Elena, Ecuba e le altre: fili perduti e ostinati di una storia a venire nell’ultimo libro di Maria Lenti

Elena, Ecuba e le altre: fili perduti e ostinati di una storia a venire nell’ultimo libro di Maria Lenti

URBINO – C’è molto interesse per l’ultimo libro di Maria Lenti: Elena, Ecuba e le altre.

Scrive Alessandra Pigliaru nella Prefazione: «… a trapelare è una forza imprevista, tutta femminile certo, mai assediata né vinta dalla protervia di scandali, prigionie e violenze. Nel seguitare delle interlocuzioni, lo sono tutte le brevi poesie che compongono il volume di Maria Lenti, incontriamo così Filomena che davanti all’abuso si rivolge a Tereo per dire che “ho dita per ricamare e il messaggio giunge alla sorella”; o Artemide che tuona a Zeus, “smettila di dare ordini”; infine Penelope che in faccia a Ulisse setaccia con fierezza “l’ordito dell’assenza”. Sono però molte di più le parole pubbliche donate da Maria Lenti alle nostre madri mitologiche, e lo sono non solo in uno scambio a due bensì anche verso la collettività, siano gli Ateniesi a cui si riferisce Prassitea, gli accusatori contro cui si scaglia Eris, o il mondo tutto che interpella Eufrosine, passando per la grazia di Anfitrite verso un delfino o quella luminosa lungimiranza di tenere “tre in una”, ovvero Era, Elena e Atena in una possibilità che racconta di quanto sia fondante il luogo terzo dell’essere viste.

Si ritorna allo sguardo, alla fatica – impareggiabile di guadagni – nel sentirsi prossime. Le une alle altre. Dando avvio, che è sempre un proseguire, al percorso che si produce cominciando con una paroletta che è “io” e che ha tuttavia il senso di un agire. In quell’orientarsi verso qualcuno, in quell’ “a” c’è la forma imperfetta, deperibile e mai esausta della libertà guadagnata. La poesia è tenace nell’impresa, scavalca con magistralità lo scacco del linguaggio che spesso determina e definisce frettolosamente, lavora di cesello il verso. Come un ago che cerca il punto esatto in cui affondare la trama mentre, inesorabile, rammenda. Queste sono Elena, Ecuba e le altre: fili perduti e ostinati di una storia a venire”.

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Maria Lenti, poetessa, narratrice, saggista, giornalista, è nata e vive a Urbino. Docente di lettere fino al 1994, anno in cui è stata eletta (e rieletta nel 1996 fino al 2001) alla Camera dei Deputati con rifondazione comunista. Studiosa di letteratura ed arte: saggi, recensioni, interventi critici si trovano in volumi collettanei, in riviste e su quotidiani a cui collabora da decenni. In Effetto giorno, 2012, ha raccolto gli scritti di tenore culturale e politico; in Cartografie neodialettali, 2014, gli scritti su poeti neodialettali di Romagna e d’altri luoghi. Ha pubblicato poesie: Un altro tempo, 1972, Albero e foglia, 1982, Sinopia per appunti, 1997 (2° classificato al premio “Alpi Apuane”), Versi alfabetici, 2004, Il gatto nell’armadio, 2005, Cambio di luci, 2009 (finalista al premio “Pascoli”), Ai piedi del faro, 2016; racconti: Passi variati, 2003, Due ritmi una voce, 2006, Giardini d’aria, 2011, Certe piccole lune, 2017 (vincitore del concorso “narrabilando” di Fara Editore); gli studi Amore del Cinema e della Resistenza, 2009, In vino levitas. Poeti latini e vino, 2014; l’antologia di poeti italiani contemporanei Dentro il mutamento, 2011. Nel 2006 ha vinto lo “Zirè d’oro” (L’Aquila).

Ha curato, con Gualtiero De Santi e Roberto Rossini, il volume Perché Pasolini (1978).

Sulla sua poesia il regista Lucilio Santoni ha realizzato nel 2002 il film-video A lungo ragionarne insieme. Un viaggio con Maria Lenti.

 

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