I valori dell’esistenza indagati con lucido coraggio nell’ultimo libro di Paolo Maria Rocco “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”

I valori dell’esistenza indagati con lucido coraggio nell’ultimo libro di Paolo Maria Rocco “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”

di VITALIANO ANGELINI*

FANO – Questa seconda raccolta di poesie che Paolo Maria Rocco ha dato alle stampe dal titolo “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”, ci si presenta come un insieme in versi di riflessioni, azioni e reazioni, oltre che di emozioni, dalle quali è possibile rilevare un’acutezza di analisi psicologica che si definisce attraverso un’articolazione complessa alla quale il Poeta ci ha abituati già dal suo precedente libro (“I Canti”).

In “Bosnia, appunti di viaggio…” si tratta, come si evince dal titolo, e come viene chiarito fin dall’inizio, di un percorso di natura fisica, materiale e, al contempo, di natura interiore. Un viaggio in cui i luoghi, le luci, i colori si fondono con le sensazioni, con i ricordi, con le riflessioni: il reale con l’immaginato, il percepito con il desiderato, in una tensione continua verso l’oltre, verso l’armonia. Un bisogno interiore di consonanza, di infinito, dichiarati sin dalle poesie con cui si apre questa silloge: esemplari, in questo senso, i versi di “Stari Most” che non solo confermano, a mio avviso, quanto appena detto ma con i quali, per dirla con Budelaire, l’Autore mette il suo cuore a nudo:

… il crepitio sordo

dei gridi, ora lo senti? Che svaria

nel torbido dell’anima e al torreggiare

cupo del traliccio a mezza costa ti dice

che una parola sullo Stari Most tacque

dell’altra nell’avvitarsi d’Halebija a Tara

dell’onda sopra l’onda, e se poi guardi

nell’abisso, che ha la sua lingua

pure il fiume, il suo moto

che non indulge e non ha sosta

Appare evidente in questi versi la mescolanza di forme diverse dell’essere e del sentire, sensi in cui si alternano e si mescolano l’esperienza del reale e il desiderio dell’oltre. Affiora, quindi, in questa poesia, un’evidente ricerca di conoscenza dell’essenza delle cose e di valutazione delle situazioni per cui il pensiero del poeta, oltrepassando le emozioni e le sensazioni, si fa più denso caricandosi di implicazioni della contemporaneità, o meglio dell’attualità e per certi aspetti approda a forme etico-politiche. Nella direzione appena detta mi sembrano rivelatori questi seguenti versi:

… vorrei così vedere la nube

nel tempo che ora viene, dilaniata nel cielo che avvelena

questa terra, con la fame atavica del lupo brado dei monti,

e dell’inconciliabile diversità dell’etnia sterminata

con i denti anche l’idea inculcata che infiamma gli animi

e insieme lo spregevole impresario che mercanteggia

nelle miniere morti e miserie

C’è in Paolo Maria Rocco, proprio per questo suo immergersi negli aspetti e nelle figure del reale dove la mediazione si espande alla Politica nel suo divenire tumultuoso, un accostarsi in forma estetica alla vicenda del vivere, manifestando quel che Pier Paolo Pasolini definiva «il fiuto poetico».

È la coscienza inquieta di un intellettuale, quindi, che costituisce il punto di partenza di questo viaggio che dev’essere inteso, come giustamente è stato chiarito in alcune Note, in quanto ricerca di conoscenza e veicolo d’esperienza; il percorso -per dire in altri termini- di un sentire che è interiore oltre che essere un reale ‘andare per luoghi’, affascinato, forse, più che dai luoghi dalle passioni umane.

Il viaggio che il Poeta compie, si realizza in realtà con il chiaro e vigile supporto della ragione oltre che con la costante partecipazione emotiva delle viscere e del cuore. Nelle sue interazioni, questo “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie” definisce una sottile e intrigante orditura che l’Autore, in conseguenza e per effetto di mediazioni intellettuali, ha elaborato con lucido coraggio analitico.

È anche opportuno tener presente, come già ebbi modo di scrivere, che la poesia del Nostro si definisce tra un sentire profondamente umano e la parola quale inizio. Una parola che serve al Poeta per rinominare, per offrire una nuova origine alla conoscenza, all’esperienza e alle emozioni. Senza alcun dubbio ci troviamo davanti a una poesia complessa e colta che si configura su precisi percorsi, in piena consapevolezza nel saper individuare i valori alti dell’esistenza.

Ancora una volta, come già ne “I Canti”, il senso della precarietà si pone a fondamento poetico e si rende come differente rappresentazione della realtà. In altro modo vogliamo dire che l’esperienza umana, articolandosi in forma estetica, attraverso la parola si restituisce alla lettura in forma di Poesia:

… che voglia accedere, ti chiedi,

alla commedia della vita? Scortata

da un impulso di passione qualcosa

si dispone alla sapienza dell’errore

umano che domina in altezza dal lontano

passato e più recente: una locuzione, un detto

dal precipizio torna alla memoria del presente

(…)

*Poeta e pittore

——————————————————————————————————-

 “Bosnia, appunti di viaggio e altre poesie”

di Paolo Maria Rocco

con traduzione in lingua bosniaca di Nataša Butinar

Edizioni Ensemble, Roma

Collana Alter-Poesia

ISBN 978-88-6881-397-0

Pagg. 97

Euro 15.00

 

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it