Manoni: “All’odio e al rancore preferiamo il pluralismo delle idee”

Manoni: “All’odio e al rancore preferiamo il pluralismo delle idee”

A Senigallia non si arresta il dibattito sugli stemmi pontifici che si vogliono incastonare nella ristrutturata piazza Garibaldi

Manoni: "All’odio e al rancore preferiamo il pluralismo delle idee"

di PAUL MANONI*

SENIGALLIA – “Mai chiesti stemmi pontifici in piazza Garibaldi”. Così titolavano i giornali locali lo scorso 20 Giugno 2015, quando la stizzita Diocesi di Senigallia, correva ai ripari con un suo comunicato, dopo che la delegazione locale del Circolo UAAR di Ancona aveva sollevato la questione sugli inopportuni stemmi pontifici che sarebbero stati inseriti nella riqualificazione della pavimentazione della piazza.
Non c’erano buoni motivi per non credere, almeno su questo, alle parole della Curia, ma ce ne sono adesso, dopo che una lettera a firma “Don Giuseppe Cionchi”, “bontà sua”, è apparsa ieri sui quotidiani locali. Si comincia seriamente a dubitare delle reali intenzioni decantate all’epoca dal clero locale, se oggi, a seguito di una democratica petizione presentata in Municipio per riaprire una discussione altrettanto democratica su quelle scelte “piovute dal cielo”, leggiamo parole così cariche di odio e rancore, che si sommano ad episodi di insofferenza riscontrati in questi giorni nei confronti di chi ha firmato quella petizione, preso a male parole da chi evidentemente non riconosce che si possano usare mezzi democratici e propositivi per manifestare le proprie idee.
Alla faccia dell’apertura di porte “sante” e della “misericordia” dell’anno giubilare tanto pubblicizzata, Cionchi sui principali personaggi che hanno unito l’Italia, nella sua lettera taglia corto: Giuseppe Garibaldi era un guerrafondaio; Vittorio Emanuele II un corrotto e pervertito; e Cavour un assassino. Nulla da ridire circa le diverse chiavi di lettura della Storia, dal nostro punto di vista. Questi tre, assassini e guerrafondai a modo loro lo erano di certo, ma erano di sicuro in compagnia del “Beato Pio IX”, come abbondantemente dimostrato. Chissà però se Don Giuseppe si sia reso conto che gli stemmi in oggetto di discussione, quelli che si vorrebbe incidere nel marmo e piazzare in Piazza Garibaldi, non sono né quelli di Vittorio Emanuele II, né quelli di Cavour, né quelli di Garibaldi, ma quelli pontifici di Pio IX, e che tutti e tre questi personaggi storici, non hanno mai ne aspirato alla “santità”, ne hanno mai predicato dal pulpito il comandamento “Non uccidere” di giorno, firmando condanne a morte prima di andarsi a coricare la sera, come invece faceva il suo beniamino Giovanni Maria. In ogni caso, abbiamo la sensazione che se Garibaldi, Cavour o Vittorio Emanuele II, avessero firmato un Concordato con la Chiesa, probabilmente oggi sarebbero considerati “Uomini della provvidenza” al pari di altri discutibili personaggi come Mussolini, Videla, Franco, Pinochet, Salazar e via dicendo.
Tralasciando l’antagonismo storico e le vicende spesso sanguinose che hanno portato all’Unità d’Italia, che si riscontrano su tutti i fronti e da parte di tutti i personaggi, e che sicuramente sono un motivo in più per non porre quegli stemmi pontifici, con tutta evidenza divisivi per molti cittadini, ciò che invece non possiamo certo trascurare sono gli evidenti tentativi odierni di derubricare questa questione degli stemmi pontifici ad una questione politica-partitica.
A ben vedere è politica solo nella misura in cui tutti i nostri rappresentanti istituzionali hanno il dovere di ascoltare le istanze dei loro cittadini, e dare loro una risposta, certo. Ma se nell’ultimo mese abbiamo potuto sentire interventi e considerazioni di ogni tipo sul rifacimento di quella piazza, dalla pedonalizzazione, alle fognature, passando per alberi, parcheggi, patrimonio archeologico, ecc, e mai, mai un solo intervento che si soffermasse sui quegli stemmi e sulle reiterate istanze di rivedere e correggere tale decisione, il sospetto che non se ne voglia parlare “per comodità”, a nostro avviso cresce di giorno in giorno.
Quanta paura farà mai la riapertura di questa discussione cittadina, alla Diocesi o all’amministrazione comunale? Ma soprattutto, cosa verrebbe meno rispetto alla bellezza di quella piazza, se venissero scelti dei simboli più inclusivi e rispettosi delle sensibilità e della pluralità di idee e sentimenti di ogni cittadino senigalliese, sia esso vicino a Pio IX o all’Unità d’Italia? Ce lo chiedevamo nel Giugno scorso, e ce lo chiediamo ancora oggi attraverso quella petizione. Speriamo che qualcuno prima o poi risponda, possibilmente senza l’acredine delle parole scritte dal caro Don Giuseppe Cionchi.

*Delegazione UAAR di Senigallia

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