Arrestato in Portogallo il killer del catamarano

Arrestato in Portogallo il killer del catamarano

Arrestato in Portogallo il killer del catamarano

Conclusa anche la seconda rocambolesca fuga di Filippo Antonio De Cristofaro. Il 10 giugno del 1988 uccise, al largo di Senigallia, la skipper pesarese Annarita Curina

Arrestato in Portogallo il killer del catamarano

Arrestato in Portogallo il killer del catamaranoSENIGALLIA – La polizia di Ancona ha arrestato in Portogallo Filippo Antonio De Cristofaro, latitante da due anni, condannato nel 1988, in via definitiva, all’ergastolo per omicidio e occultamento di cadavere.
La cattura è stata possibile grazie alla cooperazione tra gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Ancona, quelli dello S.C.O. della Polizia di Stato, i nuclei speciali della Polizia portoghese ed il coordinamento di Eurojust.
Filippo Antonio De Cristofaro si rese autore, il 10 giugno del 1988, al largo di Senigallia, dell’omicidio di Annarita Curina, 34enne skipper pesarese, per appropriarsi del suo catamarano.
La storia dell’omicidio occupò a lungo le cronache dei giornali dell’epoca. De Cristofaro – di Rimini -, ballerino e insegnante di danza, aveva ucciso la velista con la complicità dell’amante olandese, la diciassettenne Diana Beyer, per rubare il catamarano, e poi darsi a una fuga rocambolesca. I due volevano fuggire in Polinesia.

Secondo quanto emerse durante il processo i due uccisero Annarita Curina il giorno dopo aver preso in affitto il suo catamarano. Dopo averla stordita con del Valium, la massacrarono a colpi di machete. Il corpo della giovane donna, legato all’ancora, fu recuperato alcuni giorni dopo dall’equipaggio di un motopeschereccio della flottiglia di Senigallia – l’ Azzurra 83 – in quanto si era impigliato nelle reti. Per giungere all’identificazione di Annarita Curina, il cui cadavere era in avanzato stato di decomposizione, sono risultati fondamentali un paio di orecchini ed un dito parzialmente amputato. Subito dopo il delitto gli assassini avevano infatti cercato di rendere irriconoscibile il volto della giovane donna, colpendolo più volte con il machete, per ritardarne – o renderne impossibile – l’identificazione. E dopo aver avvolto il cadavere con una coperta, prima di gettarlo in mare, lo avevano legato all’altezza delle gambe con una delle cime di bordo, collegata all’ancora del catamarano. Ma il recupero del cadavere, prima di quanto preventivato, da parte dell’equipaggio dell’Azzurra 83, aveva mandato in fumo i loro piani.

Iniziò così una caccia all’uomo seguita dai cronisti che raccontavano di quel Rambo dei mari e della sua Lolita – i due erano fidanzati da quando lei aveva solo 13 anni. E iniziarono gli avvistamenti del catamarano, ribattezzato Fly 2, a Porto San Giorgio, a San Vito Lo Capo, dove  fu addirittura fotografato da un turista. A bordo erano in tre, si era infatti aggiunto al gruppo anche Pieter Gronendijk, un olandese amico della coppia, in compagnia del suo cane.
La fuga finì in Tunisia dove Filippo e Diana furono localizzati dalle indagini della Squadra Mobile anconetana e arrestati, il 21 luglio del 1988, nel porticciolo della cittadina tunisina di Ghar El Melh.
Al processo la minore venne condannata a sei anni e sei mesi di reclusione, mentre De Cristofaro all’ergastolo.
Il 6 luglio del 2007, durante un permesso premio, De Cristofaro evase dal carcere di Opera ma venne catturato il mese successivo a Utrecht dalla Polizia olandese, sempre a seguito di indagini della Polizia di Stato di Ancona e in esecuzione di ordine di carcerazione della Procura Generale presso la Corte di Appello di Ancona. Il 5 novembre 2007 venne poi estradato da Amsterdam e associato dapprima al carcere romano di Rebibbia e in seguito a quello di Porto Azzurro, sull’Isola d’Elba, dal quale evase una seconda volta, il 21 aprile 2014, durante un permesso premio di tre giorni nel periodo pasquale.
Le indagini per la sua cattura sono state riavviate dalla Sezione Catturandi della Squadra Mobile dorica, dapprima con la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Ancona e successivamente con la Procura della Repubblica di Milano, e culminate con la cattura in Portogallo. Gli agenti hanno infatti dato esecuzione ad un mandato di arresto europeo in seguito a ininterrotte indagini durate due anni, supportate anche da intercettazioni telefoniche con tracciamento internazionale, nel corso delle quali le ricerche si erano estese all’Ucraina e all’ Albania, paesi dove vantava conoscenze che ne potevano favorire la latitanza. Ricerche sono state effettuate anche in Francia e in Olanda, dove De Cristofaro aveva vissuto (la figlia è una nota giornalista televisiva olandese).
Lo sviluppo delle indagini aveva poi fatto restringere le ricerche degli investigatori anconetani in Portogallo, dove De Cristofaro si era rifugiato in un anonimo villaggio a 30 chilometri da Sintra, dove è stato catturato appena salito su un convoglio ferroviario diretto a Lisbona. Al momento dell’arresto, il latitante aveva un passaporto, una carta di identità e una patente nautica italiane contraffatte ed intestate ad un nome di fantasia, Andrea Bertone, nonché 5.900 euro in contanti. Nonostante l’aspetto dimesso, è stato riconosciuto dai poliziotti di Ancona in missione, con i quali si è complimentato.

Nelle foto: in alto, sopra il titolo, la giovane vittima, la skipper pesarese Annarita Curina; subito sotto Filippo Antonio De Cristofaro durante in processo ad Ancona; accanto al testo la foto di De Cristofaro diffusa dalla Polizia di Stato dopo l’ultimo arresto in Portogallo

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