Durante gli scavi al Pincio riportati alla luce frammenti inediti della Fano medievale

Durante gli scavi al Pincio riportati alla luce frammenti inediti della Fano medievale

FANO – I lavori di riqualificazione, tuttora in corso, condotti dal Comune di Fano nell’area del Pincio, fra l’Arco di Augusto e la Porta Maggiore, hanno permesso nelle scorse settimane, di riportare in luce attraverso lo scavo archeologico un frammento del tutto inedito della Fano medievale e primo rinascimentale e di acquisire molte informazioni su una fase storica della città ancora poco nota archeologicamente.

Visto l’alto rischio di rinvenimenti archeologici dovuto all’ubicazione dell’intervento a pochi metri dall’Arco di Augusto, i preliminari lavori di rimozione del selciato per la ripavimentazione previsti dal Comune sono stati condotti in regime di sorveglianza archeologica in corso d’opera su richiesta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche.

Nel corso dell’attività di sorveglianza, condotta sul campo dalla dott.ssa Laura Cerri e collaboratori per Tecne S.r.l. sotto la direzione scientifica della dott.ssa Maria Raffaella Ciuccarelli, archeologo responsabile per la tutela di Fano della Soprintendenza, sono emerse numerose strutture, già demolite, rasate e ricoperte, di età post classica, relative alla Porta Maggiore, alla sua viabilità interna e a una serie di cunicoli militari ad essa legati.

L’area oggetto di intervento è immediatamente esterna alle mura romane e sostanzialmente antistante l’Arco d’Augusto. Nel Medio Evo, secondo numerosi documenti d’archivio e secondo i più accreditati studi, qui si era sviluppato un piccolo borgo (Borgo Mozzo) che venne successivamente inglobato all’interno del perimetro urbano all’inizio solo con la costruzione di una nuova fortificazione costituita da una palizzata lignea.

Nel 1227 venne costruita la prima Porta Maggiore, per sostituire l’Arco di Augusto, unico ingresso alla città su questo lato; questa struttura doveva essere però forse anch’essa lignea e non monumentale. Di essa non resta traccia archeologica.

Tra il 1416 ed il 1424, per volere dei Malatesta, Pandolfo III e Sigismondo Pandolfo, venne costruita la prima fortificazione in muratura al posto della palizzata lignea.

Nel 1463, in seguito al terribile assedio di Fano da parte di Federico da Montefeltro duca di Urbino, la prima porta in muratura fu distrutta e subito dopo ricostruita su progetto di Matteo Nuti, celebre architetto della corte dei Malatesta.

Nel 1573, per volere di Papa Gregorio XIII che aveva richiesto una revisione del sistema difensivo della città, Porta Maggiore fu ampliata con un prolungamento verso l’interno della città per aumentarne le potenzialità difensive e venne eretto un grande portale a bugne di arenaria che, così come gran parte della porta, fu demolito negli anni ’30 del secolo scorso come risulta chiaro dalle fotografie d’epoca.

Questo settore della città antistante l’Arco di Augusto, affacciato sul primo segmento della via per Roma, insomma, è sempre rimasto di fondamentale importanza topografica e strategica per la città e per questo è stato più volte fortificato anche per mano di architetti molto noti.

L’importante sequenza storica di modifiche e rifacimenti nota dai documenti d’archivio è stata confermata in tutto e per tutto dallo scavo archeologico che Soprintendenza e Comune hanno concordemente deciso di avviare per verificare la complessa situazione stratigrafica apparsa al di sotto del selciato moderno e per indirizzare al meglio, grazie alla comprensione, la necessaria azione di tutela delle strutture rinvenute.

Appare infatti chiaro che lo scavo restituisce uno spaccato delle diverse fasi costruttive della Porta Maggiore che, come sopra descritto, ha subito vari rifacimenti, restauri, ampliamenti e demolizioni fino all’età contemporanea, con notevoli modifiche planimetriche e di forma esteriore.

È stato prima di tutto messo in luce, a livello di fondazione, il corpo della porta che possiamo far risalire, per ragioni stratigrafiche, alla prima costruzione in muratura del 1424 o poco prima, con ante di chiusura a formare un primo cavedio.

Ad esso è fisicamente collegato, perché costruito in un unico corpo con un’unica muratura, un cunicolo molto ben conservato, al quale si accedeva all’interno della porta tramite una ripida scalinata, può essere messo in relazione con la prima fase in muratura della porta.  Con ogni probabilità esso metteva in comunicazione la Porta con l’esterno della città, passando al di sotto del fossato che circondava le mura.

In seguito alla distruzione della porta effettuata da Federico da Montefeltro il cunicolo venne chiuso e la Porta fu ricostruita su progetto del Nuti con la costruzione di nuovi muri. E’ la ceramica rinvenuta all’interno del cunicolo a testimoniare la data della sua chiusura, compatibile con gli interventi tardo quattrocenteschi.

Più verso l’interno dell’area e verso l’arco di Augusto, invece, lo scavo ha riportato in luce una grossa muratura, sempre simmetrica sui due lati, attribuibile all’intervento papale del 1573. In seguito ad esso la facciata interna della porta venne prolungata verso la città con un avancorpo addossato alle strutture precedenti. Questo prolungamento è ora ben visibile ed evidente, benché ridotto allo stato di fondazione dagli abbattimenti contemporanei.

Sul lato della porta opposto a quello ove è stato rinvenuto il cunicolo con scaletta, è stato riaperto e ispezionato un

secondo cunicolo ancora perfettamente conservato e percorribile.  Piuttosto ampio, esso era munito di una cannoniera da un lato e di un camminamento poi tamponato dall’altro. Gli scavi più recenti sembrano dimostrare che questi due cunicoli fanno sistema.

L’indagine ha quindi permesso di acquisire molti elementi nuovi e di fondamentale importanza anche rispetto al sistema di cunicoli noto a Fano, già in sé complesso e oggi arricchito di questa rete collegata alla porta e, certamente, alla sicurezza e alla difesa della città.

Lo scavo stratigrafico condotto a mano dalle archeologhe ha permesso infine di mettere in luce una ben conservata sequenza di piani stradali riferibili alle varie fasi costruttive della porta, tra i quali una parte di strada in mattoni, alcuni battuti ghiaiosi sovrapposti e un piano stradale costituito da basoli forse riutilizzati e prelevati dalla vicina via Flaminia.

Tutte le strutture archeologiche scoperte e scavate sono tuttavia conservate solo a livello di fondazione, perché furono ugualmente coinvolte negli abbattimenti del 1930, ben documentati dalle fotografie d’epoca e da numerosi grandi scarichi di materiale edilizio, che colma grandi depressioni artificiali presenti nell’area.

Al termine delle indagini archeologiche saranno valutate e messe in atto, in accordo con l’Amministrazione comunale, tutte le forme di tutela necessarie per il complesso delle strutture e tutte le forme di comunicazione, divulgazione e valorizzazione compatibili con la tutela stessa, che è prioritaria.

“La storia di Fano” – ha detto il Sindaco Massimo Seri – “si arricchisce di un ulteriore tassello grazie a questi ritrovamenti che ci permettono di comprendere meglio il susseguirsi delle fortificazioni erette davanti all’Arco d’Augusto durante il Medioevo e il Rinascimento.

L’importanza di tali scoperte ci impone ora di operare di concerto con la Soprintendenza archeologica al fine di valorizzare al meglio anche questi nuovi contenuti storici. Fano giustamente si vanta di essere una città che ha conservato meglio di altre le proprie vestigia, un patrimonio storico e artistico che oggi costituisce una considerevole attrattiva turistica”.

L’Assessore Cristian Fanesi aggiunge: “Al termine degli interventi il Pincio diventerà un luogo ricco di storia ma anche una bellissima piazza funzionale per eventi e accogliente per le persone”.

 

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