Il sindaco Mangialardi, l’ex Angeloni ed altre sei persone a giudizio per l’alluvione di Senigallia

Il sindaco Mangialardi, l’ex Angeloni ed altre sei persone a giudizio per l’alluvione di Senigallia

Il commento dell’attuale primo cittadino dopo la decisione del Gup: “Pronto a far emergere in maniera limpida e cristallina la verità su ciò che accadde il 3 maggio del 2014 ed affermare definitivamente il corretto operato dell’Amministrazione comunale”. L’avvocato Roberto Paradisi: “Mi auguro che le parti civili possano essere risarcite dagli enti coinvolti e dalle loro assicurazioni”

ANCONA – Per l’alluvione di Senigallia del 3 maggio 2014, che provocò quattro morti ed ingenti danni, in una città sommersa da acqua e fango, saranno processati gli otto indagati. La decisione è stata presa oggi, al termine dell’udienza preliminare.

Il Gup del Tribunale di Ancona Francesca De Palma ha rinviato a giudizio il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi e altre sette persone: il suo predecessore Luana Angeloni; Flavio Brunaccioni, comandante della polizia locale di Senigallia; Massimo Sbriscia, dirigente della Provincia di Ancona; Mario Smargiasso dell’Autorità di Bacino; l’ingegnere Alessandro Mancinelli, consulente del Comune di Senigallia; Gianni Roccato dell’Area Tecnica Territorio e Ambiente del Comune di Senigallia e Libero Principi, funzionario della Regione Marche.

Tra i reati contestati ci sono il disastro colposo, l’omicidio colposo plurimo, l’omissione di atti d’ufficio e l’abuso d’ufficio. Il dibattimento si aprirà davanti al collegio il 6 ottobre 2020, a sei anni di distanza dai fatti.  Le parti civili sono 390.

“Prendo atto del decreto di rinvio a giudizio – ha commentato il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi dopo il decreto che dispone il suo rinvio a giudizio – e credo che nel corso del dibattimento avremo finalmente la possibilità di far emergere in maniera limpida e cristallina la verità su ciò che accadde quel 3 maggio del 2014 e affermare definitivamente il corretto operato dell’Amministrazione comunale di Senigallia prima, durante e dopo l’alluvione”.

“Colpisce che per giungere a questo punto ci siano voluti oltre cinque anni, un lasso di tempo oggettivamente lungo – aggiunge lo stesso Maurizio Mangialardi – e che rappresenta inevitabilmente motivo di preoccupazione.

“Auspico – ha poi aggiunto – che d’ora in avanti il processo assuma tempi brevi e, soprattutto, certi per fare la necessaria chiarezza e sgomberare il campo dalle bugie, le mistificazioni e le strumentalizzazioni che, in questi anni, ho dovuto subire.

“Io so con certezza – ha sempre affermato il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi – di aver sempre assolto alle mie funzioni onestamente e in maniera conforme alla legge, so di aver sempre operato per il bene della comunità, e soprattutto so di aver speso tutto me stesso per fronteggiare lo stato di emergenza creato da quel maledetto evento alluvionale, imprevisto e imprevedibile, e messo in campo tutto l’impegno necessario per far prima ripartire immediatamente la città e poi ottenere un significativo, seppur non completo, risarcimento dei danni provocati a cittadini e imprese.

“Questo – ha poi concluso Mangialardi – è quanto sono certo di poter dimostrare al processo, che a questo punto spero possa iniziare il prima possibile”.

“Non era scontato il rinvio a giudizio di tutti gli imputati nel processo per l’alluvione a Senigallia”, ha invece affermato l’avvocato Roberto Paradisi.

“Senza nessuna ansia giustizialista, ma con estrema serenità (anche per doveroso rispetto degli imputati), va oggi detto – ha quindi proseguito l’avvocato Paradisi che è anche consigliere comunale a Senigallia – che il processo che finalmente si aprirà il prossimo anno sarà comunque un momento necessario di approfondimento e ricerca della verità e della giustizia.

“Ho apprezzato in modo particolare – ha quindi aggiunto Paradisi – la discussione dell’avvocato Magistrelli, che difende il sindaco di Senigallia, mentre mi hanno sorpreso alcune posizioni in cui vi è stata l’impressione di un acritico attacco al lavoro della Procura, in modo particolare in relazione alle contestazioni sui lavori (mai fatti o eseguiti malamente) sugli argini del Misa e alla incredibile realizzazione del “Percorrimisa” in cui sono stati utilizzati fondi destinati alla mitigazione dei rischi per realizzare una pista ciclabile.

“Mi auguro intanto, in questo lasso di tempo che ci separa dall’avvio del dibattimento – ha poi concluso l’avvocato Roberto Paradisi -, che le parti civili possano essere risarcite dagli enti coinvolti e dalle loro assicurazioni”.

 

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