Caterpillar chiude la sede di Jesi, Bacci: “Una scelta incomprensibile”

Caterpillar chiude la sede di Jesi, Bacci: Una scelta incomprensibile

JESI – “Una scelta incomprensibile, un pugno nello stomaco a centinaia di famiglie ed a questo nostro territorio. La comunità di Jesi non può far passare sotto silenzio la gravissima decisione unilaterale di Caterpillar e si attiverà anzi fin da subito con le organizzazioni sindacali per aprire immediatamente un tavolo in Regione e uno al Ministero con il quale costringere la proprietà ad assumersi tutte le proprie responsabilità che non possono ricadere sulle spalle dei lavoratori”.

Così il sindaco Massimo Bacci all’indomani della comunicazione della Caterpillar di voler chiudere la sede di Jesi.

“Lo stabilimento di Jesi – ha aggiunto il sindaco – è da sempre considerato un fiore all’occhiello del gruppo Caterpillar, dove vi è una organizzazione e uno studio dei processi produttivi assolutamente all’avanguardia, che ho anche avuto modo di verificare di persona, con lavoratrici e lavoratori di grandi capacità e di marcata professionalità: un’azienda a pieno titolo perfettamente integrata nel nostro territorio, anche avvalendosi di un importante indotto.

Non può essere la semplice logica dei costi, che altrove sarebbero inferiori, a giustificare così all’improvviso la scelta di chiusura, tanto più che è assodato che inseguire il solo guadagno non ha mai ripagato nessuna strategia industriale.

Le modalità poi con cui è stata data questa notizia ai lavoratori, alla vigilia di Natale,   appare di una scorrettezza inaudita e poco rispettosa di una comunità che ha accolto tanti anni fa Caterpillar e che ha permesso a questa azienda, attraverso il know how, le competenze e la dedizione al lavoro di centinaia di dipendenti di raggiungere importanti traguardi industriali.

Per questo nel respingere con forza la comunicazione di chiusura, nell’esprimere piena solidarietà e vicinanza alle lavoratrici e ai lavoratori, ci attiveremo con tutti i mezzi e su tutti i fronti per costringere l’azienda a recedere da questa posizione unilaterale e ad avviare un confronto serio, concreto, con la parte sindacale ed istituzionale, per pretendere il ritiro del piano e l’annuncio di precise strategie industriali dove la componente umana non può essere in alcun modo posta come merce di scambio.

 

 

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