Virginio Villani: “Cosa si nasconde a Senigallia sotto piazza Simoncelli?”

Virginio Villani: “Cosa si nasconde a Senigallia sotto piazza Simoncelli?”

La ripavimentazione potrebbe costituire l’occasione per un’indagine archeologica sistematica

di VIRGINIO VILLANI*

SENIGALLIA – L’identità e l’immagine storica di piazza Simoncelli vengono comunemente associate al ghetto degli ebrei, istituito formalmente nel 1631 per disposizione di papa Urbano VIII dopo la morte di Francesco Maria II della Rovere e la devoluzione del Ducato di Urbino allo Stato Pontificio.

Ma gli ebrei abitavano gli edifici della piazza da tempi anteriori, ad iniziare da quando l’affermarsi della Fiera Franca aveva favorito il loro afflusso nella città fino a costituire una comunità florida e popolosa. Il loro insediamento in questo quartiere era stato favorito dalla vicinanza del porto (allora molto più arretrato rispetto quello attuale), verso cui gravitavano inevitabilmente le loro tradizionali attività commerciali e bancarie.

Ma la storia del quartiere inizia con la nascita del porto stesso e quindi ha un’origine molto più antica, e per secoli ha sempre svolto un ruolo importante nella vita della città. Tralasciando l’età romana della quale sappiamo ben poco, nel Medioevo era certamente uno dei quartieri più vivaci e più abitati. Non a caso vi si apriva la porta principale o Porta Vecchia (in corrispondenza dell’ingresso dell’ex Liceo Perticari), tramite la quale si accedeva in città dal porto e dalle strade provenienti da nord. Vi sorgeva anche una delle chiese più importanti, quella di S. Giovanni, appartenente all’Ordine cavalleresco dei Cavalieri di Gerusalemme poi Cavalieri di Malta, che era ubicata all’angolo dell’odierno caffè Italia. Dopo il Quattrocento venne sostituita dalla chiesa e ospedale di S. Maria della Misericordia.

Dai documenti tardo medievali e da alcuni cabrei cinque-settecenteschi si può dedurre che fosse un quartiere densamente popolato, con edifici a schiera di tre o quattro piani separati da stretti vicoli che conducevano verso il porto-canale; un impianto urbano non molto diverso da quello in cui si insedieranno poi i commercianti ebrei con le loro botteghe. Era ancora chiuso entro le antiche mura, romane o altomedievali, restaurate poi da Sigismondo Malatesti con l’aggiunta di qualche torrione, il più famoso dei quali era il cosiddetto torrione Isotteo all’angolo del Caffè Italia.

Per questa continuità insediativa durata anche nei secoli della decadenza e per le importanti funzioni svolte in relazione al porto, il quartiere ha sempre rappresentato quindi uno dei cardini dell‘organizzazione urbanistica della città. A causa però delle radicali trasformazioni subite dalla città a partire del ‘500, non resta più niente degli edifici medievali. Ma le testimonianze della sua storia urbanistica si sono sicuramente conservate nel sottosuolo e sarebbe imperdonabile che non si approfittasse dell’opportunità offerta dalla ripavimentazione della piazza per un’indagine archeologica seria che possa svelare le stratificazioni e le fasi evolutive di questo importante angolo della città, aggiungendo così un importante tassello alla ricostruzione dell’assetto urbanistico della città antica e medievale.

*Italia Nostra – Sezione di Senigallia

 

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