Sino ad ora non conoscevo Fornaretto Vieri se non dopo la lettura della sua raccolta “A carbon bianco” (Betti Editore – Monteriggioni di Siena). Non si finisce mai di imparare. Le pregevoli poesie della corposa raccolta si potrebbero definire una cifra autobiografica, dall’infanzia all’età adulta osservando l’universalità dal punto di vista sia diacronica quanto sincronica.
Ma chi meglio di Alessandro Fo (latinista all’Università di Siena) potrebbe spiegare, proporre le migliori osservazioni da abile critico qual è? E in effetti ben lo evidenzia (nell’introduzione al testo): “La sua poesia inclina a una schedatura enciclopedica alla visione del mondo (…) un ampio canzoniere di liriche filosofiche, teologiche, storico-artistico, zoologiche, e più in generale naturalistiche, o relative agli scrittori e ai libri più amati, non senza una costante e meticolosa esplorazione dei segreti di quello fra gli ‘strumenti umani’ che con l’impulso d’una saetta attraversa tutti questi domini, ovvero la meraviglia del linguaggio. (…) I caratteri connotativi di questa voce così cristallina ed efficace sono presto richiamati. (…) La lingua è un italiano culto, amministrato – ma sempre in stretta pertinenza, lontani da ogni forma di esibizionismo – (…) di un’eloquenza semplice e incisiva, spesso distesa sulla lunga gittata. (…) il tutto caricato di una forte partecipazione emotiva in grado di catturare il lettore in un commosso coinvolgimento sentimentale”.
E ancora, di “Una ricchezza lessicale prorompente, dove la fantasia della parola, con tutto il suo corredo di termini così specifici, affascinanti e per noi spesso desueti, Fornaretto Vieri costruisce mondi lontani che vanno da luoghi gelidi e solitari, a mari solcati da vele corsare, a foreste di glicini e begonie tra cui occhieggiano pantere e animali esotici”, è quanto aggiunge, nella sua nota, Elisabetta Olobardi. A voler saperne ancora di più, vi invito a leggere, sempre a inizio raccolta, la riflessione sulla poesia dell’autore stesso. che riassumerei parzialmente in questi versi: “Ho messo in versi i modi del reale/ e ciò che dentro detta fantasia,/ i numeri, le stelle, gli animali,/ la storia e la sapienza popolare/ ed il pensiero e l’arte e la poesia,/ la fede, la speranza ed il dolore/ e quanto può l’amore e quanto sia”: Riuscirà il lettore a districarsi da una felice selva, a uscirne senza macule da questa felice sagra? Come andare sulle montagne russe per poi plagare. Direi, dico.
FORNARETTO VIERI
A CARBON BIANCO
Betti Editore
Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it