MONDOLFO

MONDOLFO

MONDOLFOIl cuore dell’antico castello di Mondolfo è la grande piazza centrale dominata dalla Residenza municipale costruita con la torre civica in stile neogotico nel 1931, con mattoni recuperati dall’antica sede comunale distrutta dal terremoto dello stesso anno. Si tratta di un grande corpo di fabbrica in muratura faccia a vista, da cui si diramano a raggiera vicoli e scalinate nelle diverse direzioni. Accanto, la parrocchiale di Santa Giustina, già attestata nel 1290, fu ristrutturata ed eletta a Collegiata da Papa Urbano VIII nel 1635. Un successivo intervento fu realizzato nel 1739. L’interno a navata unica è tardo barocco. Nell’elegante cantoria posta sopra l’ingresso principale, c’è un organo del 1776 di Gaetano Callido, il massimo esponente della scuola organaria veneta del Settecento.

Superato il cinquecentesco palazzo Giraldi Della Rovere, si arriva allo Sferisterio, campo di gioco del pallone col bracciale, con cui ci si divertiva nelle corti rinascimentali. Oltrepassato il grande arco del Seicento, si arriva all’Oratorio di San Giovanni Decollato, una piccola chiesa che nel 1612 apparteneva alla confraternita della buona morte, i cui membri durante i riti funebri indossavano un sacco nero. L’altare di legno dorato e intagliato espone un crocefisso ritenuto miracoloso, e l’interessante tela di Salomè con la testa di San Giovanni Battista è di ignoto autore di ambito emiliano: un torbido racconto barocco con suggestioni esotiche e gusto del prezioso.

MONDOLFOPercorrendo i camminamenti lungo le mura, si arriva al belvedere da dove la vista abbraccia la marina da Marotta al Monte Conero. Dal rinascimentale palazzo Peruzzi si giunge all’ottocentesco varco di Porta Fanestre e quindi alla prima cerchia muraria, di forma ovale e databile al VI secolo nella sua parte più antica, mentre le attuali mura in laterizio sono del XV secolo.

Dagli spalti si ammira il panorama sulla campagna e le vallate circostanti. Il Bastione di Sant’Anna, costruito nella prima metà del Cinquecento in sostituzione della torre danneggiata nell’assedio del 1517, cessata la funzione militare è diventato un giardino all’italiana scandito dalle geometrie delle aiuole segnate dalle siepi in bosso e dalle rose rosse e gialle: prima lo curavano le monache di Sant’Anna che dal 1650 vivevano in clausura nel monastero non più esistente, oggi l’amministrazione comunale.

Dal Borgo Ospedaletto, luogo dell’antico ospedale per i pellegrini fuori dalle mura, si arriva alla seconda cerchia muraria, eretta nel Duecento e risistemata nel Quattrocento dal noto architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini, incaricato di realizzare un sistema difensivo omogeneo, adeguando il castello e la possente rocca all’uso delle armi da fuoco.

Porta Santa Maria (XIX secolo) è il varco da superare per raggiungere il complesso monumentale extraurbano di Sant’Agostino. L’insediamento degli agostiniani risale al 1291, ma la chiesa di Santa Maria del Soccorso si presenta in una veste tardo cinquecentesca con rimaneggiamenti interni del Settecento. La facciata del 1726 ha tre eleganti portali in arenaria con motivi decorativi di gusto rinascimentale.

MONDOLFOAll’interno, il pulpito ha un baldacchino di legno dorato, il coro è in radica di noce e i dipinti di soggetto sacro sono di maestri del Seicento marchigiano: Claudio Ridolfi è autore di una Sacra Conversazione dai toni delicati, su uno sfondo di archi e colonne, Giuliano Persciutti di unaCrocefissione di gusto coloristico veneto, e Giovan Francesco Guerrieri del Martirio dei Santi Simone e Giuda dal naturalismo caravaggesco. A fianco della chiesa, il convento degli agostiniani ha il chiostro affrescato nel Seicento e il pozzo dello stesso periodo.

A un km dal borgo, l’anima francescana del territorio è rappresentata dal convento di San Sebastiano, edificato nel 1760 sul luogo occupato da una chiesetta del 1479. Nell’attigua chiesa a croce greca, in una pala d’altare del pittore Sebastiano Ceccarini appare Mondolfo com’era nel Settecento.

MONDOLFOPoco più lontano, l’abbazia di San Gervasio di Bulgaria, fondata nel V-VI secolo, ha un impianto basilicale mutuato dalle grandi chiese di Ravenna e l’interno settecentesco. Nella cripta è custodito il più grande sarcofago ravennate delle Marche, del VI secolo, con incisi simboli cristiani, croci, corone d’alloro e due pavoni simbolo d’immortalità. Da Bisanzio ai longobardi, di qui è passata la storia più antica di Mondolfo.

L’ipotesi più accreditata è che il nome Mondolfo derivi da Montoffus, cioè Monte di Offo, il capostipite della famiglia feudale che ebbe la signoria sul castello fino all’avvento dei Malatesta. Più fantasiosa la congettura di Mons-Ophis, monte del serpente (dal greco ofis), perché la selva su cui sorgeva il borgo era piena di rettili.

La duplice anima contadina e marina del territorio si riflette nella cucina. Dal mondo agricolo arrivano ricette con protagonista un legume come la fava, e dall’Adriatico il pesce azzurro, il brodetto e i succulenti garagoj (molluschi). I sapori sono esaltati dall’olio e dal vino dei colli mondolfesi.

Gli spaghetti al sugo rosso di tonno e alici sono l’interpretazione locale del piatto tipico italiano. Da non perdere le pietanze a base di farina di fava come i “tajolini sa la fava”.

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