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“Molte persone con la Sindrome di Down sono in grado di inserirsi nel mondo del lavoro”

“Molte persone con la Sindrome di Down sono in grado di inserirsi nel mondo del lavoro”

Federico Girelli interviene alla vigilia della Giornata mondiale 2024

di FEDERICO GIRELLI*

ROMA – Cominciamo dalla fine. Cominciamo dal lavoro. E per iniziare dalla fine, cominciamo partendo da migliaia di anni fa: cominciamo da “Romito 8”, personaggio di cui ci parla Gian Antonio Stella nel suo bel libro “Diversi. La lunga battaglia dei disabili per cambiare la storia” (Milano, 2019).

In realtà “Romito 8” oggi è un corpo, il corpo di un nostro progenitore vissuto circa 12.500 anni fa, rinvenuto nel giugno 2002 in Calabria nel Parco nazionale del Pollino nella “Grotta del Romito” (di qui il suo nome).

Dalle ricerche effettuate in questo importante sito preistorico è emerso che “Romito 8” probabilmente era un cacciatore, di corporatura robusta. Il corpo presenta però tracce di un trauma agli arti, che gli provocò la paralisi del braccio sinistro e forse anche della gamba sinistra. “Romito 8” deve essere caduto rovinosamente, inseguendo una preda oppure fuggendo lui stesso da un animale feroce, ma non morì per questo incidente. Le analisi fatte sulle ossa delle gambe mostrano che restava spesso accovacciato e quelle sui denti rivelano una notevole usura degli stessi.

Nelle sue condizioni – è chiaro – aveva perso il suo ruolo di cacciatore, ma quella società primitiva (nel senso di preistorica) non lo abbandonò a sé stesso: lo aiutò anzi a “reinventarsi”, a conquistarsi una nuova posizione nella comunità. L’usura così profonda dei denti, infatti, lascia presumere che venissero impiegati non solo per alimentarsi, ma per svolgere un vero e proprio lavoro: “Romito 8”, a detta degli archeologi, probabilmente era dedito alla masticazione di legno morbido o canne, che, a seguito di questo “trattamento”, venivano poi utilizzati dagli artigiani del tempo per costruire cestini oppure stuoie.

C’è da chiedersi se oggi, in un’epoca di incredibile sviluppo tecnologico, nell’età dell’intelligenza artificiale, si riesca sul serio a realizzare un esperimento di inclusione lavorativa e sociale altrettanto efficace.

L’Associazione Italiana Persone Down da tempo si impegna in questo senso, anche tramite la celebrazione ogni anno il 21 marzo della Giornata Mondiale della Sindrome di Down, che vede la promozione di eventi sull’intero territorio nazionale.

Non tutte, ma molte persone con la Sindrome di Down sono in grado di inserirsi produttivamente nel mondo del lavoro, se adeguatamente supportate.

Che, anzi, si debba procedere in questa direzione è iscritto nel programma costituzionale repubblicano, per cui la realizzazione della “pari dignità sociale” è funzionale al “pieno sviluppo della persona umana”. Ed un tale processo virtuoso di inclusione sociale si comincia a costruire a scuola, fronte, anche questo, che vede un’intensa attività dell’Associazione Italiana Persone Down. Perché a scuola? Perché la scuola italiana, la scuola repubblicana “è aperta a tutti” (art. 34 Cost.).

Buona giornata Giornata Mondiale della Sindrome di Down.

*Professore di Diritto Costituzionale – Università Niccolò Cusano – Roma

 

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