Chiusa la seconda inchiesta sulla strage di Corinaldo: 19 indagati

Chiusa la seconda inchiesta sulla strage di Corinaldo: 19 indagati

Un altro importante atto dopo le sei condanne di giovedì. Questa nuova tranche riguarda la sicurezza e la gestione della discoteca Lanterna Azzurra

ANCONA – Con l’avviso di chiusura delle indagini per 18 persone e una società, la Magic srl, si è concluso anche il filone dell’inchiesta relativo alla sicurezza ed alla gestione della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo.

Giovedì, per la stessa vicenda, il Gup di Ancona aveva emesso sei condanne, a pene varianti tra i 10 e i 12 anni di carcere, per i sei giovani emiliani, appartenenti alla cosiddetta banda dello spray. Giovani che avrebbero usato spray urticante al peperoncino, provocando il caos all’interno della discoteca di Madonna del Piano ed il fuggi fuggi che ha poi causato la strage all’uscita. Qui la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 2018 morirono sei persone: cinque adolescenti (Asia Nasoni, Benedetta Vitali, Daniele Pongetti, Emma Fabini, Mattia Orlandi) ed una mamma di 39 anni (Eleonora Girolimini).

I reati contestati sono quelli di cooperazione in omicidio colposo plurimo aggravato, lesioni anche gravi a circa 200 persone rimaste ferite nella calca all’uscita numero 3 della discoteca Lanterna Azzurra e disastro colposo aggravato.

In questa seconda tranche dell’inchiesta sono indagati i gestori della discoteca, gli addetti alla security, i proprietari dell’immobile (un vecchio capannone agricolo trasformato prima in balera, poi in discoteca), alcuni consulenti ed i sei componenti della commissione che, nel 2017, aveva attestato che lo stabile era nelle condizioni di avere la licenza di pubblico spettacolo. Per questo gruppo, che comprende anche il sindaco di Corinaldo Matteo Principi, c’è anche l’ipotesi di falso ideologico in atto pubblico.

Secondo la Procura della Repubblica di Ancona (l’avviso di chiusura delle indagini è stato firmato dai pubblici ministeri Valentina Bavai e Paolo Gubinelli e dal procuratore capo Monica Garulli), il locale non poteva essere destinato ad attività di intrattenimento e di pubblico spettacolo, con uscite di sicurezza e vie di fuga inadeguate e la commissione avrebbe omesso di riscontrare l’assenza del certificato di agibilità edilizia dell’immobile, le difformità dell’uscita n. 3, lo stato di ossidazione delle balaustre (una cedette sotto il peso delle persone ammassate), e l’eccessiva pendenza della rampa.

 

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