Una grande mostra su Raffaello e gli amici di Urbino richiama tanti visitatori a Palazzo Ducale

Una grande mostra su Raffaello e gli amici di Urbino richiama tanti visitatori a Palazzo Ducale

di PAOLO MONTANARI

URBINO – E’ in corso una bella e grande mostra a Palazzo Ducale di Urbino dal titolo Raffaello e gli amici di Urbino, che raccoglie ben 19 opere di Raffaello Sanzio e degli amici Timoteo Viti, Girolamo Genga, fra Bartolomeo, il maestro Perugino, Alfani, Francia.

La mostra è dislocata in sei stanze: la prima intitolata Urbino alla fine del Quattrocento: Raffaello giovane e gli esordi di Timoteo Viti. La seconda dal titolo Raffaello e Girolamo Genga tra Firenze e Siena. La terza sala dal titolo Le strade di Raffaello e Genga nel secondo decennio.

La IV sala con Due frammenti di Raffaello dalla Roma di Giulio II e di Leone X. La V sala dedicata alla attività di Genga in Romagna e l’epilogo urbinate di Viti e la Sala VI Dopo Raffaello con due tele di Raffaellino del Colle. Diversi per età, per talento e per formazione, i pittori Timoteo Viti, Girolamo Genga e Raffaello Sanzio muovono tutti e tre da Urbino spinti da una volontà di aggiornamento che li accomuna ma che li condurrà a esiti molto differenti.

Pur incrociandosi più volte, le loro strade divergeranno infatti significativamente fin dai primi anni. La mostra, seguendone incontri e scelte, delinea le rispettive posizioni di questi artisti nel cruciale passaggio dal Quattro al Cinquecento che, nella ricostruzione proposta nelle Vite di Giorgio Vasari, corrisponde al salto dalla seconda alla terza età dell’arte e all’imporsi, con le ricerche di Leonardo, della MANIERA MODERNA.

Timoteo Viti, nonostante le aperture della giovinezza su Bologna, l’amicizia e la collaborazione a Roma con Raffaello, fino alla fine appare di fatto recalcitrante di fronte alle più dirompenti novità della pittura dei suoi giorni. Girolamo Genga, invece, le intercetta nei soggiorni di Siena e a Firenze e le rielabora in una personalissima cifra stilistica, con la quale affronta le opere eseguite in Romagna, prima delle esperienze che lo attendono a Roma nei primi anni venti.

Del tutto speciale la posizione di Raffaello, in grado fin dal principio di plasmare il proprio stile attingendo con eccezionale prensilità a una gamma continuamente aggiornata di modelli, secondo un meccanismo che Vasari individuerà come esemplare per i protagonisti della Maniera. Una mostra da non perdere anche perché alcune opere provenienti dai musei tedeschi verranno portate in patria il 30 novembre, prima della chiusura ufficiale della mostra.

(Le foto sono di Marta Fossa)

 

 

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