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Il Teatro del Sentino apre il sipario sulla stagione di prosa 2025/26

SASSOFERRATO – Il Teatro del Sentino apre il sipario sulla stagione di prosa 2025/26, la diciassettesima della sua storia recente.

Dieci i titoli proposti dall’ambizioso cartellone allestito dall’Amministrazione comunale con la collaborazione della Pro Loco e con il sostegno di varie aziende e di soggetti di natura socio-economica, i cui sponsor principali sono la Banca di credito cooperativo di Pergola e Corinaldo e l’azienda Faber Spa.

Questa nuova edizione, che prenderà il via il 12 dicembre, presenta cinque spettacoli in abbonamento che hanno quali protagonisti – tra autori, registi e attori – artisti di primo piano del panorama teatrale italiano e non solo: da Massimo Dapporto a Vanessa Gravina, da Biagio Izzo a Gioele Dix, da Rosita Celentano ad Attilio Fontana, da Edoardo Erba a Tom Topor, da Tiziana Foschi a Fabio Troiano, da Nicola Rignanese a Stefano Artissunch, soltanto per citare i più noti. Completano il cartellone tre appuntamenti destinati ai ragazzi e due concerti musicali.

E’ una stagione di alta drammaturgia che alterna spettacoli dalla esilarante comicità ad altri intensi e carichi di pathos, che spaziano dalla farsa, alla commedia, al dramma, le cui pièce affrontano spesso temi attuali: dalle relazioni umane alla violenza sulle donne, dalle dinamiche dei rapporti di coppia al fenomeno dell’illegalità, dal desiderio di leggerezza all’esigenza di vivere in una società più equa ed eticamente corretta. C’è grande attesa in città per scoprire i contenuti della nuova stagione.

Al riguardo, il sindaco Maurizio Greci spiega testualmente: «Anche quest’anno abbiamo voluto portare avanti tale iniziativa che ha una grande valenza culturale e sociale, cercando di soddisfare le aspettative dei tanti amanti di teatro che ci seguono da anni con passione e competenza. Le oggettive difficoltà incontrate a causa dell’aumento generalizzato dei costi non ci hanno però impedito di dare continuità ad un progetto in cui crediamo fortemente. Per tale motivo desidero ringraziare le imprese private che hanno fornito un preziosissimo sostegno, dimostrando grande sensibilità nel riconoscere la validità della nostra proposta artistico-culturale e la sua visibilità in un contesto ben più ampio di quello locale».

L’apertura della stagione, il 12 dicembre, appunto, è con L’illusione coniugale, opera teatrale del drammaturgo francese Éric Assous, che vedrà in scena tre artisti di grande spessore – Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch – protagonisti di un intrigante spettacolo che affronta un tema “universale” e sempre attuale: l’amore. Una pièce che mette al centro della narrazione le problematiche del rapporto di coppia, nel caso specifico quello coniugale, nella quale i tre interpreti esibiscono le loro alte qualità attoriali, calandosi ciascuno impeccabilmente nei ruoli di due “moderni” coniugi e del “terzo incomodo”. Sinossi: In una lussuosa abitazione estiva, la vita coniugale di una coppia apparentemente perfetta, si svela attraverso un gioco pericoloso di verità e menzogne.

Dopo una serata mondana, i due coniugi iniziano un confronto serrato, rivelando infedeltà, segreti e insicurezze che minano le fondamenta del loro matrimonio. La tensione sale quando entra in scena un vecchio amico del marito e possibile amante di sua moglie. Tra momenti di tensione e introspezione, il pubblico è trasportato in un viaggio emotivo che mette in discussione le illusioni su cui spesso si fondano i rapporti di coppia. I dialoghi taglienti e le situazioni emotivamente cariche, punteggiate da battute brillanti, mettono a nudo la vulnerabilità e la disperazione dei protagonisti, mentre cercano di trovare un equilibrio tra verità e perdono. Una rappresentazione – diretta dallo stesso Artissunch – ricca di colpi di scena, che, oltre a divertire e a coinvolgere lo spettatore, stimola una riflessione sui legami sentimentali.

Il teatro nel teatro, ovvero il “metateatro” (tecnica drammaturgica in cui la finzione teatrale si intreccia con la realtà), molto caro a Luigi Pirandello, è il fil rouge su cui si snoda la vicenda della rappresentazione che andrà in scena il 24 gennaio. A dare vita allo spettacolo, dal titolo Pirandello Pulp, un autentico “poker d’assi”: Edoardo Erba, drammaturgo creativo e prolifico, autore del testo, quindi Gioele Dix, artista geniale e straordinariamente poliedrico, che ne ha firmato la regia, e due interpreti di alto profilo, quali Massimo Dapporto e Fabio Troiano. Pirandello Pulp è una commedia originale e divertente nella quale leggerezza e profondità, comicità e riflessione, convivono e si intrecciano in maniera armonica. La trama: Siamo in prova sul palco dove deve andare in scena Il giuoco delle parti di Pirandello. Maurizio, il regista dello spettacolo, si aspettava un altro tecnico per il montaggio delle luci, ma si presenta Carmine che non sa nulla dello spettacolo e soffre di vertigini. Maurizio è costretto a ripercorrere tutto il testo per farglielo capire e Carmine, pur di non salire sulla scala a piazzare le luci, si mette a discutere ogni dettaglio della regia.

Ma le sue idee sono innovative e Maurizio passa dall’irritazione all’entusiasmo, concependo infine l’idea di una regia pulp: un Giuoco delle parti ambientato in uno squallido parcheggio di periferia. Così i ruoli si invertono, e ora è Maurizio che sale e scende dalla scala per puntare le luci, mentre Carmine è diventato la mente pensante, ma la scoperta di inquietanti verità scuoterà i precari equilibri trovati dai personaggi e farà precipitare la commedia verso un finale inaspettato. Il metateatro pirandelliano viene interpretato in questa pièce da Edoardo Erba in chiave più attuale e irriverente. Eppure la lezione del maestro siciliano irrompe all’improvviso, quando il rapporto fra i due personaggi va oltre il limite del prevedibile. Da applausi l’interpretazione di Dapporto e Troiano, che esibiscono il meglio della rispettiva “cifra artistica” dando vita ad una pregevolissima rappresentazione nella quale umorismo, ironia e colpi di scena tengono costantemente viva l’attenzione del pubblico.

Il terzo appuntamento, il 24 febbraio, è con uno spettacolo intenso, emozionante, la cui trama è ispirata ad un dramma giudiziario che scava nei segreti di una famiglia borghese. Pazza, questo è il titolo della rappresentazione nata dalla penna dello scrittore statunitense Tom Topor. Lo spettacolo, il cui adattamento e la regia sono curati da Fabrizio Coniglio, vede in scena un prestigioso cast di sei attori capaci di muoversi tra loro in grande sintonia, coinvolgendo emotivamente lo spettatore nell’esposizione di una vicenda familiare carica di drammaticità, umanità e suspense. Figura centrale della rappresentazione Vanessa Gravina, artista di grande valore, raffinata e versatile. Magistrale la sua interpretazione nel ruolo di una squilla di lusso accusata dell’omicidio di un anziano cliente. Non meno incisiva quella di un altro artista di talento, Nicola Rignanese, nei panni dell’avvocato d’ufficio chiamato a difenderla, che ha la capacità di comprenderne il segreto e la sofferenza. Per il delitto di cui è accusata, Claudia rischia venticinque anni di carcere.

Pur di salvarla, la sua ricca famiglia si affida ad un valente legale per farla dichiarare incapace di intendere e di volere e farla internare in un istituto psichiatrico dal quale uscire dopo pochi anni. Ma la donna si sbarazza del legale pagato dai genitori e viene affidata ad un avvocato d’ufficio, il quale intuisce un’intelligenza acuta e la capacità di collaborare alla propria difesa. Claudia lo fa svelando, con disperata causticità, lo scabroso entroterra familiare nel quale è maturata la sua squallida scelta di vita, e le intollerabili richieste del cliente che scatenò la sua micidiale reazione di difesa. Una storia drammatica che “trascina” lo spettatore dentro la vicenda, sollecitandolo a prendere coscienza del problema della violenza sulle donne e a tornare a casa con qualche consapevolezza in più.

E’ un tema che non passa mai di “moda” il rapporto tra genitori e figli, in questo caso tra una madre e sua figlia. A rappresentarlo in scena, in maniera brillante e incisiva – sabato 21 marzo – un’artista dalla straripante vis comica, ma anche versatile, intensa, carismatica, Tiziana Foschi, e una giovanissima e talentuosa attrice, Nina Fucci. Rimetti a posto la stanza è il titolo di questa pièce teatrale diretta da una giovane regista, Floriana Corlito, e firmata a quattro mani dalle stesse due artiste, che, guarda caso, sono madre e figlia anche nella vita reale. E’ il racconto di un momento preciso del rapporto genitori/figli: quello del distacco. Una figlia unica. Una madre divorziata. Niente di più normale, niente di più contemporaneo. Una madre che riesce ad essere profonda solo nei messaggi WhatsApp. E una figlia che scalpita, abbandona la pallavolo, la filosofia e la sua città per poter dare corpo e forma ai propri sogni. Dunque, uno spaccato di vita vera che mette a confronto due generazioni, ciascuna impegnata ad affermare il proprio punto di vista e le proprie convinzioni.

«E’ bizzarro il fatto – spiega al riguardo la Foschi – che un genitore lavori lunghi anni per rendere indipendente un figlio, per fargli desiderare un futuro felice, per dargli la forza e il coraggio di affrontarlo. Eppure quando arriva il momento del distacco il genitore è impreparato, torna bambino, non si arrende. Rimetti a posto la stanza è uno spettacolo tenero e divertente che cerca di raccontare una storia familiare qualunque, con le sue fragilità e il bisogno costante di desiderare». Dunque, una rappresentazione particolarmente godibile e coinvolgente, che invita anche alla riflessione in quanto ciascuno può riconoscersi nelle dinamiche di questo rapporto familiare così forte, capace di generare grandi slanci affettivi, intimità, calore, così come dolori, preoccupazioni e incomprensioni. La stagione si chiude venerdì 10 aprile con una commedia esilarante, a tratti paradossale, ricca di imprevisti e di colpi di scena, dal titolo L’arte della truffa. Protagonista centrale dello spettacolo – la cui rega è firmata da Augusto Fornari – un fuoriclasse della comicità, che attinge a tutto il suo talento per esibire il meglio della sua verve interpretativa: Biagio Izzo. Accanto all’artista partenopeo un cast di cinque attori di eccellente livello.

Una rappresentazione brillante, dunque, che scorre sui binari della leggerezza, ma che richiama l’attenzione su aspetti sgradevoli della contemporaneità, quali l’illegalità e il malaffare. Sinossi: Alla vigilia della risposta di un importante appalto per il restauro del Duomo di Napoli, Gianmario, imprenditore edile da tre generazioni, “gentiluomo del Papa”, è costretto a ricevere in casa il fratello di sua moglie, Francesco, un truffatore esperto, che ha scelto la casa di suo cognato come dimora per gli arresti domiciliari. La notizia lo sconvolge, preoccupato com’è per la reputazione della sua casa e della sua azienda.

Ma il mondo gli crolla addosso quando ben altri guai gli cadono fra capo e collo e sarà proprio la presenza provvidenziale di Francesco ad aiutarlo. Quel cognato da egli sempre criticato per la condotta fraudolenta, ma della cui “arte” è ora costretto a servirsi per cercare di uscire indenne da un raggiro colossale. Battute esilaranti, ritmo incalzante e tempi comici perfetti danno vita ad uno spettacolo spassosissimo che, oltre a divertire, offre lo spunto per meditare sulle conseguenze negative derivanti dalla mancanza di onestà e di integrità morale, ma, al tempo stesso, lascia intendere che c’è sempre una porta aperta per chi intende redimersi.

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