Di GIOSETTA GUERRA

FANO – Assaporai per la prima volta il fascino del violoncello circa trent’anni fa al teatro Brancaccio di Roma, dove ascoltai il grande Rostropovič, specialista assoluto di questo strumento.

Il Teatro della Fortuna di Fano ha ospitato un evento di rilievo nel panorama musicale regionale: il concerto dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana arricchito dalla presenza del violoncellista Enrico Dindo nella duplice veste di solista e di direttore d’orchestra.

Il programma scelto ha dato modo di far emergere l’elevato standard qualitativo della compagine orchestrale, recentemente premiata col Tiberini d’oro, e la statura interpretativa del violoncellista, capace di coniugare un virtuosismo mai fine a se stesso con una ricerca timbrica profonda e comunicativa, la precisione del fraseggio e la cura nell’articolazione delle arcate nelle parti più cantabili con l’abilità tecnica nei passaggi più impervi e la leggerezza delle arcate nei trilli e nei virtuosismi.

L’orchestra Filarmonica Marchigiana ha dimostrato una duttilità invidiabile sotto una direzione attenta agli equilibri dinamici, la compagine ha risposto con compattezza degli archi ed ha garantito un tappeto sonoro vibrante, una vivida trasparenza dei colori e una buona gestione dei tempi, valorizzando sia i momenti di slancio che le pause di riflessione.

Nel Concertino per violoncello e orchestra d’archi Opera 43 bis (1948), perla di Weinberg, il violoncello riesce a comunicare la natura elegiaca e malinconica, con registri gravi e dolenti, sopra un tappeto sonoro creato dagli archi, esegue cromatismi espressivi e virtuosismi con salti di registro.

Nel secondo brano, Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra Opera 33 di Čajkovskij, l’orchestra Filarmonica Marchigiana entra con maestria in un’atmosfera quasi pastorale e il violoncello di Enrico Dindo restituisce la cantabilità di una melodia elegante, poi entra in un discorso serrato con l‘orchestra, rispondendo alle frasi dei legni con rapide scale e arpeggi, utilizza ampiamente i pizzicati e i flautati portando a una coda brillante e festosa dove il solista esegue rapidissimi passaggi di bravura con sovracuti fino alla conclusione trionfale.

La sinfonia N 103 in mi bemolle maggiore (1795) di Haydn non prevede la presenza del violoncello solista, perciò Enrico Dindo sale sul podio e dirige l’orchestra. L’opera inizia e finisce con rullo di timpani. La FORM apre il primo movimento seguito da un’introduzione lenta, cupa e misteriosa che cita il tema del “Dies Irae”. Gli assoli del violino aggiungono un tocco di eleganza salottiera alla struttura sinfonica, il terzo movimento è un minuetto solido e ritmico tipico dello stile tardo classicista, con un uso delicato degli archi e dei legni. Il pubblico ha risposto con prolungati applausi alla preziosità di questo concerto, eseguito ad opera d’arte sia dall’orchestra che dal famoso solista. Peccato per quelli che non c’erano.

Programma

Mieczysław Weinberg

Concertino per violoncello e orchestra d’archi, Op.43/bis

Pëtr Il’ič Čajkovskij

Variazioni su tema rococò per violoncello e orchestra, Op. 33

Franz Joseph Haydn

Sinfonia n.103 in mi bemolle maggiore (con rullo timpani)

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