Dopo l’accordo tra Conad e Auchan occorre far chiarezza su ristrutturazione e ricollocazione del personale

Dopo l’accordo tra Conad e Auchan occorre far chiarezza su ristrutturazione e ricollocazione del personale

ANCONA – Dopo l’accordo per la cessione a Conad degli ipermercati, supermercati e negozi di prossimità del gruppo Auchan riceviamo questo intervento che spiega, con chiarezza, quanto è avvenuto negli ultimi mesi e sta avvenendo. Un intervento che contiene anche precise indicazioni su cosa andrebbe fatto in futuro.

“Auchan Retail Italia è il gruppo della grande distribuzione italiana che opera in 19 regioni con circa 19.000 collaboratori e una rete multiformat di circa 1.500 punti vendita (di cui oltre 300 diretti), tra ipermercati Auchan, supermercati a insegna Auchan, Simply, IperSimply, negozi di prossimità ad insegna MyAuchan e PuntoSimply e oltre 50 drugstore Lillapois. Sugli scaffali di ipermercati e supermercati sono presenti oltre 5.000 prodotti a marchio, circa 17.000 prodotti locali e un terzo dei fornitori è composto da Pmi. La valorizzazione del Made in Italy si concretizza anche con l’attività Export: 1350 prodotti alimentari di 150 PMI sono esportati in 29 Paesi, di cui 14 in cui è presente la propria insegna.

I PASSAGGI DELL’OPERAZIONE AUCHAN CONAD FINO AL 30 OTTOBRE

Il 13 maggio c’è stato l’annuncio da parte di Auchan Holding della cessione del 100% delle quote di Auchan spa (proprietaria anche di SMA spa) a BDC spa, società partecipata al 49% da di Mincione con WRM Groupe e al 51% da Conad nazionale. A detta di Conad, scopo dell’operazione era il rilancio delle attività di Auchan in Italia attraverso l’integrazione al mondo Conad, con grande enfasi sul tema del rilancio societario e dell’italianità.

Il 20 giugno c’è stato un primo incontro al MISE chiesto dai sindacati. Il Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial ha evidenziato che questa operazione dovrebbe garantire, sia nel breve che nel lungo periodo, la solidità e la sostenibilità economica e gestionale del piano di integrazione tra Auchan e Conad, sia riguardo la valorizzazione degli asset che la salvaguardia dei lavoratori.

Il 23 luglio c’è stato un secondo incontro al MISE, che ha stabilito in vista del closing il proseguimento delle interlocuzioni tra BDC e sindacati in sede aziendale, al fine di verificare tutte le opportunità e le criticità derivanti dall’acquisizione della rete commerciale di Auchan da parte di Conad. Dopo 4 incontri, tuttavia, il tavolo sindacale non ha avuto esito positivo e l’accordo tra BDC e sindacati non è stato firmato.

Il 31 luglio è stato fatto il closing e la società Auchan SPA è stata consegnata a BDC senza debiti (eccetto quelli ordinari legati alla merce) e con un capitale sociale di 1 miliardo di euro, di cui 500 milioni di liquidità versato da Auchan Holding per coprire in anticipo oltre 2 anni e mezzo di perdite.

A settembre sono state attivate da parte di BDC le comunicazioni di legge per il passaggio di 109 negozi alle cooperative Conad in tutta Italia, senza che venisse presentato un piano industriale e prima che l’antistrust si esprimesse sull’operazione.

I sindacati hanno pertanto chiesto un nuovo incontro al MISE, che si è tenuto il 30 ottobre. In quella giornata i sindacati hanno proclamato lo sciopero nazionale per tutti i dipendenti Auchan e SMA di tutti i 270 punti vendita diretti, di tutte le sedi (quella nazionale e le 4 regionali), dei 5 depositi. In occasione dello sciopero sono stati organizzati molti presidi: il principale davanti al MISE e quelli regionali davanti a molte Prefetture dove Auchan è presente con i propri negozi (Milano, Torino, ecc) e davanti a molti ipermercati Auchan.

In occasione dell’incontro al MISE e dello sciopero generale del 30 ottobre, i sindacati e i collaboratori di Auchan e SMA hanno voluto sollecitare il MISE a fare chiarezza:

  • sul trattamento dei collaboratori dei 109 punti vendita che sono passati o comunque passeranno entro marzo alla rete Conad
  • sul destino dei collaboratori dei restanti punti vendita della rete
  • sul destino dei collaboratori della sede centrale di Rozzano e delle altre sedi regionali

CONSIDERAZIONI DOPO L’INCONTRO DEL 30 OTTOBRE AL MISE

Dopo l’incontro al MISE del 30 ottobre è continuata la campagna martellante di Conad – BDC, ripresa acriticamente dalla maggior parte dei  media salvo rare e stimabili eccezioni, che in assenza di contraddittorio continua  a raccontare qualcosa di molto distante dalla realtà dei fatti.

Occorrere rimettere a fuoco  i temi fondamentali.

1)      Auchan Conad: chi ha pagato e a chi? Ancora non è chiaro. Sembra che Auchan pur di liberarsi delle attività retail in Italia, da alcuni anni in perdita (attenzione, solo alcuni anni, non è sempre stato così anzi), abbia consegnato l’azienda a Conad pagando una cifra importante (1 md di euro) perché Conad gestisse la dismissione delle attività. Cioè, non ritenendosi in grado di ristrutturare la società magari riducendo il perimetro Auchan (grandissimo) ha preferito che fosse Conad a gestire l’operazione soprattutto per il coinvolgimento di moltissime persone (oltre 16.000 al closing), impiegate da anni. Auchan quindi consegna a Conad BDC al 31 luglio una società che presenta un conto economico in perdita, ma dispone anche di un capitale sociale di 1 miliardo di euro, di un patrimonio netto di 800 milioni, non ha debiti oltre quelli della gestione ordinaria e ha una liquidità per oltre 500 milioni. Le perdite sul bilancio 2018 di Auchan spa, che comprende anche le perdite di Sma spa, sono di 88 milioni di euro.  Ci sarebbero poi svalutazioni fatte dalla capogruppo francese e dismissioni straordinarie, forse proprio per consentire quella cessione a BDC Conad, una cessione molto particolare. Conad nel suo comunicato dopo il MISE parla di perdite 2018 di Auchan spa per 534 milioni di euro e di perdite di 1,1 milioni di euro al giorno, senza motivare da dove nascono questi numeri. Nessuno spiega, nessuno fa domande, tutto OK?

2)      I 109 negozi migliori. Da subito Conad cosa fa? Neanche il tempo di dire buongiorno e di  raccontare di un meraviglioso futuro alle squadre di direzione, inizia a cedere alla cooperative Conad che subaffittano a piccoli imprenditori i negozi migliori che già danno un cash flow positivo per oltre 100 milioni di euro. Qualcuno sa a che valori sono dati in affitto i negozi? A quali valori saranno poi ceduti? Nessuno lo dice, nessuno lo chiede. I sindacati non firmano  l’accordo sindacale di trasferimento dei negozi per carenza di informazioni, ma il trasferimento è valido egualmente e così “l’argenteria di famiglia” prende un’altra strada.
Il personale dei negozi? Passerà a piccoli imprenditori che comunque non hanno preso alcun impegno scritto né in tema occupazionale né in tema di diritti sindacali. Si dice “messa in sicurezza” di tutti questi lavoratori, è cosi? Sono state date le garanzie che si prevedono in situazioni di crisi simili? Gli imprenditori affittuari si sono impegnati per iscritto sul tema occupazionale? Tutta la trattativa sarà parcellizzata a livello territoriale e quindi diventerà irrilevante? Qualcuno (istituzioni, sindacati, politica, ecc) controllerà cosa accadrà?

3)      Gli altri 161 negozi? Al MISE è stato ufficializzato che altri 45 negozi passeranno a Conad con le stesse modalità dei primi 109. Quindi Conad assorbirà un totale di 154 negozi. I restanti negozi della rete (116), saranno ceduti a “spezzatino” ad altri imprenditori/retailer, al momento non precisati da BDC-Conad.

E la Sede di Rozzano con oltre 800 dipendenti? E le sedi regionali? E i depositi della logistica? Non si sa. Ci si aspetta la chiusura, dato che senza negozi da gestire non ha senso avere sedi e depositi.

Si precisa che in occasione del closing, Conad aveva annunciato di aver bloccato le assunzioni per almeno 100 posti all’interno delle proprie sedi/cooperative. In realtà non risulta che sia stato attivato alcun processo strutturato di ricollocazione. Sono stati effettuati solo alcuni trasferimenti di alcune persone al di fuori di un percorso organizzato.

4)      In conclusione: rilancio o estinzione? Così facendo, BDC svuota in maniera definitiva la società della sua parte migliore. Questo significa che Conad non ha scelto una strada di risanamento e rilancio della società (come sempre annunciato ai media da Conad) attraverso la dismissione delle società in perdita, la ristrutturazione della sede e il rilancio delle attività che già andavano bene. Ma al contrario ha scelto la strada del depauperamento progressivo della società,  condannandola così alla sua estinzione. C’è una differenza sostanziale tra quanto viene annunciato da Conad sui media in termini di rilancio della società e quello che in effetti è uno smembramento totale delle attività, per cederle alle cooperative Conad o ad altri retailer a prezzi e condizioni non chiari.

Dietro le parole magiche di rilancio e vittoria dell’italianità si nasconde l’amara realtà: la dismissione della storica società, per passare (come e con quali valori economici?) i migliori negozi (ricordiamolo con chiarezza: che già andavano bene!) a Conad e la vendita degli altri a terzi. Il ruolo dell’avv. Mincione e di WRM Group  in tutto questo? Mistero! Comunque non è stato chiarito in maniera comprensibile. Certo è che la realtà di Conad si è rivelata molto distante dal fortunato slogan “persone oltre le cose”, che fa pensare a una elevata responsabilità sociale finora sbandierata solo a parole ma sconosciuta nei fatti!

5)      Il ruolo di Auchan Holding. La Holding non ha spiegato pubblicamente le sue scelte su questa operazione di rilevanza nazionale. E, d’altra parte, nessuno ha chiesto una esplicita dichiarazione o intervento della Holding di Auchan per chiarire le proprie posizioni.

E’ importante sapere che la AFM, l’Associazione Familiare Mulliez, è ancora molto presente in Italia ed è proprietaria di aziende del calibro di Decathlon, Pimkie, Kiabi, Leroy Merlin, Bricocenter, Bricoman, Castorama, Lillapois, Ceetrus, Zodio, Fluch, Norauto, OBI, Oney, Midas.  Occorre evidenziare la responsabilità morale delle altre aziende della AFM in Italia, aziende che puntano sulla Responsabilità Sociale come fattore differenziante. Le aziende della AFM potrebbero farsi carico di ricollocare almeno parte dei collaboratori in esubero di Auchan Retail Italia. Tanto più che nei mesi precedenti al closing nessuno di Auchan ha messo seriamente al corrente i collaboratori della situazione, che sono venuti a sapere di fatto le cose dai giornali!

RICHIESTA DI INTERVENTO

In considerazione della rilevanza nazionale della vertenza Auchan CONAD,  chiediamo la massima attenzione da parte dei sindacati nazionali, delle istituzioni, della politica e dei media.

In particolare chiediamo:

  1. in attesa di chiarimenti sull’operazione nel suo complesso, la sospensione temporanea dei trasferimenti dei negozi da Auchan verso Conad/società terze, in particolare dei negozi già in condizioni di sostenibilità economica per non depauperare la società
  2. attivare un serio processo di ricollocazioneche coinvolga la AFM e Conad, dando la precedenza nelle assunzioni delle cooperative Conad al personale proveniente da Auchan
  3. rendere settimanale il tavolo al MISE, con successivi report dell’andamento della situazione, nella massima trasparenza
  4. attivare tavoli permanenti di crisi anche a livello localecon le Regioni coinvolte, le Città Metropolitane e le Prefetture, in particolare Regione Lombardia in considerazione della particolare presenza storica del gruppo Auchan con anche la sede di Rozzano che occupa oltre 800 addetti.

C’è ancora molto da chiarire e approfondire. Chiediamo che qualcuno finalmente racconti la verità o almeno la cerchi con sincerità e indipendenza. Ci appelliamo alle persone libere e di buona volontà perché siano fatti tutti i necessari approfondimenti e soprattutto sia effettivamente salvaguardata il più possibile l’occupazione anche con processi di ricollocazione”.

 

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