Chiaravalle Domani: “Anche da noi la discussione sull’urbanistica esplode e prende fuoco”
CHIARAVALLE – Dal Gruppo di maggioranza Chiaravalle Domani riceviamo: “All’urbanistica va così, a volte sembra non esistere, in pochi se ne accorgono, la comprendono, ne capiscono il senso delle scelte. C’è un motivo valido se più di un Sindaco in passato ha sostenuto che “l’urbanistica è un albero che non dà frutti”, probabilmente dopo essersi confrontato con i suoi percorsi sempre tortuosi, complicati, accidentati ma soprattutto lunghi, certamente più lunghi dei tempi di uno o due mandati politici. L’urbanistica ha tempi molto lunghi, se la prende comoda.
“Altre volte invece il discorso sull’urbanistica esplode, prende fuoco, per un dato periodo non si fa altro che parlare di questa “disciplina” di questo “vasto insieme di pratiche, quelle del continuo e consapevole modificare lo stato del territorio e della città”; tutti allora diventano esperti, tutti si alzano e puntano il dito, tutti diventano pianificatori della città, del territorio, del mondo intero.
“Quando si scioglie un Comune per sospette infiltrazioni mafiose, o per ipotizzate pratiche corruttive, è sempre lì che si va a cercare, a scavare, è sempre nel campo dell’urbanistica; probabilmente per via di quella sua anima fortemente e profondamente discrezionale. Al punto che, qualcuno, le dà la colpa di tutto, come se avesse vita propria e non fosse, invece, una “materia” creata dagli esseri umani per dare ordine alla crescita urbana.
“Nel campo dell’urbanistica, di certo, trovi sempre qualcosa che non va, che non riesci a comprendere, che sfugge a chi non è del mestiere. Anche ai giudici. Del resto gli introiti economici derivanti da operazioni di questo tipo possono essere cospicui, gli interessi in gioco possono essere pesanti e le scelte adottate, non di rado, possono esserne condizionate.
“In un siffatto contesto è comprensibile che si confonda la realtà con la narrazione che, dopo lo scandalo di turno, i media nazionali danno in pasto al cittadino: vedi l’ennesimo caso Milano. Ed ecco che la discussione sull’urbanistica esplode e prende fuoco, anche a livello locale e anche da parte di chi l’urbanistica ha avuto modo di amministrarla per un po’. Ma, così facendo, si dimostra soltanto di peccare di superficialità, di scrivere così tanto per scrivere, solo perché in passato, molto molto passato, ci si è occupati di urbanistica e si pensa di essere urbanisti per sempre.
“In merito al progetto urbanistico dell’area del consorzio agrario sarebbe buona cosa, invece, stare con i piedi per terra senza bisogno di compiere voli in alta quota, basta infatti guardarsi intorno con un po’ di attenzione, ma andiamo per ordine.
“La II commissione Urbanistica, Lavori Pubblici e Ambiente del Comune di Chiaravalle si è espressa dal punto di vista politico, qualche giorno fa, in merito al progetto di ristrutturazione urbanistica dell’area del consorzio agrario, rilasciando un parere positivo. Con l’astensione della – poca – minoranza presente. Questo passaggio è previsto dal Piano di Recupero Particolareggiato del Centro Storico approvato ad inizio 2013.
“Sempre lo stesso Piano prevede, ora, la redazione di uno schema di convenzione urbanistica da approvare in Giunta, un atto formale nel quale scrivere, nero su bianco, gli obblighi del soggetto attuatore nei confronti della parte pubblica e viceversa, i tempi di realizzazione delle opere pubbliche e la cessione delle relative aree, i costi effettivi dei lavori, ecc.. Una volta trovato l’accordo tra le due parti la convenzione viene sottoscritta e validata, dopodiché viene rilasciato il Permesso a Costruire.
“Nel Piano di Recupero Particolareggiato del Centro Storico sono già riportate tutte le tutele e le prescrizioni del caso, gli obblighi che il privato deve rispettare, le possibilità dei cambi di destinazione d’uso, i volumi da mantenere e da non spostare (circa 19.000 mc) e quelli invece da poter ripensare (circa 15.000 mc). Il Piano obbliga ad operare considerando esclusivamente i volumi esistenti (circa 34.000 mc), non permette di costruire edifici troppo alti indirizzando la parte privata a preventivare interventi di manutenzione per l’edificio pubblico dell’ex torre dell’acquedotto.
“Questo tipo di obbligo, se da un lato tutela il patrimonio storico culturale comunale, dall’altro costringe il soggetto attuatore ad investire dei soldi per il suo recupero, limitando un po’ la possibilità, da parte del Comune, di chiedere a compensazione dell’intervento diversi e ulteriori investimenti. Una parte degli introiti del privato vanno obbligatoriamente dedicati al recupero della torre e non ad altro.
“ll progetto presentato riguarda un’area privata non un’area pubblica, perché se lo fosse stata l’amministrazione comunale avrebbe certamente organizzato un percorso partecipativo e/o un concorso di idee, ma così non è. Esso non è in variante agli strumenti urbanistici e questo dimostra che rispetta la normativa vigente (il volume totale esistente all’interno dell’area ammonta a 34.053 mc, quello previsto dal progetto a 33.934 mc). Non c’è speculazione ma un evidente tentativo di equilibrare, da un parte, il legittimo introito del privato, dall’altra, il fondamentale e imprescindibile interesse pubblico.
“Proprio perché non in variante la normativa urbanistica, nazionale e regionale, non prevede per il progetto ulteriori momenti partecipativi ma, nonostante questo, i consiglieri di maggioranza della II Commissione hanno proposto alla minoranza di organizzare una commissione aggiuntiva, nella quale discutere lo schema di convenzione prima della sua stipula. La minoranza presente ha declinato la proposta, non sfruttando una importante occasione in più di confronto. E pensare che adesso tutti urlano a squarciagola l’importanza della partecipazione e del confronto, si vede che per il gruppo Insieme per Chiaravalle così fondamentale la partecipazione non è.
“Quindi, Chiaravalle Milano anche no caro Gianni Aquili, siamo tutti certi che le prescrizioni di cui tu parli, formulate dalla Regione Marche quasi quarant’anni fa, siano state recepite dagli strumenti urbanistici del tempo; perché se così non fosse questo dimostrerebbe che sono stati quelli della tua generazione, o delle generazioni appena successive ad aver sbagliato, e di grosso. Inconsapevolmente o consapevolmente questo cambia davvero poco.
“All’amministrazione comunale spetta migliorare la città oggi – nel rispetto delle regole – e con questo progetto ci stiamo provando”.
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