Da venerdì a Montemarciano la rassegna “Verde e Oro” l’Altro Rinascimento

Da venerdì a Montemarciano la rassegna “Verde e Oro” l’Altro Rinascimento

MONTEMARCIANO – Venerdì 5 luglio prende il via a Montemarciano la XIX edizione della rassegna “Verde e Oro” l’Altro Rinascimento, organizzata dal comune di Montemarciano e dal “Sodalizio del verde e dell’oro”, con la direzione culturale del dott. Olivio Galeazzi.

Tre serate estive ( 5 luglio all’ Hotel Colle Sereno, 12 luglio all’ Osteria Villa Marzocchi, 19 luglio presso la Corte di palazzo Medi) nella “terra delle cinque lune” che ricondurranno a quel fantastico e contraddittorio momento della nostra storia che va sotto il nome di Rinascimento; Montemarciano, dominio dei Malatesta prima e dei Piccolomini poi, si inscrive a pieno titolo nel racconto della grande storia delle corti italiane, racconto che tocca l’acme del pathos con l’incredibile, drammaturgica figura di Alfonso Piccolomini, il duca bandito, primula rossa ante litteram, signore di Montemarciano dal 1576 al 1591. Proprio dallo stemma araldico della famiglia Piccolomini che recita “ D’argento, alla croce d’azzurro, caricata di cinque lune montanti d’oro” si richiama “ Verde e Oro” nella definizione di Montemarciano.

Filo conduttore delle tre serate ( ad ingresso libero e con inizio alle ore 21.00) sarà, come suggerito dal titolo “Scelus et damnatio” lo sbirro e l’assassinio sotto le cinque lune, l’amministrazione della giustizia principalmente in relazione a casi di omicidio.

Scopriremo se la nuova e rivoluzionaria visione del mondo che il Rinascimento porta con sé e che carica l’uomo di responsabilità come essere libero, artefice di se stesso, portatore di senso critico avrà influenzato in qualche modo anche il giudizio dei tribunali. Le relazioni ci faranno entrare non solo in strani ed inquietanti episodi locali ma ci introdurranno anche a corte: Ferrara, Urbino, Milano, Firenze, tra sfarzi e cultura, tra intrighi e bassezze e tanta bellezza.

Tra nomi che fanno parte di ognuno di noi ( consapevoli o no che ne siamo) come Gonzaga, Sforza, della Rovere, Borgia, Medici e ancora Raffaello, Machiavelli, Michelangelo, Piero della Francesca potremo comprendere se lo splendore culturale ed artistico dell’epoca, splendore che travalicò di gran lunga i confini italiani, potè mettere anche l’uomo-assassino al centro del mondo, tentando almeno in parte di smantellare antiche asimmetrie sociali, in un momento di estrema debolezza politica in cui l’Italia che aveva recuperato i temi e gli stilemi culturali della Grecia sembrava anche seguirne la decadenza.

La ricca e bella penisola italiana infatti dal 1494 in poi fu considerata preda ambita dalle monarchie di Francia e di Spagna che vi condussero a fini espansionistici ininterrottamente i propri eserciti portando guerre, devastazione e miseria; emblematico rimane il “sacco di Roma” perpetrato da Carlo V e dai suoi Lanzichenecchi nel 1527.

I relatori: lo storico Danilo Ripanti, la dott.ssa Monia Fratoni, il prof. Giuseppe Armocida dell’Università dell’Insubria ci faranno rivivere storie ed atmosfere locali ed  italiane penetrando quanto più possibile nell’animo degli uomini del Cinquecento, sia giudici che assassini.

 

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it