La scomparsa di Lauretta Gradara, una stella gigante per tutti noi

La scomparsa di Lauretta Gradara, una stella gigante per tutti noi

di MASSIMO CORTESE

FALCONARA – Ai funerali di Lauretta Gradara, molte persone hanno assistito alla funzione religiosa, celebrata presso la chiesa di Sant’Antonio a Falconara Marittima, dal piazzale, in conformità alle norme sul distanziamento.

Che cosa aveva di speciale Laura, da attirare una così grande attenzione? Innanzitutto, era sensibile alle sofferenze degli altri.

Non si limitava a portare aiuto alla Fondazione AVSI (Organizzazione no profit per lo sviluppo e l’aiuto umanitario), al Banco Alimentare e a tante altre Opere di volontariato. Lei stessa viveva una grande sofferenza fisica. Infatti, da molti anni Laura conviveva con un male incurabile. Questa condizione però non le ha impedito di continuare a fare del bene, grazie ad una fede incrollabile in Cristo e nella Chiesa. L’ottimismo e il buon umore che sprigionava, i consigli che dispensava a quanti hanno avuto il privilegio di incontrarla sono solo alcuni dei segni di questa testimonianza unica.

Anche pochi giorni prima della scomparsa, Laura è stata un testimone forte, con i suoi messaggi scritti e vocali, dal suo letto d’ospedale. Come ha affermato il sacerdote celebrante: da dove trovasse la forza per tutto questo è fuori discussione: da una fede incrollabile. Laura non voleva che la gente parlasse di lei come di una santa e si indignava quando qualcuno osava sostenere che vivesse in una condizione molto vicina alla santità: “sono solo una poveraccia” era la sua risposta.

Non potendo parlare di lei come vorrei, in quanto so bene che si arrabbierebbe molto, mi limiterò a riportare un fatto che lei stessa ha raccontato ai suoi amici. Nel corso di uno degli ultimi ricoveri, il responsabile dell’ambulanza si è informato sulle sue condizioni di salute e, allora, la nostra amica ha raccontato, sia pure brevemente, dei numerosi interventi chirurgici, dei frequenti controlli medici e del tipo di vita che aveva condotto, a partire dalla comparsa, vent’anni fa, della grave malattia.

Quando l’ambulanza ha raggiunto il piazzale, evitando le lungaggini della fila, Laura, avendo compreso di non dover attendere ulteriormente per il ricovero, ha esclamato, almeno in un paio di occasioni: ”Come sono fortunata!” A quel punto, il responsabile dell’ambulanza ha esclamato: “Signora, io non la comprendo per niente! Sono già due volte che mi dice di essere fortunata: ma come fa a parlare di fortuna, con tutto quello che le è capitato?”

Ecco, contro ogni speranza, Laura era certa di avere ricevuto un dono immenso: la grazia dell’incontro con Gesù. E questo informava tutta la sua vita, dai piccoli gesti quotidiani scanditi dalla preghiera, al ruolo di guida negli incontri di formazione, compresa l’accurata preparazione delle Calze della Befana, alle quali teneva tantissimo, il cui ricavato veniva devoluto ad AVSI.

Prima di congedarmi da lei con queste poche righe, vorrei dire due parole su un particolare al quale ha fatto cenno il sacerdote celebrante, vale a dire il fatto che all’anagrafe Laura risultava Lauretta.

Questo diminutivo mi ha suggerito una riflessione. Che io sappia, come conseguenza del male, Laura doveva seguire un’alimentazione molto particolare, con formaggini, minestrine, e probabilmente liofilizzati ed omogenizzati. Se ci pensiamo bene, questi alimenti sono caratteristici dell’infanzia.

Da questo punto di vista, Lauretta ha condiviso la stessa alimentazione di una bambina. Il diminutivo dunque, secondo la mia interpretazione, si arricchisce di significati profondi: richiama l’innocenza dell’infanzia. E i bimbi hanno sempre la precedenza nel Regno dei Cieli.

Laura Gradara aveva aderito da molti anni al Movimento di Comunione e Liberazione ed aveva una sensibilità particolare anche per il Meeting di Rimini. Per tanti anni ha lavorato come maestra, e con grande dolore aveva dovuto lasciare l’insegnamento anzitempo per motivi di salute.

Se è vero che ci mancherà come presenza fisica, è fuori discussione che la sua testimonianza rimarrà per sempre nei nostri cuori.

(La fotografia è di Stefano Sacchettoni)

 

 

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