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L’associazione L’Isola di Falconara ha portato in scena al teatro La Vittoria di Ostra un convincente ed emozionante “Cenere” di Harold Pinter

L’associazione L’Isola di Falconara ha portato in scena al teatro La Vittoria di Ostra un convincente ed emozionante “Cenere” di Harold Pinter

di FABRIZIO ILACQUA

OSTRA- Al teatro La Vittoria di Ostra l’associazione L’Isola di Falconara ha portato in scena “Cenere” di Harold Pinter per la regia di Mauro D’Ignazio, all’aiuto regia Loris Barzon. Uno spettacolo intenso, con una scenografia essenziale, impreziosita dai bellissimi video di Luca Paccusse, video tutti tesi ad evocare le atmosfere da incubo in cui si muovono i due protagonisti, interpretati dai bravissimi Paolo Mosconi e Nausicaa Fileri.

Le musiche sono, invece, di Stefano Carloni. Siamo, con “Cenere”, all’interno del più cupo universo pinteriano. Il grande drammaturgo inglese, già premio nobel per la letteratura nel 2005, tratteggia, infatti, un menage familiare, in cui, come sempre accade nelle sue opere, i dialoghi sembrano rincorrersi all’interno di eco senza fine e la parola, ormai scarnificata, viene offerta allo spettatore priva di significante, cosicché agli attori non resta che sputar fuori, attraverso i dialoghi, il rimanente, ovverosia un significato ormai svuotato ed inerte.

Questo a tutto vantaggio di quel messaggio che Pinter, ossessivamente, ha da sempre voluto proporre: quello della violenza che permea di sé i rapporti umani, una violenza ontologicamente connaturata all’uomo e alla quale l’uomo non riesce a sottrarsi, finendo così con l’innescare e costruire rapporti basati sul binomio vittima-carnefice, dove i ruoli si invertono continuamente e si confondono, separati da un confine labilissimo. Alla fine, dell’universo umano non resta davvero, null’altro che la cenere.

La messa in scena arriva come una rasoiata, dritta al cuore dello spettatore, uno spettatore incapace di staccarsi dallo svolgimento del plot, ma soprattutto avvinto da una sorta di spirale ipnotica che, come in un’altalena emozionale, lo porta a studiare e a vivere ora i sentimenti dell’uno, ora le reazioni dell’altra. I due protagonisti, guidati dalla regia asciutta di D’Ignazio, hanno interpretato i rispettivi ruoli con perizia assai misurata ed equilibrata senza indulgere in nessun inutile barocchismo.

E il pubblico ha davvero apprezzato, tributando alla fine, un lungo e convinto applauso a tutta la compagnia.

 

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