Elena Morbidelli: “Trecastelli diventa una città… ma c’è davvero da festeggiare?”

Elena Morbidelli: “Trecastelli diventa una città… ma c’è davvero da festeggiare?”

di ELENA MORBIDELLI

TRECASTELLUI – Da oggi il Comune di Trecastelli viene insignito del titolo di “città”. Grandi festeggiamenti per celebrare la cosa. Sono settimane che si investono energie e risorse per tale evento.

Io resto basita di fronte a questa notizia. Come cittadina dovrei esserne felice? Ma cosa cambierà nella mia vita da domani? Servizi migliori ed efficienti? Più risorse per il territorio? Maggiore visibilità?

Nulla di tutto ciò… solo un nuovo appellativo sulla carta intestata.

Vedo la politica andare in un verso e la nostra vita in un altro.

Mi chiedo che fine farà la nostra cultura e il senso di appartenenza alla nostra comunità.

Io posso solo dire che amo vivere in un paese, non in una città; non me ne sono andata perché mi piace stare qui. Mi piace l’aria pulita, la monotonia della vita, la piccola comunità, uscire di casa ed essere in aperta campagna facendo pochi metri. È forse brutto vivere in un paese?

Dalle scelte fatte, penso che gli amministratori si stiano vergognando di vivere in un piccolo comune. Il festeggiare per essere diventata una “città” lo dimostra.

Riflettiamo insieme su quello che è successo negli ultimi anni.

Prima venne la fusione. Al momento della nascita di Trecastelli, ci hanno indorato la pillola… “Non vi preoccupate ogni realtà rimarrà tale e quale al suo interno. Ci saranno i prosindaci e ogni territorio avrà la sua rappresentanza”. Dopo quattro anni non si può dire che queste premesse siano state mantenute. Eppure lo statuto parla chiaro.

Poi da qualche mese si parla di Unione. Quello che ci aspetterà non lo sappiamo, per il momento è stato votato solo un contenitore vuoto che dovrà essere riempito. Ovviamente non si sa di che cosa, ma intanto i nostri amministratori hanno votato la sua nascita… per fiducia ai promotori, mi viene da pensare.

E ora il comune di Trecastelli diventa “città”…

Corinaldo ed Ostra lo sono… ma per decreto del Pontefice di oltre trecento/cinquecento anni fa. In quell’occasione era “il sovrano” a concedere questo titolo… Corinaldo lo ha ottenuto per essere resistito 23 giorni all’assedio dei Della Rovere e Ostra per il suo grande sviluppo economico… Dopo secoli è la volta di Trecastelli. Ma per cosa ha ottenuto questo titolo? Io non l’ho capita. Cosa è valso lottare per una democrazia se poi la storia si ripete quasi immutata?

Non c’è più un sovrano ma in effetti, il titolo è stato concesso con l’intervento del Prefetto… a cui tra l’altro verrà riconosciuta la cittadinanza onoraria di Trecastelli, per ripagarlo magari di tale cortesia.

Nel 2018 sono questi i problemi concreti della nostra comunità?  Non è forse più importante occuparsi di altre questioni amministrative?

Concludo questo mio articolo con una frase di Franco Arminio che invito tra l’altro da queste parti perché c’è proprio bisogno di un po’ di “paesologia” “Non so più come dirlo: i paesi stanno sparendo, sta sparendo un mondo e da questa sparizione noi che abitiamo i paesi siamo attraversati come da una slavina silenziosa. Assistiamo a un urbanesimo al contrario. Non sono più tanto i paesani ad andarsene, è la città che raggiunge i paesi e li distrugge. Spesso ho scritto che dalle mie parti è stato troppo veloce il passaggio dalla civiltà contadina alla modernità incivile. Forse bisognerebbe segnalare un passaggio parallelo e altrettanto virulento dalla civiltà dei paesi al modello della città diffusa”.

 

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