Finisce 71-73: la difesa piemontese soffoca l’attacco biancorosso. Pesaro resta in partita, ma non trova mai continuità, lucidità e soluzioni per cambiare l’inerzia del confronto. Stefanini e Mack sono tra i pochi a mantenere alto il livello

Di GIUSEPPE CRISTINI

PESARO – Ci sono sconfitte che fanno male per il risultato e altre che lasciano soprattutto interrogativi. Quella della VL Pesaro contro Torino, terminata 71-73, appartiene alla seconda categoria.

Una partita strana, combattuta fino agli ultimi possessi, nella quale i biancorossi non sono mai riusciti a trovare davvero il ritmo e la fluidità necessari per prendere in mano il confronto. Torino ha costruito la propria vittoria sulla difesa, sull’intensità e sulla capacità di togliere certezze all’attacco pesarese.

I parziali raccontano una gara sempre aperta, ma con Torino costantemente avanti: 15-20 nel primo quarto, 36-40 all’intervallo, 54-59 alla fine del terzo periodo e 71-73 al suono della sirena.

Pesaro ha provato a restare agganciata alla partita, senza però riuscire a ribaltarne l’inerzia. E questo è forse il dato più significativo della serata.

TORINO CHIUDE GLI SPAZI E VINCE LA BATTAGLIA DEI RIMBALZI CHE CONTANO

La chiave tecnica della partita è stata la difesa torinese. Aggressiva, asfissiante, capace di mettere pressione sulla palla e di limitare le linee di passaggio, ha costretto la VL a giocare spesso lontano dalle proprie soluzioni migliori.

Pesaro non ha trovato continuità nella costruzione offensiva, né quella circolazione di palla che permette di creare vantaggi e liberare i propri giocatori. Quando l’attacco si è trovato davanti una difesa organizzata e intensa, sono mancate le alternative e, soprattutto, la lucidità per cambiare strada.

Anche il controllo dei rimbalzi offensivi e delle seconde opportunità ha pesato nell’economia della gara. Torino è riuscita a rendere difficile la vita ai biancorossi, togliendo loro ritmo e possibilità di costruire possessi più favorevoli.

Non è bastato giocare una partita punto a punto: contro una squadra così aggressiva servivano precisione, pazienza e capacità di leggere le situazioni.

SONO MANCATI I LEADER, STEFANINI E MACK CI  PROVANO

In una serata nella quale la squadra ha faticato a esprimersi collettivamente, sono emerse anche alcune difficoltà individuali.

Da  Tambone a Miniotas, Pesaro non è riuscita a trovare con continuità il contributo e le soluzioni di cui aveva bisogno. Più che una questione di singoli, però, è mancata la capacità di mettere insieme le qualità dei propri uomini all’interno di un sistema offensivo fluido ed efficace.

Stefanini e Mack sono stati tra i pochi a tenere alto il livello, cercando di dare energia e risposte a una squadra che faticava a trovare la propria strada.

Ma due contributi positivi non possono bastare quando l’intero attacco si inceppa. La VL aveva bisogno di più protagonisti, di una migliore distribuzione delle responsabilità e di una maggiore capacità di reagire alle difficoltà.

IL PROBLEMA È LA FLUIDITÀ: PESARO DEVE RITROVARE SE STESSA ANCHE IN DIFESA

Questa sconfitta riporta alla luce una questione che merita attenzione: la VL Pesaro sembra incontrare difficoltà quando deve affrontare avversarie capaci di alzare il livello fisico e difensivo.

Il problema non è soltanto segnare meno. È riuscire a costruire buoni tiri, mantenere la concentrazione, muovere la palla e non perdere lucidità quando le prime soluzioni vengono negate.

Contro Torino è mancata proprio questa capacità di adattamento. L’attacco pesarese non è riuscito a leggere con sufficiente efficacia la difesa avversaria e a trovare contromisure, mentre l’inerzia è rimasta prevalentemente nelle mani dei piemontesi.

È un aspetto sul quale lavorare con urgenza, perché le partite equilibrate si decidono spesso nei dettagli: un rimbalzo conquistato, una scelta offensiva corretta, una difesa superata con pazienza, un possesso gestito con maggiore maturità.

UNA BATTUTA D’ARRESTO CHE NON CI VOLEVA

Il 71-73 è un risultato che lascia amarezza. Non soltanto per i due punti sfumati, ma perché evidenzia difficoltà che la VL non può permettersi di ignorare.

Pesaro deve ritrovare fluidità, fiducia e capacità di reagire alle difese più aggressive. Deve imparare a non farsi intrappolare in una partita che si sporca, che rallenta e che richiede soluzioni diverse da quelle abituali.

La stagione è fatta anche di sconfitte, ma alcune devono diventare occasioni per correggere la rotta. Questa è una di quelle.

Il verdetto è chiaro: Torino ha vinto con la difesa, Pesaro ha perso cercando un attacco che non è mai riuscita davvero a trovare. Adesso la VL è chiamata a dare risposte, prima di tutto a se stessa.

Perché una squadra ambiziosa non si giudica soltanto da come gioca quando tutto funziona, ma soprattutto da come reagisce quando gli avversari le tolgono spazio, ritmo e certezze.

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