ANCONA – Sono oltre 11.500 i beni immobili pubblici dei Comuni marchigiani che oggi risultano non utilizzati o inutilizzabili. Un patrimonio diffuso che comprende abitazioni, edifici scolastici, uffici, locali commerciali, impianti sportivi e fabbricati produttivi e che rappresenta una straordinaria occasione di rigenerazione urbana e sviluppo economico per la regione. È quanto emerge da un’elaborazione del Centro Studi CNA Marche sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, presentata in occasione della diffusione della ricerca nazionale realizzata da Nomisma per CNA Costruzioni sul patrimonio immobiliare pubblico disponibile nel Paese.
Il dato nazionale parla di oltre 227 mila immobili pubblici inutilizzati o inutilizzabili per una superficie complessiva di 40,2 milioni di metri quadrati. Un patrimonio enorme che, se recuperato e valorizzato, potrebbe generare nuovi servizi per i cittadini, opportunità economiche e occupazione per migliaia di imprese.
A giocare un ruolo decisivo sono soprattutto i Comuni, proprietari del 53,8 per cento delle unità censite e di oltre la metà della superficie complessiva. Una centralità che trova piena conferma anche nelle Marche, dove il patrimonio pubblico locale rappresenta una risorsa ancora largamente inespressa.
Secondo una elaborazione del Centro Studi CNA Marche sui dati del MEF, nel 2023 i Comuni marchigiani risultavano proprietari di oltre 76 mila beni immobili tra fabbricati e terreni. Di questi, il 12,3 per cento risulta non utilizzato e il 2,1 per cento inutilizzabile. In termini assoluti si tratta di oltre 11.500 beni che oggi non producono valore economico o sociale per i territori.
Tra gli immobili comunali oggi inutilizzati figurano 581 abitazioni, 348 magazzini e locali di deposito, 173 tra box, rimesse e cantine, 113 locali commerciali, 108 uffici, 69 edifici scolastici, 53 immobili destinati ad attività produttive e 38 impianti sportivi. A questi si aggiungono numerosi terreni agricoli, urbani e boschivi.
Un patrimonio rilevante in una regione che, secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, occupa l’undicesimo posto in Italia per valore del patrimonio immobiliare pubblico e che registra uno dei livelli più elevati di adempimento nella rilevazione dei dati patrimoniali.
Per CNA Marche la sfida consiste ora nel trasformare questa ricognizione statistica in una concreta politica di sviluppo territoriale.
«I dati nazionali e quelli marchigiani raccontano la stessa realtà: esiste un patrimonio pubblico vastissimo che oggi non viene utilizzato o che necessita di interventi per tornare a svolgere una funzione per le comunità – afferma il segretario CNA Marche Moreno Bordoni – parliamo di edifici, abitazioni, scuole, strutture sportive e immobili produttivi che potrebbero contribuire a dare risposte all’emergenza abitativa, alla riqualificazione dei centri urbani e alla domanda di nuovi servizi. Recuperare questi beni significa anche creare occasioni di lavoro per le imprese del territorio e generare investimenti diffusi, specialmente nelle aree interne e nei piccoli comuni».
La ricerca Nomisma evidenzia inoltre come oltre il 76 per cento delle unità immobiliari censite abbia una superficie inferiore ai 100 metri quadrati. Una caratteristica che rende particolarmente accessibili gli interventi alle micro e piccole imprese dell’edilizia e dell’impiantistica.
«La rigenerazione del patrimonio pubblico inutilizzato può diventare uno dei grandi cantieri di sviluppo dei prossimi anni – sottolinea il presidente CNA Costruzioni Marche, Giampiero Cardinali – le nostre imprese possiedono competenze tecniche avanzate nella riqualificazione edilizia, nell’efficientamento energetico, nella manutenzione e nella gestione degli immobili. Per valorizzare questa opportunità occorrono però procedure semplici, progetti sostenibili e strumenti che consentano anche alle piccole imprese di partecipare, singolarmente o in forma aggregata, ai processi di recupero. È una scelta che produce benefici economici, ambientali e sociali, evitando nuovo consumo di suolo e riportando vita in immobili oggi abbandonati».
Un esempio positivo arriva dal patrimonio immobiliare delle Università marchigiane, che possiedono 338 fabbricati e 857 terreni. In questo caso le quote di inutilizzo risultano significativamente inferiori rispetto a quelle registrate dalle amministrazioni comunali, attestandosi sotto il 7 per cento per gli edifici e sotto il 6 per cento per i terreni. Un dato che evidenzia come una maggiore capacità organizzativa e gestionale possa favorire una valorizzazione più efficace dei beni pubblici.
Per CNA Marche la priorità è ora quella di costruire, insieme agli enti locali, percorsi concreti di recupero e riutilizzo del patrimonio esistente. Dalla mappatura aggiornata degli immobili alla definizione degli interventi prioritari, fino al ricorso a modelli di partenariato pubblico-privato, l’obiettivo è trasformare immobili oggi inutilizzati in nuove opportunità per cittadini, imprese e territori.
Una prospettiva che assume un valore particolare in una regione caratterizzata da una diffusa presenza di piccoli comuni e da una crescente necessità di rigenerare spazi urbani, rafforzare i servizi di prossimità e sostenere le economie locali. Perché il patrimonio pubblico inutilizzato non rappresenta soltanto un problema da risolvere, ma una risorsa da rimettere in circolo”.
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