Grande partecipazione questa mattina nel cuore del borgo. Dopo il monito del parroco, centauro tra i centauri, la carovana si è spostata tra le curve del Verdicchio con tappa finale ad Apiro per il pranzo
di GIUSEPPE CHIUCCHIÙ
MONTECAROTTO – Le colline del Verdicchio si sono svegliate di soprassalto, questa mattina, con il suono profondo e vibrante di decine di motori. Si è svolta oggi, domenica 28 giugno, la seconda edizione della «Benedizione delle moto e dei motociclisti», un appuntamento che ha più che confermato le aspettative della vigilia, richiamando a Montecarotto una folla entusiasta di appassionati.
La splendida cornice di piazza del Teatro si è riempita subito dopo la messa delle 9:00, trasformandosi in un mosaico abbagliante di colori, caschi lucidati a specchio e cromature scintillanti al sole di giugno. A colpire è stata soprattutto l’eterogeneità della partecipazione: i centauri non sono arrivati solo dal paese o dai comuni limitrofi della Vallesina, ma anche da province lontane della regione, a testimonianza di come l’evento stia diventando un punto di riferimento sentito — e cercato — per la comunità delle due ruote.
Alle 10:30, come da programma, ha avuto inizio il momento più atteso della mattinata. A renderlo ancora più autentico e carico di significato è stata la figura dello stesso parroco di Montecarotto, sceso in piazza non solo con la stola, ma con il casco sotto il braccio: motociclista tra i motociclisti, capace di condividere con i presenti quella medesima, viscerale passione per l’asfalto e per la libertà delle due ruote.
Nel rivolgere la benedizione solenne ai presenti e ai mezzi allineati lungo la piazza, il sacerdote ha lanciato un messaggio tutt’altro che formale. Nato proprio da chi la strada la conosce da vicino — e la rispetta — il suo intervento ha ribadito con forza l’importanza della prudenza: un richiamo accorato a stare attenti, a non abbassare mai la guardia, a ricordarsi che ogni curva merita rispetto. Parole che, in bocca a un prete in sella, suonano ancora più vere.
Terminata la funzione, accesi i motori, la manifestazione è entrata nella sua fase più adrenalinica. La carovana si è mossa compatta, guidata dallo stesso parroco in testa al serpentone, per un suggestivo giro panoramico tra i filari dei vigneti e le curve sensuose delle colline del Verdicchio — uno di quei paesaggi che sembrano fatti apposta per essere vissuti a cielo aperto, con il vento addosso. La sfilata si è poi diretta verso Apiro, meta scelta per un pranzo conviviale che ha chiuso la giornata nel segno dell’amicizia, del buon vino e della buona tavola.
Un bilancio più che positivo, dunque, per una festa che sa tenere insieme il rombo dei motori e il raccoglimento della preghiera, la gioia di guidare insieme e il rispetto per la vita. Appuntamento alla terza edizione.
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