Piergiorgio Fabbri: “Nelle Marche sanità allo sbando, colpa delle liti interne al Pd”

Piergiorgio Fabbri: “Nelle Marche sanità allo sbando, colpa delle liti interne al Pd”

di PIERGIORGIO FABBRI*

ANCONA – E’ possibile che la salute dei cittadini marchigiani sia tenuta in ostaggio dalle liti interne al Pd? Purtroppo sì. E’ quello che sta accadendo in questi mesi nelle Marche, dove la lotta di potere tra le differenti correnti piddine si ripercuote sugli atti di indirizzo sanitario presentati in consiglio regionale, bloccando la stesura del nuovo piano regionale la cui bozza si presenta generica e priva di strategia.

Da circa 2 mesi il Pd ha impedito la discussione di importanti mozioni presentate in consiglio dal MoVimento 5 Stelle in favore di una sanità più efficace, rinviando sistematicamente gli ordini del giorno delle sedute, e nel frattempo si è incredibilmente verificata la proliferazione di mozioni contraddittorie da parte di numerosi consiglieri di maggioranza in ambito sanitario, dove viene chiesto tutto ed il contrario di tutto.

La riforma sanitaria che Ceriscioli non ha neanche terminato di realizzare è già disconosciuta e bocciata dalla stessa maggioranza che finora l’ha appoggiata; è nata una impressionante lotta tra nord, centro e sud delle Marche per avere un ospedale di secondo livello a Pesaro o a Macerata, o addirittura non concederne neanche uno per mantenere la centralità di Ancona; mentre è iniziata la corsa elettorale interna al partito per sostituire Ceriscioli in regione, che impone la declamazione di promesse di ogni tipo, caratterizzate dal ripristino dei servizi sanitari (ma anche molti di più) finora cassati, contro la volontà popolare, dagli stessi consiglieri.

Ceriscioli tenta di arginare la bagarre con una risoluzione, rinviando alla giunta ed alla stesura del piano sanitario lo scioglimento dei numerosi nodi sul tappeto e proseguendo nell’azione di negare un serio dibattito in consiglio su questo argomento di massima importanza.

Nel frattempo le liste d’attesa non si accorciano, la mobilità passiva resta a livelli insopportabili, le strutture dell’entroterra non forniscono i servizi necessari ai residenti, il personale operativo scarseggia ed è sottoposto a carichi di lavoro e disfunzioni organizzative inaccettabili, il privato si fa largo all’interno delle strutture volutamente sotto-utilizzate e si rende disponibile, sotto la promessa di laute convenzioni (pagate con soldi pubblici), alla realizzazione di nuove strutture lungo la costa. Cari marchigiani, vi siete resi conto che le dinamiche di potere non possono tenere al primo posto il “bene comune”, perciò occorre spazzare via questa modalità di politica, con relativi politici annessi.

*Consigliere Regionale M5S Marche

 

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