Lei, dopo il successo prorogata fino al 25 aprile

Lei, dopo il successo prorogata fino al 25 aprile

Lei, dopo il successo prorogata fino al 25 aprile

La bellissima installazione di Mauro Drudi all’interno della Chiesa di Sant’Arcangelo, nel centro storico di Fano

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Lei, dopo il successo prorogata fino al 25 aprile

FANO – Lei, la bellissima installazione di Mauro Drudi, è stata prorogata fino al 25 aprile. Quando il risultato supera le aspettative capita di rimanere spiazzati. È quello che è successo al pittore romagnolo Mauro Drudi dopo aver eretto i due ‘edifici pittorici’ composti da quasi trecento dipinti all’interno della Chiesa del Sant’Arcangelo, nel centro storico di Fano.

L’installazione dal sapore pop dedicata alla donna e intitolata semplicemente LEI, è un vero e proprio inno a uno splendido dipinto rinascimentale, l’Annunziata di Antonello da Messina, che viene ripetuta in infiniti accostamenti cromatici sulle più diverse superfici, da classicissime tele a legni ossidati, consumati, spezzati, fino a plastiche, resine, metalli. Ma le aspettative superate riguardano non solo la riuscita dell’installazione in sé, monumentale ma perfettamente proporzionata, elegante, intrigante, illuminata in maniera spettacolare, ma l’affluenza e soprattutto il giudizio entusiasta del pubblico, spesso ai limiti dello stupore.

I quasi trecento volti – tutti pezzi unici dipinti a mano – che si inseguono, si illuminano, si combattono e allo stesso tempo si sorreggono e spalleggiano a vicenda, sembrano ogni giorno aumentare il loro fascino, come se la ripetizione continua, invece che stemperarne l’intensità espressiva, non facesse altro che aumentarne la forza in maniera esponenziale.

Proprio per questo la mostra è stata prorogata fino a lunedì, 25 aprile. Un evento da non perdere destinato a calcare palcoscenici sempre più prestigiosi. Aperto tutti i giorni dalle 17,00 alle 20,00; venerdì, sabato e feriali dalle 10,00 alle 20,00.

LEI è “una riflessione pittorica sulla donna che incrina la superficie patinata della felicità così come quella ruvida e dolorosa della sofferenza introducendoci in una realtà che spesso, per paura o per pigrizia, non riusciamo o non vogliamo vedere”.

L’idea nasce da uno sguardo, quello dell’Annunziata di Antonello da Messina, dipinto nel 1476, un piccolo, splendido dipinto a olio su tavola in cui la Vergine Maria, ritratta di tre quarti davanti a un libro aperto, si rivolge a un pubblico non visibile nel quadro. I suoi occhi, però, non guardano, come si direbbe oggi ‘in camera’, ma alla sua destra, cioè alla sinistra dello spettatore, leggermente verso il basso.

Questa peculiarità, assieme a una luce laterale che fa emergere la figura dal nulla, rende il dipinto affascinante, sfuggente, enigmatico, malinconico, profondo.

I tratti del bel volto sono netti, precisi, misurati tanto quanto la particolare espressione, severa ma dolce, vicina e lontana allo stesso tempo.

La stilizzazione POP non è frutto di un procedimento al computer ma di un lavoro di chiaroscuro a matita estremizzato fino ad ottenere una linea netta che divide la luce dall’ombra e solo successivamente fotografato.

Il risultato è un’immagine formata da due campiture di colore perfettamente separate in cui una rappresenta la luce, l’altra l’ombra.

Ogni pezzo è un pezzo unico dipinto a mano o in qualche raro caso a stencil (alla maniera della ‘street art’) su tela, legni di vario tipo, metallo, vetroresina, carta, cartoncino, plastica.

Le due pareti disegnano le skyline di due città immaginarie.

La parete di sinistra rappresenta la donna ‘negata’, cioè la donna che in varie parti del mondo non ha diritti e subisce soprusi, quella di destra la donna ‘positiva’, cioè in linea di massima la donna occidentale, apparentemente tranquilla, felice, solare. Ma lo sguardo dell’Annunziata è sempre lo stesso, come a metterci in guardia dall’inganno delle apparenze, perché la felicità non si libera mai dell’ombra anche quando vive nella luce più tersa così come la sofferenza non è mai così truce anche quando trasuda da uno squarcio profondo.

A Mauro Drudi abbiamo chiesto: perché sempre e solo lo stesso volto?

Perché lo spettatore non debba perdere tempo a ‘riconoscere’, ma superi direttamente questo primo, di solito inevitabile livello – il livello della riconoscibilità, appunto – per addentrarsi nei meandri della singola opera, lasciandosi guidare da colori, ombre, tagli, inquadrature, superfici splendenti, perfettamente lisce, patinate, oppure segnate, rovinate, incise, macchiate, usurate, vissute, scheggiate, spezzate. Così ogni quadro diventa la storia di una donna: non solo quella che il pittore poteva avere in mente in quel momento, ma quella che nasce dalla sensibilità dello spettatore, dalle sue esperienze, dal suo stato d’animo, dalla sua vita. Perché “l’Arte è metà, l’altra metà sei tu!”

Perché l’Annunziata di Antonello da Messina?

In primo luogo per lo sguardo, che non incontra quello dello spettatore ma, essendo rivolto leggermente verso il basso alla sua destra, si fa inseguire, inducendo lo spettatore ad entrare inconsciamente ‘dentro’ l’opera. In secondo luogo per dare uno spessore culturale all’apparente semplicità della stilizzazione. La PopArt è una parodia dei tempi, della mentalità consumistica imposta dagli Stati Uniti d’America in tutto il mondo come modello di una vita apparentemente felice, serena, positiva, e prendere un soggetto non dal mondo contemporaneo ma dal Rinascimento, è una parodia della PopArt stessa ma è anche l’indicazione di una possibile via di uscita da un sistema che ha ormai palesato tutti i limiti intrinseci nella sua stessa natura. È un po’ come mangiare sempre, sempre più e di continuo: si diventa obesi e si muore prima. O gonfiare un pallone all’infinito: prima o poi esplode!

Perché quindi la stilizzazione POP?

Premettendo che il Pop nasce in Inghilterra per poi propagarsi e svilupparsi prepotentemente negli Stati Uniti d’America e trovare in seguito proseliti in tutto il mondo, nel nostro caso specifico, la stilizzazione Pop è servita a creare un’icona, un’immagine riconoscibile nella miriade di volti che tempestano questo inizio millennio, un’immagine riproducibile – anche se sempre in pezzo unico – in qualsiasi colore, qualsiasi formato, in qualsiasi taglio e proporzione, e su qualsiasi materiale rimanendo però sempre riconoscibile. È anche un monito al razzismo: lo stesso volto, rappresentato in tutti i colori, rappresenta tutti i colori del mondo.

Perché due pareti convergenti autoportanti?

Per non interferire con l’architettura del luogo – un segno di rispetto per la storia – e poterne essere garbatamente ospite, senza ‘appoggiarsi’ e ‘pesare’ su muri, colonne e pareti più nobili e antichi evidenziandone, allo stesso tempo, con la propria diversità, la bellezza.

Perché la donna ‘negata’ è ritratta prevalentemente in materiali tipici dell’Arte Povera?

Perché l’Arte Povera è un movimento nato e propagatosi in Italia e all’estero non molto tempo dopo la nascita della PopArt ed è quindi un omaggio all’Arte italiana, come del resto lo è la scelta di un soggetto rinascimentale. Inoltre la donna ‘negata’ è spesso povera e vissuta come i materiali usati. Poi c’è un aspetto che è salito alla ribalta strada facendo. E cioè: qual è il pittore che si può permettere di dipingere la pelle di una donna che è stata abusata, picchiata, sfruttata, privata della sua libertà, deturpata magari dall’acido o da una lama arroventata appositamente? Secondo me nessuno, e quindi ho lasciato che fosse il materiale stesso a parlare: il volto dell’Annunziata è nella maggioranza dei casi lasciato così com’è: le pareti di una cabina abbattuta da una mareggiata; legni e materiali usati e maltrattati dal carpentiere, dal falegname, dal tempo, dal caso; un pezzo di un peschereccio affondato; pannelli sfibrati dal peso del trasporto di tonnellate e tonnellate di merce; coperchi di contatori; montanti, tavole, imballaggi; scarti di lavorazione. Un segno di rispetto, in qualche modo: perché la sofferenza impressa su tutti questi materiali può rappresentare la sofferenza di una donna molto più sinceramente della mano di un pittore un cui simile, probabilmente, ne è anche il responsabile!

Cosa c’è quindi dietro le perfette superfici della donna ‘positiva’?

La donna occidentale, ad esempio, è ‘apparentemente’ felice, bella, ben tenuta, dà l’idea di essere libera ed emancipata ma molte volte, fortunatamente non sempre, dietro un bel ‘make-up’, un vestito alla moda e una bella auto ci sono storie di insoddisfazione, depressione, e purtroppo anche di una violenza quotidiana e vicina che provocano una sofferenza certo diversa, meno visibile ma più subdola, ma spesso non meno profonda. Un altro motivo per riflettere sull’apparenza, quella patinata dimensione sulla quale sembra reggersi la società moderna.

www.drudi.it

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