Per lo sviluppo dell’entroterra serve un’adeguata politica industriale capace di creare lavoro salvaguardando l’ambiente

Per lo sviluppo dell’entroterra serve un’adeguata politica industriale capace di creare lavoro salvaguardando l’ambiente

di ALFREDO SPARAVENTI

La Regione Marche sta arretrando nella crescita e nello sviluppo, e già nell’ultimo quinquennio mostra un ritmo più lento di quello italiano per il recupero del prodotto perso negli anni della crisi. Il Pil marchigiano si colloca circa 11 punti percentuali sotto il livello del 2007, contro i 4 punti del resto del Paese nel 2019, inserendosi negli standard delle Regioni del Sud, paventando una possibile deindustrializzazione delle nostre terre o almeno una riduzione della spinta ad uno sviluppo diffuso attraverso la creazione di nuove imprese vincenti sul mercato.

Questo scenario di contesto incide in maniera negativa soprattutto sugli entroterra della regione che sono quelli che faticano di più a ritrovare lo slancio dello sviluppo precedente.

L’entroterra della provincia di Pesaro/Urbino ha il terzo polo industriale, per cui chi amministra ha una responsabilità di governance per il destino di questa zona industriale e delle altre limitrofe, affinché esse accrescano la loro ricchezza e sviluppo a beneficio di tutta la collettività del territorio.

I nostri predecessori ebbero la felice intuizione di costituire il Consorzio industriale del medio Metauro che coinvolgeva il Comune di Fermignano insieme al Comune di Urbino, all’Università degli Studi Carlo Bo, alla Provincia e alla Camera di Commercio di Pesaro/Urbino per offrire un terreno artigianale/industriale a chi voleva impiantare un’attività.

Questa felice scelta ha creato il benessere e il mantenimento della popolazione stanziale nelle nostre cittadine e nelle zone limitrofe per le possibilità di occupazione creata.

Nel 1991 è stato costituito a livello provinciale, anche il Distretto del mobile della provincia di Pesaro/Urbino che comprende 28 comuni, che si spingono dalla fascia costiera fino ai confini della Toscana, che costituisce il terzo polo italiano dopo la Brianza e l’asse Treviso-Pordenone – del legno-arredo, con quote di mercato rilevanti a livello nazionale, europeo e internazionale per il livello di eccellenza riconosciuto dello stile, design e innovazione.

In un’epoca di apertura mondiale dei mercati e di concorrenza globale le politiche standardizzate non funzionano perché non tengono conto delle peculiarità territoriali e locali che spesse volte sono i punti di forza delle nostre imprese.

L’azione politica di fronte a fenomeni, così complessi e globali è stata troppe volte a guardare mentre si saccheggiavano i territori e le nostre economie, con chiusura di decine e decine di imprese e conseguenti licenziamenti di operai che seguivano le sorti dell’azienda senza percepire più alcuna remunerazione passata e futura.

Non esistono formule magiche per risolvere le crisi economiche e/o finanziarie, ma sicuramente in ogni situazione qualcosa si può fare e questo “poco” che si può fare costituisce la responsabilità di chi ha in mano il destino dei territori per noi e per le generazioni future.

Esistono dei percorsi strategici per il futuro e per lo sviluppo complessivo dei territori che essendo contigui si influenzano a vicenda, come un’azione concertata fra gli Enti locali, Università, Associazioni di categoria e banche, qui ubicati, in modo che si attui (l’Unione dei Comuni potrebbe essere la sede ideale di decisione dove si riporta la sintesi delle discussioni dei diversi Consigli comunali) una politica industriale, che con il coinvolgimento della Regione nella sua potestà legislativa, sia aderente al territorio e serva i bisogni delle nostre imprese, riuscendo ad attingere anche i fondi europei per sostenerne ed incentivarne lo sviluppo.

La costituzione di “sistemi energetici locali” (cogenerazione, ecc.), anche attraverso la creazione di soggetti pubblici/privati (Community Energy Enterprises), per dare energia a basso costo alle nostre imprese e migliorare la qualità ambientale dei nostri territori. Proviamo ad immaginare se ogni zona industriale della nostra provincia avesse un sistema energetico autosufficiente quanto costerebbe e inquinerebbe meno (abbassamento delle emissioni di CO2) l’energia prodotta per le nostre imprese, perché come dice il prof. Alberto Quadrio Curzio: “il modello di sviluppo italiano, imperniato sui Distretti industriali, le PMI e specializzazioni manifatturiere tradizionali-innovative, nonché sulla valorizzazione a fini turistici delle risorse paesaggistiche, monumentali, artistiche e culturali del nostro paese, ha consentito a vaste aree dell’Italia di conseguire un elevato sviluppo, con una notevole diffusione della ricchezza a livello locale”;

La ricerca delle migliori vie di comunicazione sia stradali (Fano Grosseto, Urbino/Pesaro ecc.) che informatiche ricercando soluzioni all’avanguardia di trasmissioni dati in particolare per le imprese (banda ultra larga, ecc.);

Infine la costituzione di poli di formazione (scuole professionali) insieme alle nostre imprese che le aiutino a migliorare ed accrescere il know-how dei propri dipendenti per innovare e competere nei mercati internazionali come l’esperienza della Brianza ci ha insegnato, attraverso la costituzione del Polo formativo Legno- Arredo.

 

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