“L’innovazione sociale è la chiave per rispondere ai bisogni della comunità”

“L’innovazione sociale è la chiave per rispondere ai bisogni della comunità”

Lo hanno ribadito i sindaci dell’Ats 6 in coro, a San Costanzo, in occasione della presentazione del Piano sociale

SAN COSTANZO – “Uno strumento di programmazione che trasforma il welfare da distributivo a generativo, capace di creare opportunità e progetti innovativi attraverso sinergie virtuose tra pubblico e privato sociale”. Il sindaco del comune capofila Massimo Seri, insieme al Presidente dell’ATS 6 Dimitri Tinti e i sindaci e gli assessori dei 9 comuni che compongono l’Ambito 6, hanno presentato il Piano Sociale, frutto di un percorso partecipato e condiviso con oltre 60 soggetti del Terzo Settore, le organizzazioni sindacali e gli attori istituzionali. A fare gli onori di casa il sindaco di San Costanzo Filippo Sorcinelli che ha interpretato il pensiero degli altri comuni: “l’ampio e partecipato confronto sul Piano Sociale si è inserito in un percorso di apertura nel quale il nostro Ambito Sociale sta attribuendo adeguata importanza ad ogni realtà territoriale. Negli ultimi anni l’ambito, dopo momenti molto critici, sta sempre più delineando un sistema virtuoso che tenga in considerazione i bisogni e le emergenze sociali. Questa coesione e unità di intenti tra i comuni ha fatto sì che anche nel Piano Sociale, che presentiamo oggi, si evidenzi l’attenzione verso le nuove sfide a cui è chiamato l’Ambito”.

Il Piano Sociale è lo strumento di programmazione, previsto dalla Legge quadro 328/2000 e dalla Legge regionale 32/2014, fondamentale per la definizione delle direttrici di sviluppo del welfare territoriale da parte dell’Ambito, ossia della gestione associata del servizio sociale dei 9 Comuni. La proposta del Piano, redatta dalla Coordinatrice di Ambito Roberta Galdenzi e approvata dal Comitato dei Sindaci il 25 febbraio, è stata poi inviata in Regione il 28 febbraio per la successiva approvazione.

Il Piano è stato elaborato al termine di un lungo percorso partecipato, avviato a giugno 2021, poi ripreso a settembre e concluso a febbraio 2022, condiviso nei contenuti con tutti i soggetti che a vario titolo hanno espresso competenze specifiche nel mondo sociale: dalle associazioni di volontariato, a quelle di promozione sociale, alle cooperative sociali, alle organizzazioni sindacali. Poi ogni Comune l’ha condiviso nella propria giunta e nel Comune di Fano c’è stato anche un confronto con la Commissione consiliare competente.

Il disegno partecipativo condiviso da tutti i sindaci dell’ATS 6 si è sviluppato su 2 binari:

  • 2 tavoli di sistema, dedicati a interlocutori principali quali sono le Organizzazioni Sindacali e gli Organismi rappresentativi del Terzo Settore. Il confronto si è concentrato sul nuovo modello organizzativo dell’Ambito affinchè sia dotato di autonoma personalità giuridica per la  gestione associata, con una predilezione per l’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona (ASP). Al centro della concertazione ci sono state anche le linee d’indirizzo sulle progettualità da presentare nell’ambito del PNRR Missione 5 “Inclusione e Coesione”. Infine sono state discusse, in modo trasversale, le politiche e gli interventi sui vari settori, considerato che questi soggetti hanno una visione ampia delle dinamiche sociali e dei bisogni diffusi sul territorio dell’ATS.
  • 7 tavoli tematici (disabilità, minori e famiglia, anziani, salute mentale, inclusione sociale, immigrazione) convocati complessivamente per circa venti incontri, dove hanno potuto iscriversi liberamente oltre 60 soggetti del Terzo Settore che operano concretamente nei singoli ambiti di intervento sulla base delle proprie specificità.

Il Piano Sociale si configura come un ‘cantiere aperto– chiosa il Presidente dell’ATS 6 Dimitri Tinti – Un processo per la costruzione condivisa del welfare territoriale. Nella logica della co-programmazione la costituzione dei tavoli è avvenuta in modo trasparente ed aperto facendo sì che tali spazi di confronto siano diventati permanenti, non solo su argomenti specifici, ma soprattutto per attivare le co-progettazioni con i soggetti del terzo settore iscritti ai tavoli. Così si passa dalle scelte programmatorie alla fase reale di costruzione dei servizi e degli interventi nei territori.

Il modello di welfare territoriale dovrà avere una visione ecologica che metta al centro la persona, tenendo conto dell’ambiente in cui vive e dei suoi legami e relazioni, con un approccio multidimensionale ai bisogni con il coinvolgimento di vari attori istituzionali e sociali – ha aggiunto Tinti nel suo intervento – Tre sono le direttrici prioritarie per un realizzare un concreto ‘welfare di comunità’: la Corresponsabilità tra pubblico e privato sociale, l’Innovazione Sociale con progettualità virtuose e appropriate ai bisogni e la Prossimità con interventi più accessibili e fruibili.”

I contenuti del Piano Sociale e gli sviluppi futuri negli interventi sono stati esposti dalla coordinatrice dell’ATS 6 Roberta Galdenzi: “Serve un potenziamento della domiciliarità degli anziani non autosufficienti in luogo dell’ospitalità in struttura. Prioritaria la promozione di forme di abitare supportato in favore di disabili adulti per promuoverne l’autonomia (es. dopo di noi, vita indipendente). Di fondamentale rilevanza la prossimità dei servizi alle persone recuperando il valore della territorialità e dell’associazionismo. Occorre investire sulla formazione professionale congiunta degli operatori per la prevenzione e contrasto alla povertà educativa mediante un metodo di lavoro integrato tra servizio sociale professionale, scuola, sanità, terzo settore, rete degli oratori e delle biblioteche, capace di mettere al centro la famiglia ed il minore con i propri bisogni. Infine non va dimenticata la creazione di reti territoriali di servizi in favore dei giovani per promuoverne il protagonismo e sostenerne il passaggio all’età adulta”.

 

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