“E’ giusto vietare di far affiggere un manifesto?”

“E’ giusto vietare di far affiggere un manifesto?”

A Chiaravalle è polemica ed alcuni cittadini hanno scritto una lettera aperta ai consiglieri comunali

CHIARAVALLE    – Alcuni cittadini chiaravallesi (Vernelli Carlo, Manes Giovanni, Carnevalini Anna, D’Ippolito Giuseppe, Troiani Arnaldo, Mannocchi Marilena, Canonici Gilberto) hanno scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio comunale ed ai consiglieri tutti.

Questo il testo:

“È notizia di questi giorni il divieto da parte degli uffici comunali ad affiggere un manifesto sottoscritto dall’ex sindaco Montali, i componenti della sua Giunta e diversi ex consiglieri comunali, riguardante le vicende e gli esiti giudiziari che li avevano visti coinvolti negli atti che determinarono la concessione pluriennale alla Parrocchia di parte del Chiostro abaziale e che la magistratura ha confermato come pienamente legittimi.

“Tale diniego poggerebbe su un nuovo articolo del regolamento delle pubbliche affissioni, approvato dal Consiglio comunale lo scorso gennaio, che non consentirebbe a privati cittadini, pur nell’ottemperanza delle norme amministrative richieste per questo servizio, di poterne usufruire e quindi del diritto “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” come chiaramente recita l’art. 21 della nostra Costituzione.

“Non è compito nostro entrare nell’esegesi di questo articolo, la cui interpretazione da parte degli uffici comunali ci pare in vero forzata, quello che ci sentiamo in dovere di sottolineare è il fatto che non può esistere negli atti comunali una norma che confligge e nega i diritti principali che la Carta garantisce, se così fosse chiediamo che si corra subito ai ripari.

“Crediamo infatti non sia stata nella volontà del Consiglio stabilire una norma di questo tipo e temiamo che questa superficiale interpretazione sia solo frutto della noncuranza di un funzionario comunale, proprio per questo vi invitiamo ad una rapida verifica del testo ed a verificare l’opportunità di renderlo più chiaro a tutti, in modo da evitare episodi incresciosi come questo che certo non fan lustro alla storia amministrativa della nostra città, per tanti anni citata ad esempio per la sua efficiente struttura amministrativa e per gli istituti democratici garantiti ai cittadini.

“Se al contrario riteneste che la norma e la scelta della norma la sua interpretazione e quindi il conseguente divieto corrispondano appieno alla volontà del Consiglio, vi invitiamo, non per noi ma come dovere verso la città a chiarirne i termini e spiegarne le ragioni poiché non si tratterebbe più di discutere di un regolamento ma del modo d’intendere la democrazia”.

 

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