. E’ proprio di questi giorni ( 4 settembre 2026 ) la notizia che L’ONU ha approvato a grande maggioranza una storica risoluzione promossa dal Togo e sostenuta dall’Unione africana  per ridisegnare la rappresentazione dell’Africa sulle mappe restituendole le sue proporzioni reali.

Sembra surreale ma ancora ci si basa sulla mappa di Mercator che,  concepita nel XVI secolo per agevolare la navigazione marittima, soffre di una forte distorsione geometrica: schiaccia le zone vicine all’equatore e ingrandisce a dismisura i territori vicini ai poli facendo apparire l’Africa  simile per dimensioni alla Groenlandia, pur essendo nella realtà circa 14 volte più grande. Unico voto contrario quello degli USA.

Il legame tra il dotto bizantino Massimo Planude (Maximos Planudes), il manoscritto greco Urbinate 82 (Codex Vaticanus Urbinas Graecus 82) e la città di Urbino rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia  della geografia e del passaggio della cultura greca classica all’ Umanesimo.Verso la fine del XIII secolo a Costantinopoli, la Geografia di Claudio Tolomeo (scienziato del II secolo d.C.) era andata quasi perduta. Il monaco e poligrafo bizantino Massimo Planude (1260–1310)  trovò un testo superstite della Geografia, privo di mappe che conteneva solo le coordinate geografiche.

Ricostruì e ridisegnò da zero le mappe . L’Urb. gr. 82 è una copia monumentale eseguita proprio a partire dal modello che Planude aveva appena ricostruito.Un grande planisfero e 26 carte regionali. L’arrivo a Firenze (circa 1397): Il manoscritto fu portato in Italia da Manuele Crisolora, di cui abbiamo già parlato . Fu acquistato dal  banchiere e mecenate Palla Strozzi, che ne finanziò la celebre traduzione dal greco al latino ad opera di Jacopo da Scarperia (la Geographia di Tolomeo). Un evento che  segnò la nascita della cartografia europea rinascimentale.

In seguito alle sfortunate vicissitudini della famiglia Strozzi, lo splendido manoscritto greco attirò l’attenzione di Federico da Montefeltro, Duca di Urbino. Grande collezionista e fondatore di una delle biblioteche più spettacolari del Rinascimento, il Duca acquisì il codice, che divenne uno dei gioielli più preziosi custoditi nel Palazzo Ducale di Urbino.

Il trasferimento in Vaticano (1657): quando il Ducato di Urbino divenne parte dello Stato della Chiesa e la dinastia dei della Rovere si estinse, l’intera e leggendaria Biblioteca Urbinate fu trasferita a Roma, confluendo nella Biblioteca Apostolica Vaticana, dove il codice si trova tuttora sotto la segnatura Urbinas Graecus 82.  L’Europa del Quattrocento non avrebbe conosciuto la cartografia scientifica basata su latitudine e longitudine senza la conoscenza della Geographia di Tolomeo. la stessa che pochi decenni dopo avrebbe guidato navigatori come Cristoforo Colombo nelle loro rotte oceaniche fino alla scoperte delle Americhe.

La regione delle Marche (storicamente nota come Marca d’Ancona o divisa tra lo Stato della Chiesa e il Ducato di Urbino) vanta una tradizione cartografica d’eccellenza. I più grandi cartografi, incisori ed editori europei del Rinascimento e del Barocco, hanno firmato carte o vedute delle città .

Girolamo Ruscelli pubblicò a Venezia nel 1561 una celebre riedizione della Geografia di Claudio Tolomeo. La carta celebre: La Tavola nuova della Marca d’Ancona (edita a partire dal 1561/1564).Caratteristiche: È una delle prime e più precise mappe “moderne” (non tolemaiche) della regione interamente incisa su rame, che mostra la fitta rete di borghi fortificati marchigiani compresi tra l’Appennino e l’Adriatico.  Georg Braun e Frans Hogenberg furono i curatori del monumentale Civitates Orbis Terrarum (Cologna, 1572-1618), l’atlante visivo delle città più importanti del mondo. Non disegnarono mappe regionali, ma spettacolari vedute prospettiche a volo d’uccello delle città marchigiane. Le carte celebri:Ancona Civitas Piceni Celeberrima (1572): una veduta dettagliatissima del porto, della cattedrale di San Ciriaco e del colle Guasco dominato dalle navi nel porto. Pesaro a volo di uccello e la doppia veduta di Urbino , che esalta la struttura geometrica del Palazzo Ducale e delle mura .Giovanni Antonio Magini (XVII secolo)Astronomo e geografo, il padre della cartografia scientifica italiana. Lavorò tutta la vita al primo grande atlante d’Italia (Italia), pubblicato postumo dal figlio nel 1620.

Le sue mappe delle Marche rimasero il punto di riferimento insuperato per oltre un secolo. Le carte celebri:Marca d’Ancona Olim Picenum (1620).Ducato di Urbino (1620). Caratteristiche: Mappe incredibilmente ricche di dettagli idrografici (fiumi, torrenti) e topografici. Per l’esattezza del posizionamento dei borghi collinari, Magini compì rilievi geometrici diretti sul territorio. Pierre Mortier (XVII – XVIII secolo)Editore e geografo olandese attivo ad Amsterdam,  si specializzò nella ripubblicazione e nel raffinamento sfarzoso delle grandi carte italiane (in particolare quelle di Joan Blaeu.

Questo ed altro si può scoprire visitando la mostra Trame Comuni che si terrà a Montefabbri dal 19 settembre al 4 di ottobre. La mostra è curata da Aldo Tenedini e Samuel Filippini. hanno collaborato Linda Giovannelli e Lorenzo Fattori . Interverrà lo storico Riccardo Paolo Uguccioni . Il musicista Antonio Donato Telesca eseguirà alcune sue composizioni.

Siete tutti invitati alla mostra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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