Troppe irregolarità alla Lanterna Azzurra, la discoteca della strage di Corinaldo

Troppe irregolarità alla Lanterna Azzurra, la discoteca della strage di Corinaldo

I periti della Procura della Repubblica di Ancona hanno bocciato anche le autorizzazioni concesse dalla Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo

CORINALDO – L’elenco delle irregolarità evidenziate all’interno e all’esterno della Lanterna Azzurra di Corinaldo dai periti incaricati dalla Procura della Repubblica di Ancona sono numerose. Sicuramente troppe per una struttura autorizzata ad ospitare tante persone. Ad iniziare dalle uscite di sicurezza, in particolare la numero 3, quella dove la notte tra il 7 e l’8 dicembre hanno perso la vita sei persone, cinque adolescenti ed una giovane mamma.

A firmare la perizia, chiesta dai magistrati anconetani (Procura della Repubblica e Procura per i minori), sono stati il tenente colonnello dei Carabinieri Marcello Mangione, ingegnere civile in servizio presso il comando generale dell’Arma e Costanzo Di Perna, professore ordinario di Fisica termica ambientale del Dipartimento di Energia industriale e Scienze matematiche della Facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche.

Nel corso dei loro sopralluoghi (il primo avvenuto la mattina del 21 dicembre 2018) i periti hanno esaminato con molta attenzione i locali e gli impianti presenti, tenendo anche in debito conto il piano di emergenza e di evacuazione approvato, dopo gli accertamenti del 12 ottobre del 2017, dalla Commissione unificata di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo.

Secondo i periti le uscite di sicurezza della Lanterna Azzurra sono più basse della norma. La rampa della via di fuga numero 3 (quella dove sono morte sei persone) è priva di pianerottolo di raccordo con la scala d’esodo ed è inclinata, con una pendenza del 20%, superiore al massimo consentito (che è del 12%). Inoltre i gradini hanno dimensioni delle alzate e delle pedate non costanti. La scala d’esodo è priva del corrimano centrale e con gradini in mattoni con superficie sdrucciolevole, per altro non illuminati a sufficienza. Le balaustre poste a protezione della rampa – quelle che hanno ceduto facendo precipitare decine di persone -, sono in pessimo stato conservativo, quindi non idonee a sopportare le spinte d’affollamento, oltre ad essere troppo basse. Inoltre i periti della Procura hanno ritenuto i due locali guardaroba collocati in modo tale da poter costituire un ostacolo al deflusso del pubblico dalla discoteca di Madonna del Piano.

Per la Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo del Comune di Corinaldo che, dopo il sopralluogo del 12 ottobre 2017, rilasciò l’autorizzazione ai gestori per fare spettacoli e balli, alla Lanterna Azzurra era invece tutto in regola. Dalla capienza (871 persone, suddivise nella pista 1: 459, nella pista 2: 262 e nella pista 3: 150 persone), all’impianto antincendio, alle uscite di sicurezza. Secondo la Commissione, presieduta dal sindaco di Corinaldo Matteo Principi, mancavano solo dei cartelli indicanti il pulsante di sgancio e di allarme antincendio.

Al momento gli indagati sono dieci. Si tratta di Marco Cecchini, il dj presente in sala la notte della tragedia; del responsabile della sicurezza Gianni Ermellini, di Mercatino Conca; dei tre gestori della discoteca (i due soci della Magic Srl Carlantonio Capone e Quinto Cecchini e l’amministratore unico Francesco Bartozzi); dei proprietari della struttura (Alberto Micci, i suoi nipoti Marco e Letizia Micci, e la loro mamma Mara Paialunga). Nei loro confronti c’è l’accusa di concorso in omicidio colposo aggravato, ipotizzata, fin dal primo momento dai magistrati anconetani. Nell’inchiesta è indagato anche un ragazzo di 17 anni, sospettato di avere usato, quella tragica notte, dello spray al peperoncino.

 

 

 

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