Di ANTONIO MASTROVINCENZO*
ANCONA – Gli ultimi dati disponibili relativi al 2024 che riguardano il lavoro sommerso e irregolare nelle Marche, evidenziano una situazione preoccupante: la nostra regione è al secondo posto per incidenza di irregolarità, con un numero nettamente superiore al valore medio nazione (69,8%), si riscontrano irregolarità in circa 8 aziende su 10.
Le violazioni riscontrate su contratto di lavoro, orari, norme sulla sicurezza, riguardano 6.600 lavoratori, il 31,6%, le attività di controllo hanno portato alla scoperta di 563 lavoratori in nero e 808 vittime di caporalato; il lavoro sommerso e non regolare è concentrato nei settori dell’agricoltura, delle costruzioni, del turismo/servizi, spesso collegato al fenomeno del precariato e ai contratti di breve durata.
E’ indispensabile dunque mettere in atto misure concrete per contrastare questo fenomeno: riconoscere benefici di legge solo alle imprese che dimostrino di essere in regola con gli obblighi di legge in materia previdenziale e che applichino ai lavoratori i contratti collettivi; approfondire l’analisi del fenomeno nel nostro territorio; incentivare forme di emersione tramite azioni con il coinvolgimento delle parti sociali e la cooperazione tra soggetti istituzionali; promuovere azioni di sistema attraverso la realizzazione di sportelli informativi, attività di tutoraggio, consulenza; attuare interventi formativi e informativi a favore dei soggetti pubblici e privati sugli effetti del lavoro sommerso e dell’economia sommersa, diffondendo la cultura della legalità; attivare azioni specifiche negli ambiti della prevenzione e della vigilanza e contrasto del fenomeno.
Sono tutti interventi già previsti, tra l’altro, dalla Legge regionale n.2 del 2005 “Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro” e dal Piano regionale per le politiche attive del lavoro triennio 2024-2026, approvato all’unanimità dal Consiglio regionale: basterebbe attivarli. Per questo ho presentato una interrogazione, la Giunta Acquaroli deve fare molto di più su questo tema.
La qualità del lavoro e la legalità vanno sempre tutelati, rafforzando equità, dignità e giustizia sociale: l’emersione del lavoro irregolare, in questo senso, deve essere quindi una priorità fondamentale.
*Consigliere regionale
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