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FALCONARA MARITTIMA – Giovedì 29 ottobre si apre “Manipolazione di cultura”, la mostra dedicata a Fabio Mauri (1926 – 2009), uno dei più influenti artisti visivi, drammaturghi e intellettuali italiani del secondo Novecento, celebre per la sua rigorosa indagine sul rapporto tra arte, memoria storica, linguaggio e ideologia.

Promossa dal Comune di Falconara Marittima, in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri di Roma (con il contributo di Serena Basso), la mostra è sostenuta dal parternariato dell’AMIA (Associazione Marchigiana Iniziative Artistiche) e dell’Associazione Artistica Artemisia e si avvale dei contributi di BrikoDue e della Banca di Credito Cooperativo di Ancona e Falconara Marittima.

IL PROGETTO DEI CURATORI

L’idea progettuale della mostra, curata da Federica Facchini e Stefano Tonti, si fonda su due coincidenti ricorrenze: oltre al centenario della nascita dell’artista, quest’anno è anche il cinquantesimo anniversario della presenza di Fabio Mauri a Falconara Marittima nel 1976, presso l’allora Galleria del Falconiere, dove aveva presentato la performance Ideologia e natura.

Per celebrare il doppio anniversario, in mostra sarà esposta al pubblico una cartella grafica (multiplo 27/125) di Manipolazione di cultura realizzata tra il 1971 e il 1973 e successivamente edita da Magdalo Mussio sotto forma di libro; le opere, così come il volume, raccolgono la rielaborazione artistica di fotografie d’archivio risalenti agli anni Trenta (legate al nazismo in Germania) che rappresenta uno dei vertici speculativi dell’artista nel delineare il problema dell’ideologia e dei suoi dispositivi di condizionamento intellettuale. Infatti le relative didascalie alterano, banalizzano o stravolgono il senso originario delle immagini storiche, mostrando come il potere e le ideologie totalitarie possano distorcere la percezione della realtà, la memoria e, di conseguenza, la libertà intellettuale.

Il complesso dell’opera esposta, che si articola in una serie di 15 tavole caratterizzate da una rigorosa struttura visiva tripartita, secondo la co-curatrice Federica Facchini «affronta i temi cardine dell’intera produzione artistica e intellettuale di Fabio Mauri: l’analisi dell’ideologia, la denuncia dell’oppressione dell’uomo e lo svelamento dei meccanismi di condizionamento della libertà espressiva. In questo senso, il lavoro di Mauri riafferma la propria urgenza e assume un profondo valore simbolico e civile, interrogando il ruolo dell’immagine come strumento di potere e persuasione, e richiamando lo spettatore alla propria responsabilità etica di fronte alla Storia». Centro documentazione ARTe contemporanea

LA STORICA PERFORMANCE

Insieme a Manipolazione di cultura viene presentata in questa occasione anche una preziosa documentazione fotografica (realizzata all’epoca da un giovane artista come il fotografo Giorgio Cutini), sull’esecuzione della performance Ideologia e Natura avvenuta a Falconara Marittima il 13 novembre 1976 presso la Galleria del Falconiere, oggi non più esistente.

«Questi scatti d’archivio – aggiunge Facchini – non si limitano a indagare la complessa trama teorica e la rigorosa ricerca estetica di Fabio Mauri, ma assumono il valore di una straordinaria testimonianza d’epoca in grado di restituire la fitta rete di relazioni intellettuali e umane che gravitava attorno all’evento e alla stessa Galleria. Attraverso gli occhi di Cutini emergono così i volti dei protagonisti e dei sodali accorsi per l’occasione, delineando un frammento cruciale anche della scena culturale marchigiana del secondo Novecento, che unisce la figura del gallerista Alfio Vico allo scultore Valeriano Trubbiani, affiancati dall’artista ed editore Salvatore D’Addario, dal collezionista e curatore Ivano Caferri, dall’attrice Paola Montenero e dalla fotografa Elisabetta Catalano, all’epoca compagna di Fabio Mauri».

La performance del 1976 – di cui lo stesso Mauri precisava come, a differenza di altre, fosse quasi completamente demandata ad un corpo umano –, «presentava allo spettatore lo svelamento e la denuncia del contenuto ideologico attraverso il progressivo percorso verso una nudità simbolica (quale idea di Natura, che vince ogni abito imposto da una cultura d’epoca) – spiega il co-curatore Stefano Tonti –, nello spogliarsi degli abiti del costume del regime. Il messaggio suggerisce la spontanea ostilità alla vestizione ideologica, che toglie quindi serietà alla divisa, in contrasto con la naturalità del corpo nudo».

RICORDI DI UN AVVENIMENTO STRAORDINARIO

La memoria popolare racconta di un avvenimento straordinario per il luogo, che fece discutere per parecchio tempo, valorizzato dall’approdo a Falconara Marittima delle modalità della pratica artistica (già nell’ordinario dell’epoca), per il merito e la passione di Alfio Vico, titolare del Falconiere, che regalava al territorio un’occasione di concreta conoscenza dell’arte contemporanea.

Ed è per queste ragioni che accanto alla cartella di grafica d’arte di Manipolazione di Cultura, con questa mostra, dopo mezzo secolo dall’avvenimento, i curatori hanno inteso documentare la performance, omaggiare l’artista e l’opera di Fabio Mauri nel centenario della nascita.

FABIO MAURI

Fabio Mauri (1926–2009) è stato uno dei più autorevoli artisti visivi, saggisti, drammaturghi e intellettuali italiani del secondo Novecento. Cresciuto in un ambiente familiare e culturale di primo piano (nipote dell’editore Valentino Bompiani e amico fraterno di Pier Paolo Pasolini, con cui fondò a Bologna la rivista “Il Setaccio” nel 1942), Mauri attraversa il trauma della Seconda Guerra Mondiale e l’esperienza del fascismo, eventi che segneranno per sempre la sua parabola artistica.

Esordisce nel 1954 alla Galleria del Cavallino di Venezia. Parallelamente alla sua ricerca visiva, lavora per quasi vent’anni come dirigente presso la casa editrice Bompiani e si distingue per un profondo impegno pedagogico, ricoprendo dal 1979 al 1996 la cattedra di Estetica della Sperimentazione presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Nel 2000 fonda lo Studio Fabio Mauri Associazione per l’Arte. Scomparso nel 2009, è stato insignito della massima onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Rifiutando ogni formalismo estetico, ha utilizzato una pluralità di linguaggi: pittura, installazione, Centro documentazione ARTe contemporanea performance, teatro e saggistica, considerandoli strumenti di una stringente “verifica del Male” nella storia contemporanea.

Anticipando le riflessioni sociologiche sui mass media, Mauri concepisce la superficie bianca o sagomata della tela non come un mero supporto pittorico, ma come il simulacro dello schermo cinematografico o televisivo: un filtro apparentemente neutrale attraverso cui il potere proietta e impone le proprie narrazioni. A partire dagli anni Settanta, questa riflessione si sposta sulla riattivazione critica dei codici estetici dei totalitarismi. Attraverso performance storiche radicali Mauri non si limita a documentare il passato, ma ne rimette in scena i simboli e i rituali per metterne a nudo la seduzione formale e la violenza intrinseca, costringendo lo spettatore a una responsabilità morale ed etica diretta.

Il valore storico e internazionale della sua ricerca è testimoniato da una costante presenza nelle massime istituzioni globali. Mauri ha preso parte a ben sei edizioni della Biennale di Venezia (1974, 1978, 1993 – anno in cui presenta la monumentale installazione Il Muro Occidentale o del Pianto -, 2003, 2013 e 2015), ed è stato invitato a dOCUMENTA 13 a Kassel nel 2012.

Il suo lascito artistico è stato celebrato in importanti mostre antologiche presso prestigiose sedi museali, tra cui il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, il Museo Novecento di Firenze e la Galleria Internazionale Hauser & Wirth a New York e Londra.

In occasione del centenario della nascita, grandi progetti espositivi promossi dalla Triennale di Milano e dal MAXXI L’Aquila ne hanno ulteriormente consacrato il ruolo di imprescindibile protagonista dell’avanguardia europea.

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