Rifondazione Comunista: “Arriva Amazon, ma è già tempo di fare chiarezza”

Rifondazione Comunista: “Arriva Amazon, ma è già tempo di fare chiarezza”

JESI – “Di fronte all’assenza di una qualsiasi iniziativa regionale che si ponga il problema di affrontare il declino economico dei nostri territori, la politica biascica speranze e rinnova tormentoni”, inizia così un comunicato diffuso oggi dal Partito della Rifondazione comunista.
“Nella Vallesina da mesi continuano le danze propiziatorie perché arrivi Amazon, la multinazionale americana… Così destra e “circosinistra” fanno a gara nel genuflettersi e rinfacciarsi i meriti per l’arrivo…
“Sono annunciati migliaia di posti di lavoro, e tante nuove occasioni di sviluppo, ma sarà davvero così?  Esiste una consolidata letteratura critica sul “businnes” di questa azienda: grande volatilità logistica, estrema parcellizzazione del lavoro, ritmi infernali, contratti sempre precari. Tutto questo dovrebbe raccomandare prudenza e serietà, altrimenti, parafrasando Vico “sembrano occasioni e sono avversità”.
“Un polo di questa natura – secondo Rifondazione Comunista – impegnerà e vincolerà una parte importante del territorio, cosa che di per sé dovrebbe essere misurata con impegni che impongano a questa azienda una permanenza pluridecennale agganciate a precise clausole fidejussorie.
“Di più sul versante del lavoro, è noto infatti che il turn over  in Amazon è altissimo, e la sua organizzazione del lavoro è studiata per questo. I rischi sono più che evidenti e non solo quelli immediati. Saranno centinaia e centinaia le persone che verranno da fuori provincia e da fuori regione e questo significa la necessità di risposte sia sulla casa sia sui servizi, diretti ed indiretti e saranno molti, c’è da temere, quelli che dopo qualche mese abbandoneranno quell’“eldorado”   e tanti di questi resteranno nella nostra città e avranno, a ragione, bisogno di assistenza e nuove opportunità.
“Di tutto questo – afferma sempre Rifondazione Comunista – però non si parla, si ignora o si preferisce farlo, quale potrebbe essere l’impatto sociale di questa “opportunità”. Non si tratta certo di rifiutarla, occorrerebbe però la schiena dritta e quindi insieme alla consapevolezza dei problemi, un lavoro che imponga a quell’impresa un confronto ed impegni sottoscritti che le impongano una chiara responsabilità sociale. Ad oggi nulla di tutto questo è stato fatto”.

 

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