Leonardo Badioli: “Sull’erosione della costa un’impossibile guerra di trincea”

Leonardo Badioli: “Sull’erosione della costa un’impossibile guerra di trincea”

di LEONARDO BADIOLI*

A ogni nuova turbolenza delle onde rischiamo di perdere un bar o una installazione costiera. Stavolta tocca al bar ristorante Heidi segnalare il pericolo di perdere l’attività. In difetto dell’intervento pubblico toccherà ai proprietari mettere a posa scogliere fai-da-te, perché è evidente ormai che i tempi della politica sono più lenti di quelli dell’avanzata dell’erosione della costa.

Non mi sento di dar torto a chi se ne lamenta: una stesa di scogliere salverebbe l’investimento e il reddito di chi ci lavora.

E’ passato del tempo ormai – da quando Ceriscioli si fece vedere per promettere una spesa “risolutiva” per 12 milioni che dovrebbero arrivare. Per fare cosa? Mettere in sicurezza le installazioni costiere. Direi doveroso. E’ la parola “risolutiva”, piuttosto a lasciare interdetti, se solo pensiamo che dal 1975 si spendono soldi pubblici – e tanti – per fermare “definitivamente” il processo erosivo. Ognuno sa che l’erosione non si fermerà. Per due fattori: uno è l’azione rifrangente delle protezioni rigide, l’altro è l’aumento del livello del mare, che è ormai cosa certa e non la fantasia umorale di quattro ambientalisti.

Perfino la Regione se ne è accorta, se rileva nel Piano di Gestione Integrata della Costa la necessità di procedere ad arretramenti. Tutto sta sapere quando la parte pubblica convoglierà la spesa a questo scopo. Se non è giusto che qualcuno venga sacrificato in questa impossibile guerra di trincea, è altrettanto giusto che si voglia sapere quando e come la gestione pubblica renderà utili i propri interventi all’interesse generale.

Un passaggio indispensabile e cruciale – racchiuso nell’espressione “integrata” – deve per forza prevedere la possibilità di sostenere finanziariamente non solo la posa in opera di barriere litoranee ma anche e soprattutto i processi di delocalizzazione e/o di adattamento. Serve dunque un programma – un cronoprogramma – che non riguardi solo il singolo esercizio, ma l’intero riassetto delle installazioni costiere.

A cominciare, per giusta prevenzione, dagli esercizi non ancora danneggiati. Consideriamo la costa come unità fisiografica e non come porzione comunale: il mare non conosce questi confini. Consideriamo l’assetto di costa non solo come area turistico-balneare, ma come ecosistema di transizione che si estende fino ai piedi della collina. Un simile programma fisserebbe un limite e una data agli interventi a mare. In questa prospettiva le difese con scogliere sarebbero un ultimo episodio e non un’emorragia. Ma fate presto!

*Quelli dell’Onda

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