Al libro “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” il Premio Mario Pannunzio 2019

Al libro “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” il Premio Mario Pannunzio 2019

L’ambasciatore d’Italia in Bosnia Erzegovina, Nicola Minasi, in video alla presentazione di Milano dell’“Antologia di poeti contemporanei dei Balcani” di Paolo Maria Rocco ed Emir Sokolović

di GEMMA NATALI CONVERSANO

FANO – Insignito del Terzo Premio Pannunzio 2019 per la Poesia edita, con il suo ultimo libro “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” (Ed. Ensemble), abbiamo intervistato l’autore, Paolo Maria Rocco che, prima di recarsi a Torino, il 30 Novembre, presso il Centro di Studi “Mario Pannunzio” per ritirare il Premio, ha tenuto una presentazione dei suoi ultimi libri a Milano, il 26 Novembre, presso la Libreria Popolare. In questa intervista l’autore ci parla non solo di “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” ma anche dell’ “Antologia di Poeti contemporanei dei Balcani” (Ed. LietoColle) che il poeta italiano ha curato con il poeta bosniaco Emir Sokolović.

I suoi libri stanno attirando attenzione e riconoscimenti sempre più vasti e importanti, ci può dire quali considerazioni trae da questi suoi ultimi traguardi?: «Innanzitutto, voglio sottolineare il privilegio che abbiamo ricevuto dall’Ambasciatore d’Italia nella Bosnia Erzegovina, Sua Eccellenza Dott. Nicola Minasi, che ha presenziato in video alla presentazione di Milano. È stato un onore e un immenso piacere ascoltare le sue parole di elogio per l’impegno che ha visto me e l’amico Emir Sokolović, impegnarci nel progetto di creazione dell’Antologia di Poeti Balcanici, che è un unicum nel panorama culturale italiano attuale. L’Ambasciatore N. Minasi, nel suo video registrato a Sarajevo, ha voluto rimarcare che la nostra Antologia si inserisce nel solco, tracciato dallo stesso Ambasciatore, delle più significative attività culturali che promuovono Amicizia e Riconciliazione tra i Popoli, e che la sua Ambasciata realizza da anni. E ha voluto anche porre l’attenzione sul fatto che il contenuto stesso dell’Antologia (poesie di diciotto interessantissimi poeti originari della Regione che si estende dalla Slovenia alla Macedonia) realizza un ulteriore strumento di dialogo e di confronto di esperienze culturali e civili tra le due sponde dell’Adriatico. Può immaginare, quindi, che i saluti pubblici così calorosi e rilevanti rivoltici dall’Ambasciatore siano davvero, per me, un premio più che prestigioso. Mi faccia aggiungere che questi riconoscimenti alle mie poesie non li ritengo traguardi ma tappe di un percorso».

Il pubblico presente a Milano, proprio in virtù della proiezione del video dell’Ambasciatore ha così potuto conoscere meglio anche le attività culturali realizzate nei Balcani dall’Ambasciata di Bosnia Erzegovina delle quali l’Ambasciatore Minasi ha spiegato, in video, contenuti e finalità. Inoltre la proiezione dei video dell’Ambasciatore e di alcuni dei poeti presenti nella vostra Antologia si è rivelata davvero una novità intrigante che ha destato un interesse molto acceso nel pubblico. Com’è nata quest’idea?: «Devo premettere che io ed Emir Sokolović abbiamo già tenuto diverse presentazioni, in Italia e all’estero, dell’Antologia e del mio libro “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”. L’idea dei video registrati che ho chiesto ai poeti antologizzati deriva dal fatto che mi sono messo dalla parte del pubblico: quando si presenta la produzione poetica di autori, italiani o stranieri, è un piacere scoprirne la fisionomia in più sfaccettature. Così, mi è sembrato utile e bello far vedere i visi, le espressioni dei poeti che hanno registrato il loro intervento video. E devo dire che i partecipanti alla presentazione di Milano hanno avuto, come me ed Emir, la sensazione che quei poeti fossero lì con noi. Insomma, chi scrive cosa? È stata una scoperta per il pubblico guardare in faccia, attraverso un filmato di pochi minuti, i poeti che abbiamo selezionato per l’Antologia, e percepire, di quei poeti, l’intensa dedizione alla Poesia, il contenuto della loro poetica, ma anche il tono della voce, la loro gestualità. Sono stati interventi video davvero preziosi, da quello del poeta croato Zlatko Kralijc, del quale una voce narrante, femminile, ha recitato una poesia nel mentre la cinepresa riprendeva il poeta mentre camminava lungo le sponde del fiume Mura. E voglio sottolineare che Zlatko Kralijc è un poeta di rilevantissimo significato nei Balcani e anche in altre nazioni europee, oltre ad essere l’ideatore e il direttore artistico del Festival internazionale di Poesia “Sveti Martin Na Muri” del quale ho avuto l’onore di essere ospite. Poi sono stati proiettati il video del romeno George Nina Elian che ha ricordato alcuni grandi poeti romeni, quello della straordinaria poetessa albanese Luljeta Lleshanaku che ha registrato il suo video nella propria casa immettendoci in un ambiente intimo e prezioso, e poi i video altrettanto belli e interessanti degli sloveni Dusan Pirc e Borut Petrović Vernikov, e del giovane poeta bosniaco Alden Idriz che per tanti anni ha vissuto a Fano, nelle Marche, e che ora vive e lavora a Sarajevo. Tra i partecipanti della serata milanese, vorrei sottolineare il poeta Filippo Ravizza la cui presenza è stata davvero preziosa, quanto quella dell’Editore Gilberto Gavioli de ‘Il Foglio Clandestino’. Infine, devo dire che la sala della Libreria Popolare di Milano nella quale si è tenuta la presentazione, una sorta di sotterraneo in mattoncini e con il soffitto ‘a volta’ ci ha fatto ricordare gli ambienti delle ‘boite’ francesi, luogo segreto di conciliaboli culturali, di incontri tra adepti ad un’Idea di Bellezza dell’Arte, e della sua libertà».

Veniamo ora al suo soggiorno a Torino: un’esperienza altrettanto piacevole?: «Il Centro Studi “Mario Pannunzio” e la Giuria del Concorso per la Poesia edita mi hanno inserito nella terna dei vincitori: sì, è stata un’esperienza molto significativa proprio perché generata da un Centro Studi di grande rilevanza, e poi perché ho rivisto Torino, che è una città meravigliosa che non finisce mai di stupire per la sua bellezza. L’attribuzione di questo riconoscimento è un momento importante per il mio lavoro nella scrittura perché sottolinea il valore del libro “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” sul quale ha scritto ed espresso importanti parole anche la Giuria del Premio Pannunzio presieduta dal Prof. Pier Franco Quaglieni, ai quali sono grato».

Prima del “Pannunzio” lei ha ricevuto anche altri riconoscimenti?: «Sì, con il mio primo libro di poesie “I Canti” sono risultato vincitore assoluto, nel 2016, nel Festival internazionale di Poesia “La Piuma di Zivodrag Zivkovic” a Zenica, in Bosnia Erzegovina (Festival di grande importanza fondato da E. Sokolovic) che ha già ‘laureato’ poeti balcanici di grande interesse. Poi alle poesie di “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” è stato attribuito il Premio della Giuria del Premio Casentino, a Poppi, vicino Arezzo, e sono stato finalista in altri Premi nazionali».

Secondo lei qual è l’utilità di partecipare a Premi di Poesia o di Letteratura?: «È un modo efficace per farsi conoscere, per presentare i propri libri, e, quando vi è l’occasione, per diffondere la propria idea di Creatività e di Poesia. Poi, per quanti, come me, non appartengono a consorterie, o a ‘scuole di tendenza’, mode, gruppi, essere invitato per presentare il proprio lavoro letterario significa attirare l’attenzione non solo su significato di ciò che si scrive ma anche su un certo modo di intendere il lavoro dello scrittore che, per prendere a prestito le parole di L. F. Celine, dev’essere un lavoro faticoso perché, diceva il grande francese a proposito degli scrittori a lui contemporanei “nessuno più vuole faticare, nessuno più si impegna nella ricerca di uno stile e di un contenuto”. Ancora adesso, dopo svariati decenni, quelle parole suonano come un monito: oggi il mercato dei libri premia troppo spesso poesie che non sono poesie ma parole prive di contenuto, prive di stile letterario, prive di una visione del mondo. Oggi tutti pensano di poter scrivere poesie, ma non è così: il lavoro di chi scrive in versi è un lavoro di ricerca, di studio, di dedizione, è un’arte come intendeva Celine. Una parte rilevante del mercato editoriale attuale mortifica la Poesia attribuendole una funzione utilitaristica e così assegna dignità di pubblicazione a scritti del tutto carenti sul piano letterario e colpisce la Poesia nella sua identità. A questo proposito Montale nel 1975 ricordava che: “La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti: basta un foglio di carta e una matita e il gioco è fatto. L’incendio della Biblioteca di Alessandria ha distrutto tre quarti della letteratura greca. Oggi nemmeno un incendio universale potrebbe far sparire la torrenziale produzione poetica dei nostri giorni. Ma si tratta appunto di produzione, cioè di manufatti soggetti alle leggi del gusto e della moda”, ecco, nel suo discorso per il Nobel, anche Eugenio Montale, cinquant’anni fa, esortava, tra le righe, a rispettare la vera Arte della Poesia, non bastano un foglio di carta e una matita, o una penna o una tastiera di computer… ».

Un’ultima domanda: lei è stato pubblicato in Antologie di poeti contemporanei, in Italia e all’estero, e sue poesie sono state tradotte e pubblicate in Romania, Croazia, Bosnia. Lei però non scrive solo poesie, ha pubblicato anche un romanzo nel 2016, ce ne vuole parlare?: “Con il mio primo romanzo che s’intitola “Virginia, o: Que puis-je faire?”, pubblicato dall’Editore Bastogi di Roma, ho raccontato una storia che mi stava particolarmente a cuore e che prende le mosse dalla vita straordinaria di Guido d’Arezzo, l’inventore della notazione musicale. Guido d’Arezzo è stato osteggiato e perseguitato dai suoi confratelli monaci, quando egli viveva nel Monastero di Pomposa, perché la sua invenzione (la scrittura della notazione musicale) rendeva superato, e oramai inutile, il metodo della trasmissione mnemonica di centinaia e centinaia di canti liturgici. I Maestri Monaci Cantori, che detenevano il potere della conoscenza mnemonica di quei canti, punirono Guido d’Arezzo poiché egli, la sua temerarietà, li privava, appunto, di un enorme potere all’interno dell’organizzazione ecclesiastica di quel tempo, e parliamo del 900 dopo Cristo. Guido d’Arezzo dovette fuggire da Pomposa, condannato perfino dal Priore di quel Monastero ad un esilio non dissimile da quello di Dante e proprio come il sommo Dante anche Guido (del quale fu amico San Pier Damiano, Priore del Monastero di Fonte Avellana, nelle Marche) portò con sé il frutto di quella dannazione: la sua invenzione talmente alta da costringerlo alla fuga dalle persecuzioni e a cercare riparo prima a Bologna, poi a Roma, poi ad Arezzo. Di questa vita straordinaria si interessa, nel mio romanzo, una giovane pianista dell’America del Nord che giunge in Italia per continuare i suoi studi di musicista e musicologa. La scoperta di un Breviarium acefalo attribuito a Guido d’Arezzo (il Breviario esiste davvero ed è conservato proprio a Fonte Avellana con il titolo “Codice Nn”) spinge la giovane pianista alla ricerca della parte mancante di quel testo così prezioso, e così lei ripercorre il cammino dell’esilio di Guido d’Arezzo, un cammino che è anche una ricerca interiore attraverso la quale la giovane musicista metterà in discussione se stessa e il suo mondo fino a… Ecco il finale non lo racconto per non rovinarvi la lettura!».

Nelle foto: la medaglia che ritrae i Dioscuri a cavallo (Castore e Polluce), Premio attribuito alle poesie di Paolo Maria Rocco dal Centro di Studi “Mario Pannunzio” per la Poesia edita 2019.; Libreria Popolare di Milano: in video l’Ambasciatore d’Italia in Bosnia Erzegovina, Nicola Minasi; da sinistra: Paolo M. Rocco, Silvio Ziliotto, Emir Sokolovic, Pino Loco; Milano 25 Novembre 2019, da sin.: Paolo M. Rocco, Emir Sokolovic, Pino Loco; Paolo M. Rocco e Emir Sokolovic; Libreria Popolare di Milano, da sinistra: Paolo M. Rocco, Emir Sokolovic, Pino Loco; Milano, 25 Novembre 2019, il mio caro amico Emir; Libreria Popolare di Milano, 25.11.2019, da sin.: Silvio Ziliotto, Paolo M. Rocco, Emir Sokolovic, Pino Loco; Paolo M. Rocco, Emir Sokolovic, Pino Loco; Lib. Popolare, Milano, da sin.: Silvio Ziliotto, Paolo M. Rocco, Emir Sokolovic, Pino Loco; Milano, da sin.: Paolo M. Rocco, Emir Sokolovic, Pino Loco; parte del pubblico alla presentazione di Milano 25.11.2019

 

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