di ANTONIO MASTROVINCENZO*
ANCONA – I dati forniti dall’Ires CGIL sono preoccupanti poiché evidenziano disuguaglianze in termini di qualità e stabilità del lavoro nelle Marche, che colpiscono in particolare donne e giovani, e l’aumento costante del numero di lavoratori intermittenti (+ 122% negli ultimi dieci anni). A questo quadro, si deve aggiungere l’incremento del 15% delle ore di cassa integrazione salariale, così come riportato dal recente rapporto di Banca d’Italia.
I recentissimi dati Excelsior di Unioncamere mostrano poi come nei prossimi tre mesi ci sarà un calo di oltre 3.000 assunzioni nella nostra regione e confermano come per il 50% delle imprese marchigiane la formazione inadeguata sia un ostacolo insormontabile per l’inserimento di nuovo personale nelle aziende: segno che va cambiata ricetta, va modificato sostanzialmente l’impianto del nostro sistema formativo, perché il mancato allineamento tra la domanda e l’offerta di lavoro frena lo sviluppo e la competitività delle nostre imprese.
Vanno poi ulteriormente valorizzati gli ITS (Istituti Tecnici Superiori) con una adeguata campagna informativa tra i giovani, ampliandone l’offerta; gli ITS rappresentano una opportunità di assoluto rilievo e l’espressione di una strategia vincente di connessione delle politiche di istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali.
La Giunta Acquaroli continua ad ignorare la promozione di forme di inserimento lavorativo dei neolaureati con progetti che coinvolgano le Università attraverso borse di studio per dottorati di ricerca in ambiti strategici, per raccordare la ricerca accademica con il tessuto economico. Investire sulle competenze dei nostri giovani è la chiave per il futuro della nostra regione.
A questo va aggiunto un indispensabile incremento di risorse per incentivare rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
Non va poi ignorato l’appello delle organizzazioni artigiane che recentemente hanno chiesto un rilancio perché le piccole imprese sono in difficoltà: in un anno hanno chiuso i battenti 471 aziende. Negli ultimi 10 anni la nostra regione è stata quella in cui il numero delle imprese artigiane ha subito il calo maggiore in Italia: un vero e proprio crollo del 28%.
Non sono più procrastinabili interventi che rafforzino il sistema produttivo marchigiano, assicurino una formazione corrispondente ai fabbisogni delle imprese e garantiscano stabilità e qualità del lavoro.
*Consigliere regionale
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