IN PRIMO PIANOMONDOLFOPOLITICA

La sanità pubblica deve rimanere diffusa in tutto il territorio

di DANIELE CECCARELLI

MONDOLFO – Dalla solita completa intervista di Anna Rita Ioni al dottor Paolo Battistini (nella foto), presidente dell’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Pesaro-Urbino, di giovedì scorso trasmessa da Radio Fano si possono trarre delle considerazioni.
Da premettere che di Case della Salute, evolute in Case della Comunità, se ne parla già con la legge finanziaria dello Stato per il 2007.
Che a seguito della Deliberazione di Giunta regionale delle Marche n. 452 del 2014 si è provveduto alla ricognizione delle Case della Salute di tipo A (le più semplici) e B (quelle complesse)  nella provincia di Pesaro-Urbino e successivamente con gli atti n. 251/AV1 del 23.04.2018 e D.G.ASUR n. 469 del  09.08.2018 risultavano le seguenti Case della Salute:
1) Sassocorvaro,  tipo B programmata, da realizzare;
2) Calcinelli (comune di Colli al Metauro) tipo A programmata, da realizzare;
3) Vallefoglia-Montecchio, tipo A, attiva;
4) Urbino, tipo A, attiva;
5) Urbania, tipo B, attiva;
6) Sant’Angelo in Vado, tipo B, attiva;
7) Mondavio, tipo B, attiva;
8) Mondolfo, tipo B, attiva.
Con la recentissima Deliberazione di giunta regionale Marche, n. 2 del 13 gennaio 2025, la quale dal 22 gennaio è calendarizzata alla IV commissione consiliare regionale permanente per il parere, le Case della Salute evolute in Case della Comunità risultano:
1) Vallefoglia-Montecchio, non rientra tra quelle del PNRR;
2) Pesaro-centro, non rientra tra quelle del PNRR;
3) Pesaro-Galantara, del PNRR;
4) Urbino, non rientra tra quelle del PNRR;
5) Cagli, del PNRR;
6) Fossombrone, del PNRR;
7) Mondavio, non rientra tra quelle del PNRR;
8) Mondolfo, del PNRR.
Sono scomparse le Case della Salute di Sassocorvaro,  tipo B programmata, da realizzare e Calcinelli (comune di Colli al Metauro) tipo A programmata, da realizzare.
Questo è il quadro attuale, salvo ulteriori modifiche a seguito del parere della IV commissione consiliare regionale permanente.
È un piacere ascoltare il dottor Paolo Battistini perché è chiarissimo, disponibile, equilibrato e libero. Oltre che fonte di insegnamenti, perché non si finisce mai di imparare.
Quando però, nel corso dell’intervista, parla delle Case della Comunità e si domanda: “..sono state individuate in posti strani, che filtro può fare una Casa della Comunità al Pronto Soccorso o all’ospedale se è in un territorio di campagna in cui ci sono pochi pazienti?”.
La prima considerazione da poter fare è che delle Case della Salute, oggi Case della Comunità, sono circa dieci anni che si conosce l’ubicazione. C’era tutto il tempo per proporre località alternative.
La seconda considerazione, seguendo il ragionamento del dottor Paolo Battistini, è che per rendere professionalmente interessante il posto di servizio ai giovani medici disponibili (apprendiamo con interesse, quanto afferma il presidente dell’ordine, che entro il 2029 potremmo avere un numero di medici oltre la sufficienza, anche arginando l’esodo dei giovani verso la Germania, Francia e Gran Bretagna)  non si può trasferire tutto sulla costa e vicino agli ospedali.
Parlo per il Bartolini. La struttura sanitaria attuale è dal 1932 che serve la popolazione del bacino d’utenza mondolfese.
È vero che tutto cambia e che tutto può essere modificato e migliorato però trattandosi di sanità pubblica territoriale è bene che resti diffusa.

 

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