“L’ospedale di Senigallia e il Covid-19, purché siano i malati a guarire e non la città a infettarsi”

“L’ospedale di Senigallia e il Covid-19, purché siano i malati a guarire e non la città a infettarsi”

Il movimento politico culturale Quelli dell’Onda chiede una maggiore attenzione

SENIGALLIA – Dal movimento politico culturale Quelli dell’Onda riceviamo: “Con pieno rispetto per la situazione tragica che ci troviamo a vivere, e anche a morire, la notizia che la Regione Marche abbia qualificato l’ospedale di Senigallia per il ricovero di malati di coronavirus dovrebbe rappresentare una notevole preoccupazione per i cittadini.

Non perché si voglia in qualche modo incrinare la solidarietà nazionale nei confronti delle aree più colpite, ma per rassicurarsi che la creazione di un simile polo non finisca per diffondere il contagio più ancora di quanto non riesca ad isolarlo.

Sappiamo che anche in altri ospedali si determinano situazioni simili; a maggior ragione chiediamo che vengano verificate le condizioni della nostra sanità locale.

Quelle pre-virus parlano di una sanità italiana caratterizzata da livelli molto alti, e crescenti, di mortalità per infezioni contratte in ospedale (1); e, localmente, di un ospedale senigalliese già fortemente depotenziato, in edifici in parte vecchi e poco funzionali, dove la sicurezza nell’esposizione al contagio non sembra essere del tutto garantita.

La richiesta dei comitati per un totale monitoraggio (2), e la successiva promessa del Governatore della Regione di un  tampone “per tutti”, lo hanno confermato. Ieri, 24 marzo, si è avuto il primo caso di positività senigalliese (3), e sempre oggi sono arrivati i dispositivi di protezione, in ritardo però in relazione alla corsa del contagio.

Ciò detto, infine, resta sempre il carico aggiunto per i residenti di non poter disporre più del proprio ospedale per le cure correnti.

Ora vorremmo essere rassicurati sul fatto che ogni cosa necessaria al rapporto ottimale viene attuata e messa a punto nel migliore dei modi. Va da sé che ognuno degli aspetti considerati – e altri che ve ne siano di altrettanta importanza – debbano essere affrontati singolarmente e interattivamente, avendo a disposizione le risorse necessarie, personali, economiche e comunicative, ivi compresa una sollecita, particolareggiata, esaustiva informazione alla cittadinanza che è chiamata a sorreggere questo carico. Alla specifica funzione socio-sanitaria dell’informazione potrebbe sopperire l’amministrazione pubblica, in modo che essa abbia nel suo svolgersi cognizione di ogni cosa”.

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(1) Rapporto Osservasalute 2018 dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute: più di 49.000 nel 2016; il 30% di morte per sepsi del totale degli altri 28 paesi UE

(2) https://www.facebook.com/hashtag/untamponeatutti? – ( Iniziativa del Comitato Cittadino per la Difesa dell’Ospedale.

(3) Primo caso positivo al coronavirus: ricoverato all’ospedale di Senigallia. Si tratta di una donna anziana, già ricoverata nel nosocomio per altre patologie: è stata sottoposta al tampone con esito positivo. Ora si trova nel reparto di medicina, non in terapia intensiva. In fase di valutazione il numero e le condizioni dei medici, infermieri e personale, sanitario e non, venuto in contatto con la paziente nei giorni scorsi quando ancora non si conosceva la positività al coronavirus”. Ovviamente per costoro sarà prescritta la quarantena. (Corriere Adriatico, 24 marzo 2020)


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