Di TIBERIO CRIVELLARO
Esiste ancora, per fortuna, una piccola isola della poesia italiana contemporanea differente da quell’ampio terreno occupato da una certa “posizione” pseudolirica e pseudosublimante del tipico soggetto Io adolescenziale, o al punto più basso, di quella prateria cavalcata da alcuni poeti noti in quanto occupano posti di potere presso importanti case editrici o in premi letterari di dubbia onestà Una poesia-isola non sempre riconosciuta, scrupolosamente civile di denuncia per ciò che accade ai margini del palcoscenico attuale, deprimente e crudele, quello dei guerrafondai e miliardari privi di ogni scrupolo; poesia di contenuto letterario elevato, che si fa capire e trasmette pure i fondamenti dell’etica sociale.
Tra quei pochi di valore c’è Alessandro Fo, latinista all’Università di Siena, e importante traduttore non solo di Rutilio Namaziano e Virgilio; Poeta fuori dalle correnti dominanti, arroganti, sopra tutto dell’ultimo trentennio.
La sua ultima raccolta “Luci e eclissi” pubblicato da Einaudi (uscito a fine febbraio scorso) è la conferma della maturità di Fo, il quale giunge a una realizzazione di “compiutezza poetica”. La raccolta si articola in tre sezioni: Nascere, Vivere, Eclissarsi, in cui l’autore cita fonti, dediche, rimandi autobiografici con una generosità e precisione tanto da rendere questo suo gesto poetico una parabola da leggere. Un bell’esempio è Da unTG…”Nel racconto dell’uomo che per caso/ l’ha scoperto, il neonato/ che piangeva nella spazzatura/ ‘stringeva forte il mio dito’,/ sembrava non volerlo lasciarlo più’,” // Si attaccava alla vita?/ Chissà/ come potesse essere divinato/ che, appena generato,/ quel signore lo stava già salvando.”
Luci e Eclissi è stesura poetico-prosaica, una scrittura “stenografica” di frammenti di conversazione conoscendo la tradizione lirica italiana e latina, frequentandola come studioso; non solo in “nomine” della vita ma anche delle persone presenti nella raccolta: i carcerati di San Gimignano, i rifugiati ucraini, i vecchi nelle case di riposo, e le badanti slavofone. Sul carcere, commuove il testo su uno dei detenuti: “(…) Quand’ero detenuto al San Giuliano,/ così ogni tanto veniva mia moglie,/ c’era un accordo fra noi, nel congedo:/ mezz’ora, ancora, da dentro io, e lei fuori,/ avremmo insieme guardato una nuvola,/ Pensandoci,/ Uniti dalla nuvola,/ la nuvola in comune su nel cielo”. E ancora, le tematiche sulla morte, quella del lutto, della sparizione come il buio dell’eclissi dopo uno “scoppio di Luce”.
Ma anche la comicità, l’ironia, la graziosità del vivere quotidiano, fino all’ultimo testo dell’elegante plaquette “Scudo stellare”; e da un mio personale “pavese” vi rimando alla stupenda poesia della copertina: “Camminando, osservando la mia ombra”. Non c’è ombra di dubbio che “Luci e Eclissi” sia una raccolta…MEMORABILE.
ALESSANDRO FO
LUCI E ECLISSI
Einaudi
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