“Una battaglia di civiltà liberare le giovani donne dall’inferno della strada”

“Una battaglia di civiltà liberare le giovani donne dall’inferno della strada”

Tante persone hanno partecipato alla Rotonda a mare all’iniziativa in memoria di Evelyn Okodua, la giovane nigeriana uccisa vent’anni fa a Senigallia

SENIGALLIA – Platea gremita per l’iniziativa in memoria di Evelyn Okodua, svoltasi alla Rotonda a mare nell’ambito delle iniziative organizzate dal Comune di Senigallia in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Sono stati tantissimi, infatti, i cittadini che hanno voluto assistere ai lavori della conferenza “Sfruttate fino alla morte” che ha visto la presenza di importanti relatori che si sono distinti nel loro impegno sociale e nel loro lavoro volto a contrastare il tragico fenomeno della tratta.

Durante l’incontro, moderato dalla presidente del Consiglio delle Donne Michela Gambelli, hanno preso la parola Ernesto Napolillo, magistrato distrettuale della Procura generale di Ancona, Michele Di Bari, capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione al ministero dell’Interno, e don Aldo Buonaiuto, dell’associazione Comunità Papa Giovanni XIII. A Evelyn Okodua, uccisa venti anni fa a Senigallia, è stata intitolata la sala conferenze di Palazzo Ferroni. L’evento è stato organizzato dall’avvocato Alessandro Angeletti e dal consigliere comunale Maurizio Perini.
“Una serata davvero importante e toccante – afferma il sindaco Maurizio Mangialardi – che grazie alla presenza di persone che da anni si battono per salvare giovani donne dall’inferno della strada, ha reso ancora più tangibile l’ineluttabilità delle impegno che le istituzioni sono doverosamente chiamate ad assumere per debellare la piaga sociale della tratta.

“Un ringraziamento particolare mi sento di indirizzarlo a don Aldo Buonaiuto, che con l’associazione Comunità Papa Giovanni XIII a questo impegno dedica da sempre grandi energie, salvando migliaia di giovani donne e continuando a denunciare il carattere socialmente distruttivo del mercimonio coatto che priva della libertà, della dignità, e spesso della vita, centinaia di donne.

“Da parte nostra, seppur con pochi mezzi a disposizione, nel corso degli anni abbiamo provato a dare un contributo a questa battaglia di civiltà. Però è necessario fare di più per  liberare dalla schiavitù del sesso le ragazze italiane e straniere presenti sul nostro territorio. Soprattutto è necessario rafforzare e rendere più efficace la risposta delle istituzioni, e credo che ciò possa avvenire solo con una proficua collaborazione capace di coinvolgere gli enti locali, le strutture socio-sanitarie, le forze dell’ordine e quel mondo del volontariato fatto di persone generose, sensibili e competenti”.

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it