“Chi l’ha detto che le scogliere a Marina di Montemarciano danneggerebbero Senigallia?”

“Chi l’ha detto che le scogliere a Marina di Montemarciano danneggerebbero Senigallia?”

Da Leonardo Badioli, appassionato ambientalista, alcune ipotesi per contrastare l’erosione. “La spiaggia tra Misa e Cesano è interamente transennata da scogliere e non per questo il turismo balneare ne risulta danneggiato”. Per un certo periodo i Comuni di Senigallia (amministrazione Gazzetti), Montemarciano e Falconara si erano accordati per affrontare insieme il problema

di LEONARDO BADIOLI

SENIGALLIA – Leggo la stampa di oggi, mercoledì 6 febbraio. Il Corriere Adriatico titola: “Il litorale che non c’è più. «Aiuto, il mare ci divora»”. E sottotitola: “Allarme a Montemarciano. Ma le scogliere danneggerebbero Senigallia”. Ed è al sottotitolo che mi riferisco: ma chi l’ha detto che le scogliere danneggerebbero Senigallia?

Mi permetto di smentirlo. La spiaggia di Marina Vecchia tra Misa e Cesano è interamente transennata da scogliere e non per questo il turismo balneare ne risulta danneggiato, anche se le case prospicienti col mare da levante non sono del tutto riparate.

Ma che dire di Marina di Montemarciano? A partire dal 1975 ad oggi in quella costa non si è fatto altro che gettare scogliere (radenti, sommerse, soffolte, di nuovo radenti, tubi Longard e da ultimo pennelli) con l’unico risultato, annunciatissimo, di spostare l’erosione qualche centinaio di metri più su.

Eppure per un certo periodo i tre comuni di Senigallia (amministrazione Gazzetti), Montemarciano, Falconara si erano accordati per affrontare insieme il problema, rammentando che il mare non conosce divisioni amministrative e che l’intero tratto di costa che condividono appartiene a una stessa unità fisiografica. Stessa spiaggia stesso mare, diceva il cantante. Stessa gente, aggiungeremmo noi.

Ma a Marina, dove l’erosione si faceva sentire di più per cause che provengono da Sud (terrapieni di Marina Dorica, Api, area Hotel Luca), le amministrazioni sono diverse, quella delle ferrovie ad esempio, e tutte hanno fatto la propria parte per proteggere i luoghi dalle onde.

A un certo punto, però, negli anni Novanta, un gruppetto di tecnici particolarmente attenti al divenire delle cose trasformò in progetto l’intuizione che non a mare, ma a terra si dovesse contrastare l’erosione. Via l’asfalto del lungomare, percorsi leggeri, accessi trasversali e parcheggio nell’area tra la ferrovia e la statale. Lo scopo era fermare l’erosione lì, col beneficio dei soldi non spesi da distribuire come compenso alla popolazione. Diversamente l’azione del mare si sarebbe concentrata a fianco dell’ultimo pennello, come poi si è visto, senza più arrestarsi.

Adesso siamo arrivati alle case. Che fare? Scogliere per proteggerle, evidentemente. E poi? In questo modo non faremmo altro che transennare tutta la costa fino alla foce del Misa. Si può fare, tutto si può fare. Ma la spesa? E il beneficio? Una volta transennato tutto, toccherebbe cominciare con una seconda linea, perché l’acqua ha la caratteristica di essere poco elastica e parecchio testarda.

Ecco perché abbiamo fatto con amici una botta di conti e offerto una soluzione che ci pare accettabile. Se la montagna di soldi che si sono spesi per spostare l’erosione di nemmeno un chilometro fossero stati ripartiti tra i residenti avremmo fermato l’erosione e gli abitanti di Montemarciano, tutti, vivrebbero in lussuose ville sulla collina.

Guardiamo oggi come stanno le cose. Quanto costano le scogliere per difendere ristoranti, strada, abitazioni per lo più estive che il mare ha cominciato ad attaccare ormai ogni anno? I soldi spendiamoli per arretrare. E che la parte pubblica si sobbarchi le spese dirette sugli utenti invece di finanziare nuove scogliere che porteranno nuova erosione, fossero pure pennelli.

Perché pensare sempre a un’unica soluzione? Ce ne sono diverse. Per esempio per i ristoranti una piattaforma sopraelevata: la Rotonda sta su da novant’anni su plinti di cemento! Per i residenti – che l’associazione “Ultima Spiaggia” quantifica in 40, e per tutte le abitazioni estive minacciate dal mare, la delocalizzazione.

Così almeno si avrà un risultato. Del resto lo stesso piano regionale GIZC (Gestione integrata delle Zone Costiere) affronta (bene o male) il problema della distanza degli insediamenti dalla linea di costa, a fronte di una situazione che,  tra pochi anni, dovremo affrontare tutti, se solo pensiamo alle prospettive disegnate dai climatologi per la costa ravennate e per Venezia entro il 2040. Anche Senigallia. Anche Marotta. Anche Fano compreso l’Ardizio. Anche Pesaro fino al San Bartolo.

Arretrare adesso sarà la salvezza, e fortunato chi l’avrà fatto per primo, perché sarà già pronto. Tolta la ferrovia (essa stessa fattore erosivo in quanto bisognosa di difesa), la spiaggia di Marina con quel suo retrovia saggiamente risparmiato dalle costruzioni, arriverebbe fino alla Statale.

Tolta la ferrovia: da quanto tempo si va progettando di arretrarla fino allo scalo di Castelferretti? Che comprenda, alla fine, quella Direzione. Il momento si è annunciato chiaramente. Non è più tempo di volgersi da un’altra parte o addirittura fomentare l’avversione verso il vicino che (secondo una opinione assai diffusa a Marina) detesterebbe le scogliere.

 

Ag – RIPRODUZIONE RISERVATA - www.laltrogiornale.it