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Ad Ancona il primo corteo marchigiano per la libertà delle famiglie: “No alle ingerenze dello Stato” 

La manifestazione da Piazza del Comune al Tribunale dei Minori. Al centro il caso dei genitori abruzzesi separati dai loro bambini. “Difendiamo i diritti costituzionali – dicono gli organizzatori – dalla tutela dei più piccoli al ripudio della guerra” 

ANCONA – Una delle decisioni più controverse e divisive degli ultimi decenni scuote il dibattito pubblico sino a conquistare le piazze, anche quelle marchigiane. Sabato 6 dicembre le associazioni culturali Anima Mundi e Marche Terre Libere promuovono, ad Ancona, il primo corteo  marchigiano per la libertà delle famiglie. Il ritrovo è stato alle ore 14 davanti al Comune e arrivo al Tribunale dei Minori, per denunciare quella che viene definita “una crescente ingerenza dello Stato nelle scelte di vita delle persone, a partire dal caso della famiglia che viveva nel bosco in Abruzzo e a cui sono stati sottratti i figli”. Le associazioni intendono leggere questo episodio non come un semplice fatto di cronaca, ma come un “segnale di una più ampia deriva politica e culturale che colpisce chi tenta di costruire modelli di vita alternativi al paradigma dominante”.

“Consideriamo grave che le istituzioni intervengano nella forma più coercitiva dove non vi sono abusi o violenze, ma soltanto scelte esistenziali diverse dalla norma-spiegano gli organizzatori.

“una vita più a contatto con la natura, una minore dipendenza dalle tecnologie, stili di consumo sobri ed esperienze educative non allineate alla logica del mercato”, dichiarano l’associazione Anima Mundi, l’ Associazione Umanità e Ragione e l’ Associazione Marche Terre Libere. “Così il dissenso rispetto al modello neoliberista viene trattato come devianza e la ricerca di forme di vita essenziali e non mercificate viene trasformata in un rischio da neutralizzare”.

Le associazioni denunciano una concezione della tutela dei minori che, “invece di partire dal diritto dei bambini a relazioni affettive stabili, legami familiari vivi e comunità accoglienti, finisce per difendere un unico modello di vita considerato normale solo se pienamente integrato nei meccanismi del consumo, dell’iper-tecnologizzazione”. “In questo contesto- spiegano i promotori dell’iniziativa-la sottrazione dei figli somiglia ad uno strumento di disciplinamento sociale e lancia un messaggio di forte intimidazione verso chi immagina forme diverse di convivenza, educazione e rapporto con il lavoro e l’ambiente”. Tra gli intervenuti, Beatrice Spintoni (Ass. Umanità e Ragione), la coordinatrice del corteo Orietta Baldelli e Andrea Loccioni (Ass. Marche Terre Libere).

 

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