Marta Ruggeri sull’Ospedale di Pergola: “Risposte evasive e scelte incoerenti della Giunta regionale sulla carenza di medici”
ANCONA – La risposta fornita questa mattina in Consiglio regionale dall’Assessore alla Sanità Paolo Calcinaro alla mia interrogazione sulla carenza di personale medico presso l’Unità Operativa Complessa di Medicina dell’Ospedale di Pergola è stata del tutto insoddisfacente e, per certi versi, preoccupante.
Una situazione già denunciata dalla Federazione Sindacale CIMO-FESMED e che mette seriamente a rischio sia la continuità assistenziale sia la sicurezza delle cure per i cittadini dell’entroterra pesarese.
Nel suo intervento in Aula, l’Assessore ha ammesso che non esiste una dotazione organica specifica per la Medicina Interna di Pergola, perché il personale viene conteggiato in modo indistinto sull’intera AST.
Una scelta che di fatto rende invisibili le criticità dei singoli presidi e consente di giustificare qualsiasi carenza come “equilibrata” sulla carta, anche quando nella realtà i medici non bastano a coprire turni e guardie.
Ancora più grave è il ragionamento che lega la riduzione dei posti letto – passati negli anni da 30 agli attuali 16 – a una conseguente riduzione del personale medico, da 8 a 5 unità. Un’impostazione che rovescia il problema: non si parte dai bisogni di salute del territorio, ma si tagliano i servizi e poi si dichiara “adeguato” l’organico ridotto. Un circolo vizioso che porta allo svuotamento progressivo dell’ospedale.
Di fronte alla recente cessazione di un medico strutturato, la soluzione proposta non è stata un rafforzamento stabile del reparto, ma l’ennesimo ricorso a misure tampone: cooperative, ore aggiuntive, contratti libero-professionali. Un sistema costoso, precario e insostenibile nel lungo periodo, che scarica il peso dell’emergenza sugli operatori e mette a rischio la qualità dell’assistenza.
La pubblicazione del bando per un’assunzione a tempo indeterminato non può essere usata come foglia di fico, soprattutto quando dalla stessa risposta dell’Assessore emerge chiaramente che la dotazione attuale viene considerata sufficiente. È qui che emerge tutta l’incoerenza politica di questa Giunta.
Per questo ho posto una domanda semplice e inevitabile: come si giustifica l’investimento di oltre 30 milioni di euro su un ospedale il cui volume di attività è stato progressivamente ridotto e che oggi viene ritenuto compatibile con una dotazione organica minimale?
I cittadini delle aree interne meritano risposte chiare, scelte coraggiose e una visione concreta sul futuro della sanità pubblica. Continuare a minimizzare i problemi e a gestire le emergenze con soluzioni temporanee significa condannare questi territori a un diritto alla salute sempre più debole.
*Capogruppo Movimento 5 Stelle – Consiglio regionale delle Marche
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