Rossini tradito da Bieito: la controversa Zelmira ha disorientato il pubblico
Calorosa partecipazione al trionfo del tenore Lawrence Brownlee
di GIOSETTA GUERRA
PESARO – Il Rossini Opera Festival, quando si fa laboratorio di sperimentazioni ardite, non sempre trova l’approvazione del pubblico.
La nuova produzione di Zelmira, firmata dal regista scenografo Calixto Bieito, e presentata all’Auditorium Scavolini di Pesaro, ha offerto un allestimento radicalmente opposto alle richieste del libretto.
In platea è stata installata una grande vasca rettangolare, come buca per l’orchestra, interamente vestita di nero.
Attorno all’orchestra correva una passerella nera, a volte rischiarata da una luce bianchissima e rosata in finale, su disegno luci di Michael Bauer, passerella che fungeva da palcoscenico. Intorno a questa vasca girava un camminamento che rasentava le tribune del palazzetto. L’azione si svolgeva quindi in platea e il pubblico assisteva dagli spalti. Questa scelta, pur suggestiva, ha generato una dispersione dell’azione scenica e un indebolimento della resa vocale.
Tra gli interpreti, perlopiù conosciuti e stimati, la palma del successo spetta senza esitazioni a Lawrence Brownlee nel ruolo protagonista di Ilo, principe ed eroe troiano, sposo di Zelmira. Il tenore americano ha confermato la sua assoluta padronanza del repertorio rossiniano: ha eseguito la difficile coloratura con bella voce chiara e pulita, con una linea di canto precisa,
attacchi morbidi e accattivanti, suono sostenuto, sovracuti formidabili con discesa sicura al grave. Purtroppo la regia lo ha relegato in un’immagine quasi caricaturale, ridotto a un viandante che si trascina stancamente sulla passerella con uno zainetto, che non abbandona mai, come Linus con la sua coperta, una rappresentazione che strideva con la nobiltà del suo ruolo e della sua interpretazione musicale.
La protagonista Anastasia Bartoli conferisce una forte personalità a Zelmira, figlia del re di Lesbo, con voce possente di soprano, agile e versatile nella coloratura rossiniana, vetrosa nei suoni chiusi, luminosissima negli acuti e sovracuti, capace di ammorbidire e di filare quando la delicatezza della parte lo richiede (duetto con Ilo e quello con Emma).
Incisiva e convincente Marina Viotti nel ruolo di Emma, ancella di Zelmira, la sua voce di contralto dal timbro penetrante ma capace di morbide rotondità, ha trovato piena espressione nel lungo duetto con Zelmira, tra i momenti più convincenti della serata. Enea Scala, nel ruolo di Antenore, aspirante al trono di Mitilen, possiede una bella voce di baritenore, estesa, di bel colore e di buon peso, con appoggi gravi consistenti e con una zona acuta e sovracuta scintillante, ma la usa con troppa foga e canta di forza, per cui alcuni suoni risultano gonfiati ed emessi di gola. Peccato! Dovrebbe essere raffinata la linea di canto.
Nel ruolo di Polidoro, re di Lesbo, Marko Mimica esibisce una bella voce di basso, corposa ed estesa con gravi sfumati e buona linea di canto.
Positive le prove del tenore Paolo Nevi nel ruolo del soldato Eacide e del basso/baritono Gianluca Margheri che esibisce voce di gran peso nella parte di Leucippo, complice di Antenore.
Incomprensibile la presentazione di Shi Zong. il Gran Sacerdote mezzo nudo col pannolone.
Alla guida dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Giacomo Sacripanti ha optato per una lettura dinamica e contrastata, talvolta debordante e fragorosa nei momenti più concitati, ma capace di delicata intimità nei passaggi più lirici. Il Coro del teatro Ventidio Basso, diretto dal Maestro Pasquale Veleno, canta molto bene, è molto ben amalgamato e ha delle voci bellissime, ma si esibisce spesso tra gli spettatori sugli spalti, creando qualche disturbo.
La regia di Calixto Bieito, con scene incomprensibili,
ha smarrito del tutto il senso del dramma rossiniano. Le scelte registiche, tra cui l’introduzione gratuita di elementi legati all’omosessualità (forse per “attualizzare” l’ambientazione a Lesbo), l’uso insistito di oggetti di €vario genere e di difficile comprensione, non aggiungono nulla, anzi svuotano l’opera di ogni coerenza narrativa. L’azione risulta confusa e lo spettatore fatica a orientarsi.
I costumi moderni e scuri ma anche strani sono firmati da Ingo Krügler,
I personaggi ridicolizzati nella postura, nei costumi, negli atteggiamenti, si sono esibiti camminando avanti e indietro sulla passerella.
Nel complesso la Zelmira pesarese si è distinta per la buona volontà degli interpreti che si sono adattati ad una regia sconvolgente.
(Le foto sono di Amati Bacciardi)
Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it
