Daniele Novara: “I fatti di Milano molto gravi ma  molto peggiori  i casi dei ragazzi che progettano di uccidere gli insegnanti. Basta con i padri-peluche”.  Alberto Pellai: “Bisogna crescere, nei giovani l’autonomia, non la dipendenza dalle aspettative genitoriali”

OSIMO – Quello che è successo a Milano qualche giorno fa è grave, ma senz’altro, dal mio punto di vista, è ancor più grave l’ episodio relativo ai ragazzini che organizzandosi sui social  sono andati con una telecamera a scuola a cercare letteralmente di uccidere l’insegnante. Si tratta di una gravità decisamente superiore a quello che è successo a Milano anche solo per il fatto che a Milano non c’era un’intenzionalità omicida che invece quei  ragazzini, cresciuti nel mondo dei videogiochi, avevano. Quando siamo di fronte a casi come questi spesso il padre è assente, manca a costoro, il senso del limite, di un padre davvero  educativo  che non sia il padre padrone spesso manesco di cui ci siamo per fortuna liberati, ma non sia neppure il padre peluche di oggi”. Ad affermarlo è stato Daniele Novara,  pedagogista, direttore del CPP – Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti di Piacenza e docente dell’Università Cattolica di Milano, intervenuto ieri (29 ottobre, ndr) al Palabaldinelli di Osimo, per la prima volta insieme ad Alberto Pellai, medico psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore all’Università degli Studi di Milano animando una serata  con oltre 800 persone, sul ruolo paterno  e l’alleanza educativa tra genitori.

L’evento è stato promosso dall’Ambito Territoriale Sociale 13, con il Comune di Osimo quale Ente Capofila, insieme ai comuni di Camerano, Castelfidardo, Loreto, Numana, Offagna e Sirolo, e dal Coordinamento Pedagogico Territoriale 0-6 anni, in collaborazione con il CPP. Si inserisce nel forum di sensibilizzazione “Zerosei. Educare per crescere insieme”, rivolto a famiglie ed educatori.

“Dobbiamo costruire indipendenze che facciano crescere davvero i nostri figli – ha affermato Alberto Pellai –. La geolocalizzazione serve più alla tranquillità dei genitori che alla crescita dei ragazzi. È fondamentale che i figli sviluppino un’autonomia tale da saper tornare a casa senza bisogno di essere geolocalizzati. Ho adolescenti che mi chiedono: “Lo dica lei a mio padre di non venire a vedermi alle partite”. Una volta è arrivata in studio una mamma angosciata, che mi ha raccontato di essere andata a parlare con il professore che aveva dato cinque e mezzo a suo figlio, dicendogli: “Guardi, prof, mio figlio aveva studiato tanto. Le assicuro che sapeva tutto, lo so perché abbiamo studiato insieme. Se non ci crede, interroghi me”.

 

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