L’ex sindaco Daniela Montali: “A Chiaravalle un fatto gravissimo, altro che armonia e serenità”

L’ex sindaco Daniela Montali: “A Chiaravalle un fatto gravissimo, altro che armonia e serenità”

“E’ possibile che almeno le donne del gruppo di maggioranza non diano pieno sostegno a una donna vittima di atti di persecuzione?”

CHIARAVALLE – Daniela Montali, ex sindaco di Chiaravalle, ha scritto una lettera aperta alle donne del gruppo consiliare di maggioranza Chiaravalle Domani, a nome dei sottoscrittori dell’appello per la vicenda della dipendente del Comune.

Questo il testo:

“Lettera aperta alle donne del gruppo consiliare Chiaravalle Domani

“Abbiamo seguito con attenzione la discussione in merito all’accusa di atti persecutori nei confronti di una dipendente comunale sollecitata da uno specifico odg proposto dalle minoranze consiliari.

Gli interventi delle donne hanno catturato in modo particolare il nostro interesse.

La vice-sindaco Eleonora Chiappa non ha rilevato niente, per lei è tutto armonia, serenità, dialogo e collaborazione. E allora vice-sindaco da dove sbuca questa misura restrittiva nei confronti del sindaco? Si è accorta che al sindaco viene applicato l’art.612-bis del codice penale?  Un minimo accenno di solidarietà alla vittima le sembrava eccessivo?

Cristina Amicucci interviene in qualità di assessore con delega alle pari opportunità e spiega ampiamente in cosa consista questo tipo di delega e quali questioni di ordine sociale, economico e culturale sono connesse all’impegno per la tutela delle donne. In particola afferma che vanno sostenute quelle donne vittime di aggressioni, molestie, ecc. che hanno il coraggio di denunciare questi fatti. La domanda è d’obbligo: vanno sostenute tutte le donne o tutte meno quelle che denunciano chi detiene ruoli di potere? Oppure tutte meno quelle che denunciano un nostro idolo?

Dalla consigliera Paolinelli sappiamo che, grazie ad una sua alunna, ha dovuto convenire sul fatto che la politica è compromesso. Compromesso in politica non è necessariamente una brutta parola; indica, quasi sempre, una soluzione di mediazione rispetto a varie questioni, soluzione in cui si è dovuto tener conto di più punti di vista/sensibilità. Possono esserci compromessi buoni oppure no, ma sono elementi determinanti nel confronto politico.

Ci sono però i diritti fondamentali che non possono essere oggetto di compromesso; quando si parla di difesa della dignità delle donne e del loro diritto a vivere con compiutezza la loro vita sentimentale, professionale, o di semplici cittadine di serie A non si può scendere a compromesso. Quando le convenienze politiche ci fanno superare i limiti dell’etica e anche della coscienza non si entra nel campo dei compromessi ma in quello della connivenza con chi, esercitando un ruolo di potere, ci induce a giustificare anche l’ingiustificabile. Il compromesso può azzerare diritti, dignità, sicurezza personale, ecc.? Come possiamo adottare comportamenti che, nei fatti, non sostengono le donne calunniate, offese, umiliate? Per la costruzione di una società più equa, come auspicato anche dalla consigliera, è più dannoso un danno economico o un danno ti tipo etico e/o d’immagine? Apprezziamo l’impegno assunto dalla consigliera a vigilare, insieme ad altri, affinché tali fatti non abbiano a ripetersi. Questo in concreto come si attua? Di fatto si commissaria il sindaco?

Non ci rendiamo conto di come un fatto così grave non abbia toccato niente in tutte noi, ma la consigliera Marcucci dice chiaramente che la vicenda non ha cambiato niente, proprio niente in lei. Lei dichiara di non accettare la violenza di genere, e ci mancherebbe altro!, ma, contemporaneamente ci dice che la vicenda moralmente non la interessa. Sconcertante. C’è un sindaco che è accusato di perseguitare una donna a cui arriva a sputare addosso e lei rimane impassibile?  Questo induce a pensare ad una coscienza un po’ sorda o una sensibilità obnubilata dall’adorazione del capo.

Un dibattito veramente scioccante; in parte povero di contenuti e in parte testimone di un disagio che fa fatica ad incanalarsi sulla giusta strada e ne è forte testimonianza la dichiarazione del Presidente del Consiglio. E la ripetuta pilatesca solidarietà a presunta vittima e presunto colpevole la racconta tutta. Si rimane basiti. E’ possibile che almeno le donne del gruppo di maggioranza non diano pieno sostegno a una donna vittima di atti di persecuzione? Il percorso di emancipazione delle donne è complicato e chi ha ruoli politici e/o amministrativi lo deve sostenere senza tentennamenti perché è di questo che è fatta una vera buona politica. Quello avviato da questa maggioranza rischia di portarci indietro di cento anni”.

 

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