Beko, soddisfazione per la conclusione della vertenza
Mirella Battistoni (consigliere regionale Fdi): “Nessuno stabilimento verrà chiuso, nessun licenziamento ma uscite volontarie incentivate”
ANCONA – È stata raggiunta al Mimit l’intesa tra azienda, sindacati e ministero: previsti investimenti per 300 milioni di euro e tutti i siti rimarranno attivi.
È un risultato davvero significativo che dimostra l’efficacia dell’azione del Governo, in prima persona del Ministro Urso nel proteggere il Made in Italy e i posti di lavoro.
Un particolare riconoscimento va anche al Governatore della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha dimostrato grande impegno e collaborazione per la salvaguardia degli stabilimenti di Comunanza e Fabriano. La risoluzione di questa difficile vertenza è stata infatti possibile grazie al concorso delle istituzioni nazionali, locali e delle organizzazioni sindacali.
L’accordo è stato raggiunto il 9 aprile intorno alle 2.30, dopo una contrattazione “fiume” iniziata alle 15.00 del giorno precedente. Per quanto riguarda la sorte dei lavoratori, non ci sarà alcun licenziamento unilaterale, ma le uscite degli esuberi individuati avverranno solo dietro incentivi, fino a un massimo di 90.000,00 euro a seconda dell’età anagrafica dei lavoratori che ne vorranno usufruire. Rispetto al piano originario, gli esuberi sono stati ridotti di oltre la metà (da 1.935 a meno di 1.000) e verranno gestiti con uscite volontarie e incentivate.
Nel sito di Fabriano gli esuberi dovrebbero essere massimo 193 tra staff, impiegati, quadri, dirigenti e il centro Sviluppo e Ricerca. A questi vanno aggiunti i 64 operai dello stabilimento di Melano di Fabriano che resta il polo di produzione dei piani cottura per tutta la regione Emea e dove saranno effettuati nei prossimi tre anni oltre 60 milioni di euro di investimenti.
Riguardo la sede amministrativa di Fabriano è stato fatto il possibile per mantenere il personale mettendo addirittura a rischio il fallimento dell’intera trattativa. È stato salvaguardato, tuttavia, il Centro di Ricerca sull’elettronica ed il personale in questo impiegato, ritenuto strategico per supportare la sostenibilità del sito nel medio lungo periodo.
Certamente il momento non è facile soprattutto per i lavoratori coinvolti nelle decisioni di esubero anche se accompagnati da incentivi economici e a loro va tutta la nostra solidarietà.
Per quanto riguarda lo stabilimento Beko di Siena, il sito verrà acquistato da Invitalia con il Comune e sarà avviato un processo di reindustrializzazione. Nello stabilimento di Comunanza verrà realizzata una nuova produzione e gli esuberi saranno massimo 80. L’intesa sarà sottoposta all’esame dei lavoratori ed in caso di approvazione sarà siglato l’accordo nei prossimi giorni.
Grazie anche al ricorso lungimirante alla Golden Power da parte del Governo, un risultato come quello raggiunto in Italia non si è visto nel resto d’Europa ed è stato il migliore ad oggi possibile.
Ricordo, infatti, che la società turca Arçelik, proprietaria di Beko, ha già chiuso lo scorso anno due stabilimenti in Polonia e uno in Gran Bretagna, trasferendo le produzioni in Romania, Egitto e Turchia.
Per l’Italia, il piano presentato a novembre 2024 prevedeva di licenziare 1.935 operai sui 4.440 occupati, di cui 360 a Fabriano con anche la chiusura del reparto Ricerca e Sviluppo, e di chiudere gli stabilimenti di Siena e di Comunanza.
Non si può cantare vittoria quando ci sono lavoratori che devono lasciare il posto di lavoro e produzioni che lasciano i nostri territori ma neanche nascondere che è stato raggiunto un risultato straordinario se pensiamo che già nel 2015, dopo solo un anno dall’acquisto di Indesit dalla famiglia Merloni, Whirlpool annunciava 2.000 licenziamenti di cui 200 a Fabriano. L’allora Premier Matteo Renzi parlava della vendita al colosso statunitense come di una “operazione fantastica” ma forse non è stato proprio così, forse sarebbe stato meglio lasciare che andassero avanti le trattative con gli acquirenti cinesi. Non lo possiamo sapere. L’unica cosa su cui possiamo contare è una filiera istituzionale che c’è e che non molla, sempre al fianco di lavoratori e sindacati.
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